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Ecco perché gli occhi saranno il mouse del futuro

Fove è il primo casco per la realtà virtuale che consente di utilizzare lo sguardo come un cursore. Ma è solo l'inizio

C'è una startup che promette di rivoluzionare il sistema delle interfacce digitali lasciando buona parte della concorrenza con la bocca secca, si chiama Fove e all'ultimo E3 ha presentato una tecnologia che permette di interagire con un ambiente di realtà virtuale utilizzando unicamente lo sguardo.

Sostanzialmente si tratta di un casco per la realtà virtuale dotato di una tecnologia eye-tracking che rende possibile direzionare lo sguardo e utilizzarlo come il cursore di un mouse.

Se Yuka Kojima e Lochlainn Wilson hanno deciso di concentrarsi su questa funzionalità non è stato per rivoluzionare il settore delle interfacce uomo-macchina, quanto per risolvere un problema di rendering. Per creare l'effetto di una completa immersione in un ambiente virtuale, è infatti necessario avere l'equivalente di due display che producano immagini ad altissima risoluzione, con un refreshment rate molto elevato (intorno ai 120 fps). Per ottenere questo risultato è necessario disporre di una potenza di calcolo enorme, il che crea problemi a livello di costi e di dimensioni.

Fove, ha deciso di risolvere il problema adottando un approccio nuovo: nei video dimostrativi presentati all'E3, l'utente visualizzava ad alta risoluzione solo il punto dell'ambiente su cui il suo sguardo era posizionato, mentre le immagini circostanti risultavano meno definite. Il che, come fa giustamente notare Simon Parkin, è un po' quello che avviene anche per il nostro modo di vedere.

Nelle dimostrazioni si vedono scenari da videogioco in cui l'utente può utilizzare la direzione dello sguardo per sparare a navicelle e per segnalare a un personaggio non giocante di averlo individuato. Ma una tecnologia che consente di monitorare la direzione di uno sguardo in tempo reale e in modo affidabile apre prospettive di utilizzo che vanno ben oltre il rendering VR, e infatti i creatori di Fove non esitano a intravedere applicazioni che esulino dall'ambiente videoludico mostrato all'E3.

In molti non hanno esitato a gridare al miracolo, elogiando l'invenzione di Yuka Kojima e Lochlainn Wilson come l'intuizione che potrebbe far divampare il fuoco, già da tempo ravvivato, della realtà virtuale. Ma le tecnologie di eye-tracking esistevano già prima dell'ultimo E3, e una prospettiva simile era già stata suggerita dalla fantascienza (senza andare troppo lontani, anche Iron Man dispone di un'interfaccia simile nel suo casco). Perciò in un certo senso, Kojima e Lochlainn hanno scoperto l'acqua calda.

Se davvero, come suggeriscono le previsioni, il mercato della realtà virtuale è destinato a toccare i 2,8 miliardi di dollari entro il 2020, e se davvero i dispositivi indossabili con funzionalità di realtà aumentata riusciranno a bucare la barriera del touchscreen, sarà necessario sviluppare interfacce che consentano di controllare dispositivi simili senza l'utilizzo delle mani o della voce (per questioni di privacy), la soluzione ideale potrebbero essere le soluzioni che coinvolgano l'eye-tracking.

Insomma, i creatori di Fove stanno già aprendo la strada in un settore che potrebbe essere destinato ad esplodere. Il casco sarà disponibile nel 2016 a un prezzo stimato di 500 dollari a esemplare.

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