Easyjet apertura
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Droni e realtà aumentata al servizio degli aerei

Viaggio nel quartier generale di Easyjet in Inghilterra, dove le innovazioni aumentano l’efficienza della compagnia e supportano la filosofia low cost

da Luton

Il grande hangar che ospita il quartier generale di Easyjet è come una torta tagliata in due metà grosso modo identiche: da una parte l’area degli uffici, un unico, affollato, luminoso open space dove l’amministratore delegato ha la scrivania in mezzo ai dipendenti e a ogni angolo spuntano elementi di folclore, dalla classica cabina inglese colorata però d’arancio fino a un tris di sedili in sala d’aspetto al posto dei soliti divanetti; dall’altra un ricovero per gli aeroplani che è un po’ un laboratorio di futuro. Qui la compagnia low cost punta sul tech più high: tra droni che all’occorrenza svolazzano, ingegneri con addosso occhiali in anticipo di un’epoca, sale di controllo alla Minority Report, nessuno può permettersi di avere la testa tra le nuvole.

Easyjet 2

– Credits: Easyjet

L’idea di fondo, che poi ha portato al successo di un’azienda capace di trasportare quasi 65 milioni di passeggeri nel 2014 e crescere del 43 per cento negli ultimi 5 anni, è ridurre le spese e gli sprechi mantenendo elevata l’efficienza. Ecco allora la decisione di utilizzare piccoli robot radiocomandati dotati di telecamere per ispezionare ogni angolo della fusoliera di un aeromobile senza installare costose impalcature in fase di manutenzione. Per intervenire in modo strutturato, nel punto giusto, solo se si riscontrano danni. Un processo molto metodico, perché il drone può battere centimetro per centimetro il velivolo e dare modo a chi lo guida di riscontrare anomalie.

Easyjet 1

– Credits: Easyjet

Ecco gli occhiali che realizzano oggi quanto le HoloLens di Microsoft promettono domani: Redmond dice che le indosseremo e, videochiamando l’idraulico e inquadrando il guasto, ci dirà passo dopo passo come ripararlo in autonomia. Fantascienza, almeno in questa fase? Tutt’altro. Easyjet lo fa già: gli addetti dell’Operations control center di Luton possono collegarsi a distanza con il personale tecnico specializzato dei vari scali dotati di occhiali ad hoc (li fornisce Epson), monitorare e sovrintendere le operazioni per correggere le più comuni anomalie, inviare e proiettare direttamente ad altezza occhio di chi li indossa indicazioni e suggerimenti. Con un doppio vantaggio: sul piano della sicurezza, perché ogni intervento sugli aeromobili è sorvegliato; su quello dei tempi, perché le operazioni si accorciano e i ritardi si assottigliano.

Il centro di controllo delle operazioni della compagnia è uno stanzone lungo e largo pieno di postazioni dove tanti piccoli team sembrano impegnati a giocare a battaglia navale

Già, l’Operations control center, il centro di controllo della compagnia: è uno stanzone lungo e largo in cima a una scala ripida, pieno di postazioni dove tanti piccoli team sembrano impegnati a giocare a battaglia navale. Sui loro computer mappe del cielo, quadratini con segmenti che si spostano a passo di lumaca mentre in realtà stanno percorrendo decine di miglia, numeri e sigle incomprensibili per i non addetti ai lavori. Da qui si coordina il lavoro di 2.300 piloti, 5 mila membri dell’equipaggio; si gestisce il percorso di 759 rotte e 226 velivoli. In ogni istante gli ingegneri sanno dov’è un aereo – non solo in quota, ma anche, a terra, in quale punto dello scalo – se un intoppo creerà un ritardo, persino se a bordo sono finiti i sandwich al pollo o occorre un’altra scorta di caffè.

Easyjet 3

– Credits: Easyjet

La parola che ricorre è coerenza. Armonia. In senso prosaico, non poetico: quello che il pilota comunicherà ai passeggeri a bordo deve coincidere con quanto leggerà sui monitor chi, per esempio, li sta aspettando in aeroporto. Informazioni consultabili anche sul Flight Tracker, un sistema accessibile via web e dalla app ufficiale di Easyjet che dice in ogni momento in quale punto della rotta si trova un volo. L’applicazione, in generale, è un altro strumento tecnologico su cui la compagnia punta forte e sarà disponibile anche per Apple Watch al lancio dell'orologio della mela. Serve innanzitutto a digitalizzare le carte d’imbarco, evitando gli sprechi di fogli (lo stesso viene fatto a bordo con i manuali per l’equipaggio: ieri totem di carta, oggi a portata di dito su un tablet. Meno peso che significa anche meno carburante consumato); poi, per velocizzare le operazioni al check-in, con funzioni come l’inserimento della scansione del passaporto direttamente nella app.

Il low cost non è un modello approssimativo e improvvisato. Ha dietro un’organizzazione curata nei dettagli che saper stare al passo con i tempi

Il tempo, oltre ai soldi risparmiati quando si trova una tariffa conveniente, sono una risorsa preziosissima per chi viaggia. Ecco che la compagnia non solo vuole aggiornare i passeggeri su eventuali ritardi, ma anche guidarli metro dopo metro in aeroporto segnalando loro il percorso da fare per raggiungere i banchi per il check-in, i varchi per la sicurezza, il gate. Tutto passa da piccoli trasmettitori radio, gli iBeacon, che abbinati a un software trasformano il telefonino in un navigatore Gps per spazi chiusi. La sperimentazione è già partita a Charles de Gaulle a Parigi e negli scali londinesi di Gatwick e di Luton, che sorge proprio dall’altra parte della strada rispetto al quartier generale di Easyjet, a una mezzora scarsa di treno dalla City.

«Siamo nati con la tecnologia, con un modello web based, ed è giusto e sensato per noi sfruttarne tutte le potenzialità. Soprattutto per automatizzare i passaggi, acquisire efficienza e contenere le basi di costo» spiega a Panorama.it Frances Ouseley, direttore di Easyjet per l’Italia. «Anche in questo modo» aggiunge «possiamo mantenere la promessa fatta di tenere bassi i prezzi dei nostri biglietti. Il low cost non è un modello approssimativo, abbozzato, improvvisato. Ha dietro un’organizzazione curata nei dettagli che deve, prima di tutto, saper stare al passo con i tempi».

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