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Google pensa ad Android VR

Secondo il Wall Street Journal c’è già un team dedicato allo sviluppo di un sistema operativo per la realtà virtuale. Ecco a cosa serve

 

Sembra essere un momento d’oro per la realtà virtuale. Dopo il Mobile World Congress si accresce il numero dei visori in arrivo nei prossimi mesi, così come arrivano ulteriori conferme dalle aziende che lo scorso anno avevano anticipato un’incursione nel mondo VR. Di nuovo abbiamo sul piatto la partnership di HTC con Valve per la realizzazione di Vive, dispositivo che strizza l’occhio particolarmente agli appassionati di videogiochi mentre si attendono ancora le date per l’uscita dei primi Oculus Rift e dei Project Morpheus di Sony, tra i primi ad aver acceso la fantasia dei tecnofili.

C'è un Android per tutto

Ma c’è chi lavora dietro le quinte senza dare troppo nell’occhio, pronta a sferrare un attacco micidiale nel momento più opportuno. Si tratta di Google che vorrebbe lanciare un sistema operativo Android anche per il mondo della realtà virtuale, trasformandolo come ha fatto per quello di smartphone e tablet. L’obiettivo è chiaro: se con Android l’azienda è arrivata a coprire tra il 70% e l’80% dei telefonini intelligenti venduti al mondo (vuol dire che 8 smartphone su 10 nei negozi hanno Android) anche la realtà virtuale potrebbe accogliere con favore un sistema operativo completo seppur disponibile a personalizzazioni, con un ecosistema di app e soluzioni compatibili tra più visori.

Basta smartphone

Secondo una fonte interpellata dal Wall Street Journal, un team dedicato di Big G sta già lavorando al progetto Android VR sebbene non vi siano indicazioni sulle tempistiche di lancio. Oltre all’unità di intenti che la piattaforma dedicata porterebbe (un solo store, un solo sistema di pagamento per le app, ecc.), l’arrivo di Android VR vorrebbe dire che non ci sarebbe più bisogno di uno smartphone per viaggiare nell’ultra-mondo.

Un'esperienza "concreta"

Molti dei visori presentati sfruttano infatti una fonte esterna per donare l'esperienza a tre dimensioni. Che si tratti di un PC (come per gli Oculus) o di uno smartphone, c'è sempre bisogno di portarsi dietro qualcos'altro. Nel caso dei Galaxy VR o dei Google Cardboard ad esempio, si prende il telefono, si fa partire l’app e lo si inserisce nell’apposito spazio degli occhialini che utilizzando due lenti per riprodurre un’immagine stereoscopica con un angolo di visuale che varia a seconda del prodotto. Tutto molto immersivo ma qualitativamente inferiore a ciò che si potrebbe avere con un paio di visori dotati di un processore e in grado di realizzare un'ambientazione virtuale a sé stante. Proprio quello che vuole fare Google con Android VR.

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