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Eppure i robot sono già in mezzo a noi

Altro che futuro: gli automi sono integrati nella società come mai prima d’ora. In Russia escono anche per strada

Si chiama Promobot ed è l’azienda di Perm, città della Russia orientale, che negli ultimi mesi ha insegnato ai robot a orientarsi per il mondo, tanto che uno di loro ha pensato di potersi muovere in autonomia, quasi come un normale essere umano. L’avessero saputo prima gli abitanti e gli autisti della cittadina, non si sarebbero chiesti come mai un piccolo essere bianco si trovava in mezzo alla carreggiata, tra un veicolo e l’altro, tentando di giungere dall’altra parte. E ci sarebbe anche riuscito se le sue batterie non si fossero esaurite prima, più o meno 50 metri oltre il cancello della società.

Passeggiata di bit

Come racconta il quotidiano locale, Argumenty i Fakty (Argomenti e fatti), il robottino aveva tentato la fuga dirigendosi verso il mondo aperto, fin quando un ingegnere della Promobot è intervenuto per riportarlo a casa. Russian Channel 5 TV ha ripreso l’accaduto, mostrando qualche minuto dei totali 40 in cui la macchina sarebbe rimasta incustodita. Certo, c’è chi non crede alla casualità di quanto successo, fomentando il dubbio circa una sapiente strategia di marketing, con l’obiettivo di porre l’attenzione sul proprio lavoro, ma resta un dato: tra macchine senza pilota, orologi parlanti e insegne intelligenti, i robot cittadini non sono così lontani dall’essere accolti in società, come accaduto in ambiti specifici.

Ordinare una pizza

Il primo esempio arriva dall’Australia dove Pizza Hut, concorrente di Domino’s Pizza, ha già introdotto un robot dotato di AI che consegna la pizza in alcuni quartieri delle città più grandi. La filiale giapponese del colosso pizzaiolo è invece in procinto di preparare un robot che raccoglie non solo le ordinazioni dei clienti ma risponde anche alle loro domande: dalla composizione dei menu agli ingredienti.

Curare le malattie

In Europa, i pazienti dell’ospedale belga AZ Damiaan di Oostende vengono accolti da un modello di Pepper alto 1,20 metri e in grado di andare avanti e indietro per le sale per 20 ore con una carica al 100%. A individuare forme di cancro e metastasi al seno presto potrebbero non essere più illustri medici ma artefatti in silicone e bulloni, come spiegano gli scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center e della Harvard Medical School.

E ricorderete il caso di Amazon che, in prossimità delle scorse feste natalizie, ha assunto migliaia di Kiva, robot che prelevano le merci dagli scaffali per immetterli nel processo di imballaggio e spedizione; un’idea che, almeno a livello aziendale, ha permesso di velocizzare le procedure interne anche in orari notturni e senza troppe lamentele da parte dei sindacati. 

Astronauti artificiali

Gli esempi non mancano, visto che anche il futuro dello Spazio potrebbe essere scritto dalla razza robotica. Solo qualche giorno fa la NASA ha presentato Valkyrie, una ragazzona di 1,90 metri e dal peso di 125 kg, la prima donna-robot astronauta della storia, pronta ad aprirci la strada verso Marte. Per ora non l’abbiamo vista in azione ma i ricercatori sono convinti di poterle insegnare a utilizzare i comandi di una navicella, aprire e chiudere gli sportelli, controllare l’ambiente e aiutare gli esseri umani nelle loro missioni sul pianeta rosso. 

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