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Ecco la fotografia più definita di sempre. Una risoluzione maggiore è impossibile

Un'equipe di ricerca di Singapore ha sviluppato una tecnica per stampare immagini microscopiche ad altissima risoluzione. Una squadra di ricercatori americani intanto tenta di rivoluzionare la fotografia 3D. Il futuro della fotografia è servito

– Credits: Dell's Pics @ Flickr

Un’immagine ad alta risoluzione grande appena 50 micrometri, sufficientemente microscopica da poter essere ipoteticamente stampata sul diametro di un capello umano. Una tenica di stampa che non richiede inchiostro e che si ispira alle antiche vetrate colorate delle chiese. Un gruppo di pixel così vicini tra loro da sfiorare il limite della risoluzione ottica. Sono diversi modi di descrivere il primato tecnologico raggiunto dalla Agency for Science, Technology and Research (A*STAR) di Singapore: una tecnica di stampa che consente di ottenere una risoluzione di 100.000 dpi, almeno dieci volte quella raggiunta dagli ultimi modelli di stampante laser.

Come anticipato, i ricercatori di A*STAR si sono ispirati alle tecniche di colorazione delle vetrate, che consistevano nell’incorporare piccoli frammenti metallici nel vetro in modo che rifrangessero la luce donando alla vetrata un particolare colore. Per ottenere un risultato simile, è stato sviluppato un sistema per ottenere pixel costituiti da colonnine nanoscopiche alte poche decine di nanometro, successivamente coperte con nanodischi di argento e oro. In sostanza, i ricercatori hanno modellato delle nanostrutture metalliche in modo che rinfrangessero i colori di una determinata immagine.

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Ecco come Joel Yang, a capo del team di ricerca, spiega il funzionamento di questa tecnica: “Invece di utilizzare diverse tinte per diversi colori, abbiamo codificato l’informazione cromatica nelle dimensione e nella posizione di piccoli dischi di metallo. Questi dischi successivamente interagiscono con la luce attraverso il fenomeno della risonanza plasmonica di superficie . Il nostro team ha costruito un database di colori che corrispondevano a specifiche dimensioni, distanze e pattern nanostrutturali. Le nanostrutture sono state quindi posizionate di conseguenza. Il principio è simile a quello delle immagini da colorare, con un numero per ogni colore, ecco, nel nostro progetto i numeri sono definiti dalle dimensioni e dalle posizioni delle nanostrutture. Solo che, invece di colorare ogni area con un diverso tipo di inchiostro, sull’immagine viene deposta una pellicola di metallo ultrasottile e uniforme che fa sì che i colori codificati appaiano tutti insieme.

I pixel di queste immagini sono posti a una distanza che rasenta il limite di diffrazione ottica, questo significa che se i pixel fossero piazzati a una distanza minore, la luce che viene da loro riflessa verrebbe diffratta, andando a confondere tra loro i due pixel.

Questo significa che gli scienziati di Singapore hanno raggiunto un traguardo definitivo nell’ambito della stampa fotografica?

Non è detto. Sempre in queste ore, dalla University of California Santa Cruz è arrivato l’annuncio di una tecnica ugualmente rivoluzionaria, che consente di stampare immagini su una particolare carta, chiamata reflectance paper, che rilfette la luce secondo pattern tali da rendere l’immagine tridimensionale.

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