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How-old.net: a cosa serve un sito che (non) indovina la nostra età?

Microsoft scommette sull’età degli utenti: ma l’obiettivo è il controllo del Web visuale

Bisogna ammetterlo: i sistemi di riconoscimento facciale stanno facendo passi da gigante. Fino a qualche tempo fa ci consentivano a malapena di individuare un volto sul display della nostra fotocamera. Oggi, invece, fanno e promettono molto di più: ci permettono di taggare gli amici sui social network, ci regalano librerie di foto ordinate per soggetti, riescono persino a indovinare quanti anni abbiamo partendo da una semplice istantanea digitale.

Guardare per credere How-old.net, il sito creato da Microsoft per mostrare al mondo lo stato dell’arte delle tecnologie di face recognition. Il principio è semplice (almeno da spiegare): si carica una foto, si attende che un algoritmo elabori tutte una serie di informazioni del volto - rughe, rughette, colore dei capelli e quant’altro - ed ecco arrivare il giudizio (in)sindacabile dell’applicazione sull'età del soggetto in esame. A volte ci prende, a volte no, come dimostrano i tanti screenshot fallaci pubblicati dagli utenti in questi giorni.

 

L'obiettivo è estrapolare dati dalle immagini
Il sistema, è evidente, è perfettibile. Ma non è questo il momento di valutare la percentuale di successo di questa specie di oracolo del Web. In fondo per sapere quanti anni abbiamo è sufficiente la carta d’identità o la testimonianza diretta di chi ci ha fatto/visto nascere. Il punto è un altro. Ricavare da una semplice immagine in Jpg un dato oggettivo come l’età anagrafica ci fa capire ciò che è possibile fare miscelando tutte le tecnologie che hanno come oggetto l’analisi visuale: riconoscimento dei volti, appunto, ma anche individuazione del sesso, analisi dell’età. Ma soprattutto aiuta l'intelligenza artificiale ad affinare i propri sistemi di classificazione (al momento piuttosto sommari) imparando dai propri errori.

Le immagini parleranno da sole
Già, ma cosa ce ne facciamo di un servizio del genere? In un futuro non troppo lontano - questa è la promessa degli sviluppatori che lavorano nell’ambito del machine learning - le immagini parleranno da sole, fornendoci tutta una serie di metadati di grande valore: elementi all'interno del contesto (ad esempio oggetti e particolari in una stanza), colori, dimensioni, persino emozioni. Significa che potremo cercare un’immagine sul Web non solo puntando al nome del file d’immagine o all’articolo nel quale essa è inserita, ma anche agli elementi presenti all’interno della scena. Una vera rivoluzione, che potrebbe riverberarsi in molti aspetti della nostra vita digitale. Ad esempio nei nostri comportamenti d'acquisto. Ci basterà per dire scattare una foto a un abito o a un paio di scarpe e darla in pasto al Web per avere la lista dei migliori negozi online nei quali acquistarli. Un’immagine, si sa, vale più di mille parole. Figuriamoci poi se è un’immagine che parla…

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