Il momento è arrivato. La realtà virtuale si è intrecciata con quella fisica e lo ha fatto con quello che promette di essere uno dei videogiochi più utilizzati in tutto il mondo. Pokemon Go è arrivato anche in Italia e con sé ha portato centinaia di Pokemon sparsi in tutto il Belpaese.

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Nelle prossime settimane e mesi vedremo sempre più spesso per le spiagge, le strade e i parchi della penisola, persone con la testa china sullo schermo del proprio smartphone alla ricerca di un’ennesima preda da catturare.
Questo perché Pokemon Go è un’applicazione per smartphone in cui ogni utente deve fisicamente spostarsi per il mondo reale alla ricerca di Pokemon da catturare, questi ultimi infatti vengono visualizzati sullo schermo del proprio telefono attraverso un sistema che sfrutta la fotocamera dello smartphone e la geolocalizzazione.

Questo sistema può però creare delle criticità da un punto di vista legale.

Violazione della proprietà privata
Un primo punto critico ha a che vedere con la violazione della proprietà privata. I Pokemon da catturare sono posti virtualmente in svariati luoghi. Questi sono generalmente pubblici, ma negli States è già capitato che fossero posizionati anche in aree private.

La questione è se questo sistema possa in qualche modo ledere il diritto assoluto della proprietà privata garantito dalla legge.
Pensiamo per esempio che uno dei tanto agognati Pokemon sia stato posizionato all’interno del giardino di casa mia e che io debba avere a che fare con squadre di appassionati che tentano, nei modi più disparati, di entrare dentro la mia proprietà privata per riuscire ad accaparrarsi la loro preda virtuale.

La domanda che ci si pone in questo caso è se sia lecito mettere su proprietà materiali qualcosa di solo virtuale e se il diritto di proprietà fisica si estenda in qualche modo anche allo spazio virtuale.
Inoltre ci si chiede anche se le responsabilità, in caso qualcuno violasse una proprietà privata per catturare un Pokemon, ricadrebbero solo su di lui o anche sulla casa produttrice dell’app per avere in qualche modo indotto il giocatore alla violazione.

Sicurezza
Un’altra problematica individuata ha a che vedere con la sicurezza. Sembra ovvio che, dovendo controllare di continuo lo schermo del telefono per poter verificare la presenza di Pokemon, il livello di attenzione che il gioco richiede sia elevato.
Tralasciando i problemi legati all’utilizzo di apparecchi telefonici alla guida, già previsti nel Codice della Strada, quello che ci si chiede è se vi possa essere qualche tipo di responsabilità da parte degli ideatori del gioco nel caso in cui un Pokemon fosse posizionato in un luogo potenzialmente pericoloso per i giocatori.

Se per esempio qualcuno si facesse male per raggiungere un Pokemon in un luogo rischioso, i produttori ne risponderebbero? Ci si chiede quindi se vi sia un dovere da parte dell’azienda affinchè i propri utenti non incorrano in rischi potenzialmente dannosi per la salute.

La privacy
Non da ultimo è doveroso anche ricordare i problemi legati alla privacy.
Problemi che riguardano in generale tutto il mondo delle app, ma che su Pokemon Go sembrano essere più critici. Per poter scaricare l’app viene infatti richiesto l’accesso completo al proprio account Google, anche se i gestori dell’applicazione si sono già attivati per far sì che in futuro si richiedano solo informazioni basilari. Ma nonostante questo, restano dei dubbi sull’effettiva tutela della privacy di un sistema provvisto di geolocalizzazione e spesso usato da minori.

In definitiva penso che sarà interessante capire come in futuro si legifererà in merito alle questioni legate alla realtà virtuale in Italia. Ma per ora il consiglio che vorrei dare, prima di scaricare Pokemon Go, è quello di leggere attentamente i termini di utilizzo dell’app. Vi troverete per esempio ad acconsentire di rinunciare al diritto di essere attore principale o parte di cause collettive contro la casa produttrice.

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