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Droni con passeggeri? Si rischia un nuovo terrorismo

Phil Polstra, hacker di fama mondiale e professore di informatica forense, boccia l'ipotesi di affidare a un computer i comandi degli aerei

«È vero, in apparenza può sembrare una buona idea. Ma è pessima. Il rischio è quello di aprire la porta ai pirati informatici. Una porta che al momento è chiusa e che tale dovrebbe rimanere». Così Phil Polstra, scandendo le parole a una a una quasi per sottolinearne il peso, boccia l’ipotesi di trasformare gli aeroplani che trasportano passeggeri in droni. Di affidare la cloche a un computer, come avverrà molto presto per il volante delle automobili, oppure di permettere alle torri di controllo di pilotare i velivoli in caso di emergenza, per esempio durante un dirottamento o, lo insegna la tragedia della Germanwings, se il capitano sta per compiere una strage. 

Aerei, ci sarà un computer al posto dei piloti?


«I costruttori, le autorità aeronautiche, non saranno abbastanza folli da portare a bordo questa evoluzione tecnologica» rimarca Polstra, hacker di fama mondiale, speaker alle principali conferenze dedicate alla sicurezza informatica (dal Blackhat al Defcon), istruttore di volo con dozzine di brevetti e migliaia di ore all’attivo, meccanico di aerei ed esperto del loro equipaggiamento hi-tech. Alle domande di Panorama.it risponde al telefono dalla Pennsylvania.

Phil Polstra

Phil Polstra, hacker, insegna alla Bloomsburg University in Pennsylvania

Tutte le evoluzioni sono concepite mettendo la sicurezza al primo posto. Gli aerei rimangono e rimarranno i mezzi più sicuri su cui viaggiare

Professor Polstra, sempre più aerei hanno il Wi-Fi a bordo. Non basta hackerare quella connessione per renderli pericolosi?

Il Wi-Fi non è connesso alla strumentazione dell’aereo. Mentre le informazioni che leggiamo sugli schermi davanti al nostro sedile, in particolare quelle che indicano la nostra posizione e quanto tempo manca all’arrivo, scorrono su un canale monodirezionale, che non può agire sulla strumentazione stessa.    

E se si trasformassero gli aerei in droni?

Si andrebbe a creare una connessione diretta tra il controllo di terra e gli aerei. Una connessione che qualcuno animato da cattive intenzioni potrebbe violare per controllare fisicamente il velivolo.

Quanto è probabile?

Quando c’è una connessione è possibile entrarci. A maggior ragione in un settore in cui ci sono troppe figure coinvolte: assistenti di volo, personale di terra, meccanici, tecnici. Se uno di loro volesse fare qualcosa di male, avrebbe campo libero. L’ultima linea di difesa che abbiamo oggi è il pilota. Finché non le escludiamo, gli aerei saranno molto più sicuri.

Non è possibile ingannarli?

Certo. Una strada è inserirsi nelle connessioni radio. Oppure, come ho dimostrato durante una presentazione al Defcon, si possono inviare falsi Acars (brevi messaggi tra l’aereo e la torre di controllo trasmessi anche via satellite, ndr) per sviarli. Ma c’è sempre una mente umana a vagliare un comando, può verificarne l’autenticità con la sua compagnia o con la torre di controllo. Comunque, la decisione finale su cosa fare spetta a lui.

Eppure c’è sempre più tecnologia a bordo degli aerei. Proprio durante le conferenze degli hacker, avete dimostrato che è possibile prendere il controllo di un’automobile.

È vero. Passando dal Bluetooth, con gli strumenti adatti, si può cambiare marcia, agire sull’acceleratore.

Succederà anche tra le nuvole? Ai terroristi basterà uno smartphone come arma?

Gli aerei hanno un livello di complessità molto più elevato rispetto alle automobili. Sono sottoposti a continui controlli da meccanici e ispettori. La manutenzione deve obbedire a parametri rigidissimi. Di più: tutte le evoluzioni sono concepite mettendo la sicurezza al primo posto. Gli aerei rimangono e rimarranno i mezzi più sicuri su cui viaggiare. 

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