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Droni, prove generali di consegna a domicilio

Accanto ad Amazon, anche il colosso dei corrieri espressi Ups sta sperimentando l'uso dei velivoli senza pilota per recapitare pacchi ai clienti

Mentre la realtà virtuale fatica e un po’ arranca ad affermarsi, l’altra grande promessa della tecnologia del futuro gode di ottima salute: i droni affascinano, allargano i loro usi effettivi, divertono e mostrano un generoso potenziale d’utilità.

La penultima notizia è la loro metamorfosi in tassisti volanti a Dubai nei mesi a venire (qui il video) l’ultima chiama in causa una storica ossessione appiccicata a quadricotteri, ottacotteri e numerologie multiple: trasformarli in corrieri espressi in quota, consentire loro di prelevare un pacco da un magazzino e consegnarli fino al nostro domicilio. Non è chiaro ancora se in cortile, davanti al portone o, chissà, sul balcone.

Un proposito sempre meno remoto e fantascientifico, a guardare i nomi coinvolti. L’ultimo a salire a bordo (in senso letterale) è il colosso delle spedizioni Ups che lunedì a Tampa, in Florida, ha aggiornato il suo classico furgoncino con un alloggiamento per far decollare il drone e lasciarlo libero di dirigersi verso l’indirizzo prescelto.

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– Credits: Ups

Qualche curiosità tecnica: il velivolo ha un’autonomia di trenta minuti e sopporta fino a 4,5 chili. È contenuto in una gabbia: l’autista lo carica da dentro il camioncino, preme un pulsante e quello parte. Tornato alla base, si ricarica ed è pronto per la consegna successiva.

La logica non è un vezzo, si riempie di senso nelle aree rurali «dove spesso i nostri furgoni devono percorrere chilometri per effettuare una singola consegna» ha affermato Mark Wallace, senior vice president of global engineering and sustainability di UPS. Distanze che hanno un costo alto e ben quantificabile: «La riduzione di anche un solo chilometro per driver al giorno, nel corso di un anno, può comportare per Ups un risparmio fino a 50 milioni di dollari» fanno sapere dall’azienda.

Interessante è osservare che anche i test condotti da Amazon qualche settimana fa, a dicembre, sono stati effettuati in una zona di campi coltivati, aperta campagna, poche case, barriere naturali minime. Dove l'inglesissimo signor Richard, con qualche clic sul suo tablet, ha attivato una rapida catena logistica che ha caricato il drone qui sotto e lo ha spinto fino al suo giardino.

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– Credits: Amazon

«I driver sono il volto della nostra azienda e questo non cambierà. Ciò che ci interessa è il potenziale aiuto che i droni possono dare agli autisti in vari punti dei loro percorsi»

Sarà il meccanismo di «Prime Air», la versione alata del recapito con costo fisso, sotto abbonamento, del colosso di Seattle. «Un giorno sarà normale come vedere i furgoni sulle strade» promettono in casa Amazon. Per piccoli carichi, fino ai dintorni di due chili, in un tempo strettissimo dal clic sul mouse o sullo schermo del dispositivo mobile: 30 minuti. La metà dell'attesa di Prime Now, che richiede un’ora. Una rivoluzione dell’on demand delivery, una quasi istantaneità. Bisognerà capire come e dove sarà applicabile.

Con tutte le limitazioni logiche, oltre che logistiche: i velivoli di Amazon possono essere usati quando i venti sono minimi, la visibilità è buona, non c’è pioggia, neve o ghiaccio. Una specie di utopia per molti inverni continentali e non.

Insomma, non temano i corrieri in divisa e ossa, non sarà il caso (almeno all’inizio) delle macchine volanti che li manderanno anzitempo, irrimediabilmente in pensione. «I driver sono il volto della nostra azienda e questo non cambierà» conferma Wallace di Ups. «Ciò che ci interessa è il potenziale aiuto che i droni possono dare agli autisti in vari punti dei loro percorsi» aggiunge «consentendo loro di risparmiare tempo e di soddisfare le crescenti esigenze di servizio al cliente». La sua fretta di avere subito quello che vede on line. Se la pazienza è un privilegio in estinzione, i droni mirano a renderla del tutto superflua.

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