IIT robot
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Ho guardato un robot negli occhi

E mi ha detto che è pronto a entrare nelle nostre case al prezzo di un’utilitaria. Tutte le meraviglie dell’Istituto Italiano di Tecnologia

Non è facile credere a chi dice che presto i robot entreranno nelle nostre case per supportarci nelle attività quotidiane. Forse è perché siamo abituati al Roomba che continua a sbattere contro le sedie in cucina oppure alla lavatrice che dall’app non vuole proprio partire o il condizionatore che va a intermittenza quando salta il Wi-Fi. Insomma, se è questa la tecnologia del futuro, meglio attendere prima di affidarle la gestione totale della nostra esistenza.

Ma la robotica è tutt’altro. All’Istituto Italiano di Tecnologia, con sede principale a Genova e più di dieci succursali sparse per l’Italia e gli Stati Uniti, si studiano proprio le modalità con cui poter integrare i robot nella società civile. Lo fanno da anni, in realtà decenni, e i soli a non accorgersene sembrano essere proprio gli italiani, visto che i ragazzi dei vari team non fanno altro che presentare progetti in giro per il mondo e portare avanti la ricerca, al pari di aziende come il Darpa e Boston Dynamics. Per qualche ora siamo andati in giro a curiosare tra i loro laboratori. Ecco cosa abbiamo scoperto.

iCub: un vero bambino

Il suo faccino è di quelli che resta impresso nella mente per quanto è particolare. A dire il vero, invece che a un robot, iCub somiglia tanto al fantasmino Casper ma è molto più reale. Ha mani e piedi che si muovono, occhi che ti fissano e sopracciglia che riescono a farli cambiare espressione a seconda di quello che fa o dice. La cosa interessante è che il cervello di cui è dotato è potenziato da algoritmi che si basano sul cosiddetto “machine-learning”, ovvero iCub guarda gli umani fare qualcosa e impara lui stesso a farla, per riconoscere gli oggetti, sorpassare ostacoli e individuare ciò che lo circonda. Tutto nasce dall’input di un operatore ma sarà interessante capire come e cosa farà iCub quando sarà lasciato libero di vagare nel mondo. Fantascienza? Sembrerebbe proprio di no.

 

R1: supporto agli anziani

Se il bambino di viti e bulloni non ha un vero scopo, tranne quello di aiutare i ricercatori a comprendere i processi che spingono un automa a metabolizzare un’operazione, farla propria e riprodurla quando avverte la necessità, R1 è maggiormente calato nella realtà di tutti i giorni. A differenza di iCub non ha gambe ma rotelle che li permettono di muoversi con maggiore velocità. Braccia e mani sono più semplici di quelle del predecessore ma non meno sofisticate dato il rivestimento in pelle artificiale con un sensore che conferisce al robot il senso del tatto, così da farli “sentire” l’interazione con gli oggetti che manipola. Il volto contiene uno schermo LED nel quale ci sono due telecamere stereo e uno scanner 3D, accelerometro, giroscopio, altoparlanti e un microfono. Nella pancia alloggiano tre computer che governano le capacità di calcolo, i movimenti di testa e bacino e della scheda wireless, con la quale R1 naviga su internet per ricevere informazioni, darne agli utenti e aggiornarsi in automatico. 

A cosa serve? Principalmente a supportare gli anziani per svolgere compiti basilari, anche semplicemente prendere il telecomando o chiamare qualcuno al cellulare. Si potrà comprare entro il 2017 a circa 12.000 euro, più o meno il costo di un’utilitaria.

Simile a R1 è Zenbo, il robottino domestico introdotto qualche mese fa da Asus, inteso più come centro di intrattenimento multimediale che sostegno per le attività casalinghe e in ufficio. Il prezzo è quello di uno smartphone: 599 dollari.


WalkMan: il robot per i disastri

A vederlo dal vivo fa davvero impressione. Ma possiamo inserire il gigante nella categoria dei “buoni” visto che dietro quei muscoli di latta nasconde forza e precisione per salvare vite e non distruggerle. È stato progettato per fornire aiuto in situazioni di disastri naturali ed emergenze, come inondazioni, terremoti e così via. Può anche guidare un’auto da solo oppure essere gestito da remoto, via computer, a chilometri di distanza.

WalkMan è ciò che più si avvicina ai robot Atlas di Boston Dynamics (non a caso ha partecipato alla Darpa Challenge); come loro ha una batteria incorporata che li consente di muoversi senza cavi anche se solo per due ore. C’è da essere orgogliosi e ottimisti dei progetti che portano avanti i ragazzi dell’IIT. La sensazione è che un futuro in cui uomo e macchine vivano integrati e in sintonia sia davvero possibile, oltre che molto vicino. E pazienza se prima o poi la faccia degli amici elettronici diventerà qualcosa del genere


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