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Estatech, tutta la tecnologia per le vacanze

Stabilimenti con ombrelloni intelligenti, robot e tavole volanti, trucchi contro le ansie da viaggio. E i migliori gadget e le app da mettere in valigia

di Guido Castellano

e Marco Morello 

Ombrelloni comandati a distanza, robot che puliscono le spiagge, medici a portata di videochiamata per viaggiatori ipocondriaci. E ancora: tavole volanti, droni galleggianti, asciugamani raffreddanti per un brivido veloce di gelido sollievo. Non sono le ultime stravaganze scovate in Silicon Valley, ma i protagonisti, inattesi, di questa torrida estate italiana. Un’estate ipertecnologica, in cui le casse senza fili hanno strappato alle chitarre la colonna sonora dei falò e i pezzi forti dei venditori ambulanti sono le batterie esterne per il telefonino e gli altri gadget che teniamo in tasca, in borsa, al polso. Come gli orologi che contano i passi sulla battigia, registrano durata e qualità dei pisolini all’ombra, mostrano quanto prende quota il battito quando s’incrocia la bellona tutta curve dello stabilimento accanto.

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Non è invece andata in vacanza la fantasia di alcuni nostri connazionali, perfetti ambasciatori di questa «estatech». È il caso di Fabio Traini, ingegnere trentenne di San Benedetto del Tronto, che assieme al socio Daniele Ascani ha inventato «Smart Beach», un sistema intelligente al servizio di bagnini e bagnanti. Tutto passa dagli ombrelloni: con l’aggiunta di un piccolo dispositivo possono essere aperti e chiusi da un pc o un tablet, in contemporanea o un po’ alla volta, risparmiando tempo e cancellando un’operazione noiosa e ripetitiva. «Inoltre integrano una porta usb alimentata da un pannello solare, impermeabilizzata e resistente alla sabbia, per ricaricare i nostri gadget» spiega Traini.

Smart-Beach

Una foto di Smart Beach – Credits: Fabio Traini

C’è di più: fotografando con lo smartphone un adesivo posto sull’asta, si accede al menu del bar e del ristorante della struttura, si può inviare l’ordine e riceverlo senza alzarsi dalla sdraio. Si paga in contanti al cameriere, ma l’idea è accettare presto carte di credito e PayPal. Al momento il servizio è presente in una ventina di strutture nelle Marche e in una in Calabria, però l’idea ha già varcato i confini nazionali: è sbarcata in un resort ad Antigua, a gennaio del 2016 arriverà in Thailandia, mentre altre richieste piovono da Sardegna, Grecia, Ibiza e Mar Nero.

Chi frequenta il Lido di Venezia o il litorale di Rimini, probabilmente si sarà imbattuto in Solarino: «Un robot cingolato unico al mondo. Appiattisce la sabbia, spianandola. Nel frattempo cattura la spazzatura e i rifiuti che incontra sul suo cammino» racconta Rocco Galati, ceo della start-up salentina DronyX, che l’ha progettato assieme ad altri tre ingegneri trentenni. Solarino non inquina perché è alimentato da un pannello solare; grazie ad accessori come un rastrello raccoglie alghe e rami; ha due versioni: una base, controllata da un radiocomando; una autonoma arricchita con sensori anti collisione che gli consentono di finire il lavoro da solo. Senza alcun intervento umano e senza che vada a sbattere contro recinzioni o ombrelloni. Insomma, un drone a tutti gli effetti, come quelli che svolazzano su pinete e spiagge.  

Robot-Solarino

Un'immagine di Solarino – Credits: DronyX

Gli ultimi modelli possono sfrecciare tra le onde, eppure non fanno troppa concorrenza agli ormai preistorici pedalò. A renderli anticaglia galleggiante ci pensano i flyboard, che con i droni condividono la passione per velocità e quota: sono tavole con stivaloni di serie, collegate tramite un tubo a una moto d’acqua. Sfruttandone la spinta del motore, possono alzarsi di qualche metro assicurando scariche di adrenalina e raffiche di foto ricordo dalla spiaggia. Costano intorno ai 5 mila euro, ma gli stabilimenti li affittano per poche decine di euro per un quarto d’ora circa. Tra i fan ci sono calciatori come El Shaarawy, che in Sardegna a fine giugno ha dimostrato di saper regalare acrobazie anche senza il pallone tra i piedi.


Mission-EnduraCool

– Credits: MISSION® EnduraCool®

Oltre a dare spettacolo, la tecnologia in versione estiva sa rendersi parecchio utile se non provvidenziale. Di nuovo con lo zampino dello sport: la campionessa di tennis Serena Williams, assieme a un team di scienziati, ha brevettato Mission EnduraCool (foto sopra), un asciugamano in microfibra che bagnato e strizzato si raffredda di circa 11 gradi e mantiene questa bassa temperatura per alcune ore. Per attività all’aperto, dove non c’è il rifugio di un condizionatore, è un toccasana per il corpo. Alla mente, specie se un po’ ansiosa, può far bene la proposta assicurativa del gruppo Filo diretto. Chi sottoscrive la polizza viaggio «Amieasy» ha a disposizione i servizi della app «Med 24»: consulti in videoconferenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con un medico della centrale operativa e, all’occorrenza, con uno specialista in grado di chiarire dubbi e suggerire come curarsi al meglio lontano da casa. Se invece ad ammalarsi all’improvviso è lo smartphone, la fotocamera o il tablet, per esempio per un tuffo accidentale in mare, c’è il kit di salvataggio della König: una speciale busta piena di perline che assorbono l’umidità dal dispositivo bagnato e lo rimettono, spesso, in sesto.

Ecco: se un tempo non dimenticavamo mai i cerotti, ora ci preoccupiamo di mettere in valigia le medicine per i nostri gadget. Non possiamo farne a meno, anzi continuiamo ad acquistarne: secondo i dati dell’ultima indagine Techonomic Index di Samsung, in media in ciascun nucleo familiare ci sono 19 dispositivi, tre in più rispetto al 2014. Con le tavolette in perenne ascesa: ce n’è almeno una nel 63 per cento delle case del Bel Paese, contro il 50 per cento di dodici mesi fa. Ma accanto a cellulari e tablet, gli schermi protagonisti dell’estate sono quelli delle action cam: telecamere di taglia extra small, resistenti all’acqua e agli urti, con cui filmiamo le nostre acrobazie in mare e in bici, i concerti, persino gli aperitivi al tramonto con gli amici.

«Le emozioni dell’estate finiscono per essere filtrate. Il rischio è non viverle perché siamo troppo impegnati a rappresentarle»

«Così, però, le emozioni dell’estate finiscono per essere filtrate» avverte Federico Tonioni, direttore dell’ambulatorio della dipendeStnza da internet del Policlinico Gemelli di Roma. «Il rischio» aggiunge «è non viverle perché siamo troppo impegnati a rappresentarle». Non ci godiamo quel tramonto o la canzone del nostro cantante preferito distratti dalla presenza dell’obiettivo, dallo scrupolo che l’inquadratura sia giusta o la registrazione davvero in corso. A volte, a maggior ragione durante questa «estatech», bisognerebbe ricordarsi dell’elemento che la tecnologia non ha mai rimosso nelle sue perenni, radicali, surriscaldate evoluzioni: il tasto off.

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