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L'elicottero che si trasforma in aereo

Aw609 è un "convertiplano": un ibrido tra i mezzi dell’aria, che dispone di eliche orientabili, ed è la nuovissima frontiera del trasporto in quota di merci e passeggeri. Sviluppato e costruito da AgustaWestland, società del gruppo Finmeccanica

L’ircocervo Aw609 – Credits: Ufficio Stampa AgustaWestland

Come un elicottero qualsiasi, non prende la rincorsa: si alza da fermo verso il cielo di Anaheim, periferia agiata e fin troppo quieta di Los Angeles. Supera due file di palme, lo stadio di baseball, poi curva deciso verso l’oceano. Pochi minuti di volo, ed ecco la metamorfosi: i suoi motori ruotano in avanti trasformandolo in un aereo a tutti gli effetti, capace di salire fino a 8 mila metri di quota e raggiungere i 510 chilometri orari. Quasi il doppio rispetto a un normale elicottero, di cui conserva le doti di decollo e atterraggio in verticale, in spazi minimi, assieme alla capacità di rimanere immobile nel vento, per esempio per un’operazione di salvataggio.

L’ircocervo si chiama Aw609 ed è un "convertiplano": un ibrido tra i mezzi dell’aria, che dispone di eliche orientabili, ed è la nuovissima frontiera del trasporto in quota di merci e passeggeri. Partendo da un tetto, il convertiplano può spostare un ferito in un ospedale meglio attrezzato nella metà del tempo, o collegare due centri cittadini come Milano e Londra evitando trafile, intasamenti e stress degli aeroporti.

Il suo debutto sul mercato è previsto per il 2018 e nel campo civile sarà unico nel suo genere. La particolarità dello Aw609 è che non esce da laboratori sudcoreani o cinesi, né da qualche start-up di imberbi talenti della Silicon Valley.

Ha cuore e corazza italiani: a svilupparlo e costruirlo nei suoi stabilimenti, sparsi tra nord e sud della penisola, è la AgustaWestland, società del gruppo Finmeccanica, che oltre alla curiosità generale per questo progetto ha già raccolto 60 ordini di clienti internazionali, impazienti di salire a bordo.

Intanto, i loro piloti li hanno anticipati. Per la prima volta, alla fine di febbraio, hanno potuto provare il prototipo in California durante l’Heli-Expo, la grande fiera internazionale degli elicotteri: un settore che vale circa 25 miliardi di euro e dove il nostro Paese, a prescindere dalle camaleontiche doti del convertiplano, brilla da tempo: "Non solo per merito dell’estetica, un aspetto logoro del concetto di made in Italy che in questo mercato è la ciliegina sulla torta" dice Daniele Romiti, amministratore delegato di AgustaWestland. "A contare davvero è l’alto livello tecnologico delle nostre macchine".

Lo mostrano anche i nuovi contratti per 360 milioni di euro, siglati nei quattro giorni dell’evento di Anaheim. Commesse che si aggiungono ai 910 milioni che l’azienda si è aggiudicata a fine gennaio nel Regno Unito, ai 130 milioni incassati al Singapore Airshow di metà febbraio e all’acquisto, lo scorso dicembre, di 16 mezzi da parte del governo norvegese per 1,15 miliardi di euro.

Sul palcoscenico americano la società ha festeggiato il via libera alle consegne dell’Aw189, bimotore che ospita fino a 19 passeggeri e ha già 130 ordini.

Inoltre ha svelato l’Aw109 Trekker, "un prodotto da lavoro potente, in grado di sollevare grandi carichi" dice Romiti. Un mezzo che si aggiunge a una lunga lista di modelli: gli elicotteri AgustaWestland trasportano capi di stato e di governo, sono usati fino in Sudafrica, Emirati Arabi o Nuova Zelanda per missioni militari e dominano nel settore vip. "Per stile e design mi ricordano le Maserati" afferma Cheyenne Chan, grintosa amministatrice delegata della Sky Shuttle, un’azienda cinese che ogni giorno accompagna uomini d’affari da Hong Kong a Macao e ritorno.

Ospiti attenti ai dettagli, esigenti e abituati al lusso. Ecco perché la società italiana permette ai clienti di scegliere elicotteri con un look firmato dallo stilista Karl Lagerfeld, di personalizzare gli interni e di trasformarli anche in sale riunioni volanti.

Le macchine della AgustaWestland volano anche al cinema in Skyfall, l’ultimo film di 007. E si dice che proprio il convertiplano sia in lizza per diventare il prossimo giocattolo preferito da James Bond. Ma intanto conquistano record di velocità, come quello del giro del mondo in elicottero: "Undici giorni, 7 ore, 2 minuti" scandisce Scott Kasprowicz, pizzetto bianco e stretta di mano infinita. Il pilota ha migliorato di 6 giorni il risultato precedente, la sua impresa risale al 2008, ma da allora il suo primato è imbattuto: "Sarà difficile che qualcuno ci riesca. È un tempo davvero basso" sottolinea con un sorriso.

Anche Datuk Anuar Noordin della malesiana Weststar Aviation ha un record personale. Organizza trasporti verso le piattaforme petrolifere nel sud dell’Asia e ha una flotta di 25 mezzi: 22 sono Aw139 Agusta: "Amo il made in Italy in ogni sua forma" dice. "Guardi il mio vestito. Vede l’etichetta? È di Brioni".

Romiti aggiunge: "In un anno consegniamo circa 230 macchine. Nel settore la concorrenza è agguerrita e la differenza può farla un piccolo numero di ordini". Ecco perché l’innovazione è il cuore di una strategia di lungo periodo. In casa Agusta, soprattutto negli stabilimenti polacchi, si sta già sperimentando il futuro: mezzi identici a quelli tradizionali, ma senza pilota. All’Heli-Expo se n’è parlato molto: possono essere guidati a distanza e, in prospettiva, saranno in grado di fare tutto da soli grazie a un computer. Droni, insomma, e di taglia extralarge. Con molti impieghi: rifornire di viveri le truppe sorvolando il territorio nemico; spedire medicinali in zone colpite da un’epidemia; sigillare con un tappo di cemento un reattore nucleare disastrato; pattugliare oceani o deserti alla ricerca di dispersi.
Sono le missioni delle "tre D": "dull, dirty, dangerous", cioè monotone, sporche o pericolose. Quelle in cui inviare un velivolo senza nessuno a bordo significa ridurre gli sprechi di risorse o, meglio ancora, cancellare il rischio di sacrificare vite umane. Il futuro degli elicotteri. O dei convertiplani.

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