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Droni, vi spiego che rivoluzione sarà

Intervista esclusiva a Chris Anderson, l'ex direttore di Wired Usa diventato uno dei principali artefici dell'invasione dei robot volanti

«Non volevo limitarmi a osservare. Volevo fare. E l’ho fatto». Così, in tre frasi strette ma dense di senso pratico, Chris Anderson riassume il suo cambio di vita. La sua personalissima rivoluzione: lasciare le redini dell’edizione americana di Wired, rimettere quantomeno in discussione il suo ruolo di guru della tecnologia, di quotato teorico dei suoi inquieti cambiamenti, per tuffarsi negli affari. Guidare la 3D Robotics, start-up divenuta in fretta una delle poche aziende di riferimento nell’industria dei droni. Gli uccelli meccanici che già solcano i cieli in attesa di invaderli, portando in quota un enorme carico di promesse e suggestioni: «Il momento è cruciale» spiega Anderson. «Uno di quelli in cui una tecnologia militare diventa disponibile per i consumatori. È già successo con i computer o con internet e sappiamo quanto è stato decisivo. Sta succedendo ora con questi robot volanti finalmente accessibili alla gente comune».

Panorama.it ha potuto conversare in esclusiva con Chris Anderson a margine del suo intervento allo IAB Forum, l’evento italiano di riferimento del mondo della comunicazione digitale giunto alla sua dodicesima edizione. «Al Forum sono stati presentati i dati di mercato che restituiscono un’immagine di un Paese che afferma la propria competitività sul fronte internet. La pubblicità sui canali online cresce quest’anno del 12,7 per cento rispetto al 2013, a doppia cifra, portando il valore degli investimenti a 2 miliardi di euro» sottolinea Carlo Noseda, presidente di IAB Italia. Anderson era uno degli ospiti d’onore della kermesse ed è stato salutato dal pubblico con un’ovazione.

I droni sono già diventati un fenomeno di costume. Perché affascinano tanto?

Perché sono belli da vedere e spalancano le porte a una nuova prospettiva, quella aerea. Oggi portiamo in tasca fotocamere portentose, abbiamo a disposizione mezzi fantastici per condividere le immagini, ma la possibilità di registrare un video è limitato alla lunghezza delle nostre braccia. I droni danno, a prezzi contenuti, possibilità che solo un regista di Hollywood aveva prima. Aumentano le capacità narrative ed espressive di ognuno. Si passa da una «street view» a una «sky view».

Chris Anderson

Chris Anderson, ceo della 3D Robotics – Credits: Christopher Michel @ Flickr

Ma davvero presto o tardi i cieli saranno pieni di questi robot volanti?

Saranno molto comuni in agricoltura e nel settore delle costruzioni e della sicurezza. Più in generale, penso che dove oggi c’è una GoPro, domani ci saranno i droni. Mi riferisco a tutti quei luoghi pubblici in cui le persone tendono a raggrupparsi, come i parchi.

In verità la prospettiva più interessante pare un’altra. Le famose consegne a domicilio. Tutti i big della tecnologia ci stanno lavorando, a partire da Amazon a Google.

Penso ci vorrà un po’, prima che un pacchetto possa arrivare in volo fino alla mia porta di casa. Le città sono ambienti complicati, pieni d’interferenze per i robot come gli alberi, gli uccelli, le linee telefoniche. Comunque, non è uno scenario così irreale. Diciamo che in prima battuta questa nuova modalità diventerà di uso comune nelle zone in cui i trasporti tradizionali faticano ad arrivare o nel settore business, nella logistica tra aziende.  

Quando si parla di fenomeni dai contorni ancora fumosi, la preoccupazione principale è legata al rischio delle violazioni sul piano della privacy. I droni sono bollati come i nuovi spioni elettronici. Qualcosa di identico è successo di recente con i Google Glass.

La privacy è un tema complicato che cambia da generazione a generazione e da regione a regione del mondo. Ma pensiamoci per un attimo: tutta la tecnologia sfida la privacy. Lo fanno i telefonini, lo fa Facebook. Il cielo è aperto da decenni, ci sono satelliti che scattano immagini, così come i passeggeri degli aeroplani. Non c’è niente di nuovo se non il fatto che con i droni le fotocamere possono arrivare più vicino alle persone. Ma negli spazi privati la privacy è già protetta: se entri nel mio cortile a piedi oppure dall’alto, in entrambi i casi stai violando la legge. Per quello che riguarda gli spazi pubblici, dovremo decidere che norme darci. Sarà un discorso da fare da comunità a comunità, perché ognuna ha una sua sensibilità. E ci vorrà del tempo, almeno una se non due decadi. Ancora oggi non siamo riusciti davvero a capire quali sono i confini della privacy su internet.

Drone 2

– Credits: Christopher Michel @ Flickr

Lei hai teorizzato che i bit sono i nuovi atomi, che è possibile traslare nel nell’hardware, nella produzione, concetti che hanno portato crescita ed evoluzioni nel campo del software. Come può valere questo ragionamento per macchine complesse come i droni?

Nella nostra azienda lo applichiamo già. Siamo una compagnia e una community. Open source e allo stesso tempo commerciale. La maggior parte di chi contribuisce ai nostri progetti, per esempio, non lavora per noi. Abbiamo mutuato la logica alla base di Android: a essere cruciale è l’ecosistema in cui ti muovi e la maniera in cui decidi di svilupparlo. La vera sfida, piuttosto, è capire come far crescere di pari passo la comunità e l’azienda. E penso questo modello potrà applicarsi a grandi colossi come Apple o Samsung, senza minacciarne la sopravvivenza.

La spinta tecnologica dei droni potrà essere utile in nazioni che sul fronte dell’hi-tech sono invece molto indietro e faticano a colmare il divario che le rallenta?

Sono sicuro che i droni avranno un grande ruolo nei Paesi del Terzo Mondo per portare l’accesso a internet ed essere di supporto nelle comunicazioni. Recapitare medicinali e aiuti in luoghi difficili da raggiungere. Ancora, monitorare vasta aree dall’alto, come le foreste, o controllare l’andamento dei raccolti.

Da tempo la tecnologia avanza per evoluzioni, non per rivoluzioni. In un suo discorso molto celebre ha detto che da parecchio manca qualcosa che abbia la stessa spinta innovativa, radicale, utile nel quotidiano, che ebbe l’invenzione del gabinetto. Le ambizioni dei droni possono salire tanto in alto?

I droni fanno parte di una più ampia rivoluzione che è quella dei robot. Qualcosa di cui abbiamo sentito parlare da decenni ma non aveva mai preso davvero il volo. Una rivoluzione appena iniziata, che non ha ancora espresso il suo potenziale e che sì, merita questa etichetta. Come quelle che potranno coinvolgere il campo dell’energia, della biologia, dei trasporti. E degli smartphone: abbiamo appena iniziato a vedere tutto quello che questi dispositivi ci potranno dare. 

Nostalgia del suo passato da giornalista e direttore?

Ho studiato fisica computazionale e i droni hanno molto a che fare con la fisica computazionale. Per me il passaggio è stato un ritorno alle mie radici tecnologiche. Sapevo dall’inizio che sarebbe stata solo questione di tempo. Mi sono trovato al posto giusto al momento giusto e ho colto l’opportunità. Ci sono occasioni, nella vita, che non capitano spesso.

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