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DriveNow, come funziona il car sharing di BMW e Mini

Debutta a Milano il nuovo servizio di mobilità condivisa della joint-venture BMW-Sixt. Ecco cosa offre (e quanto costa)

Milano capitale europea del car sharing. Gli ultimi dati – sottolineati con una certa dose di orgoglio anche dal neo sindaco Giuseppe Sala – ci dicono che nessun altra città del Vecchio Continente, nemmeno Londra, Parigi o Berlino, può vantare un numero così alto di affiliati ai servizi di mobilità condivisa. Più di 350 mila, secondo l’ultimo rilevamento del New Mobility World, gli utenti all’ombra della Madonnina che hanno deciso di sposare la filosofia dell’auto a un tanto al minuto, ma il numero è destinato a crescere ancora nei prossimi mesi grazie all’apporto dei nuovi operatori.

Ecco DriveNow, il car-sharing in formato "premium"
L’ultimo in ordine di tempo porta il nome di DriveNow, ma per tutti sarà il car sharing delle BMW e delle Mini. La sfida appare chiara già dalla scelta delle autovetture: portare sulle strade italiane (per il momento solo quelle del centro di Milano, più avanti si vedrà) non solo piccole city-car ma anche modelli di classe superiore. Nella fattispecie 480 vetture - fra BMW Serie 1, BMW Serie 2 Active Tourer, BMW Serie 2 Cabrio, MINI Cooper 5P, MINI Cooper Clubman e MINI Cooper Cabrio – messe a disposizione dal Gruppo BMW in collaborazione con il colosso dell’autonoleggio Sixt.

Una flotta che insomma punta ad accontentare una clientela di fascia alta, ma che di certo sarà apprezzata (e probabilmente utilizzata) anche dall’utenza tradizionale. Per quanto più elevati rispetto alla concorrenza, i costi del servizio appaiono infatti abbastanza abbordabili: la tariffa base al minuto varia da 31 a 34 centesimi al minuto a seconda della vettura scelta e comprende i costi di benzina, assicurazione, parcheggio e AREA C. Uno spostamento di 20 minuti nella cerchia di Milano, tradotto in soldoni, costa poco più di 6 euro.

 

La chiave sta nell'app
Il principio di utilizzo di DriveNow non si discosta molto da quello degli altri sistemi di car sharing: ci si registra (richiesta patente e numero di carta di credito) e si scarica un’applicazione sullo smartphone. Da qui è possibile e selezionare il momento e il luogo di ritiro della vettura (che rimane a disposizione per 15 minuti senza alcun costo di prenotazione addebitato); una volta raggiunta, l’auto può essere aperta tramite la Card DriveNow o via app inserendo un apposito codice pin.

Il sistema di noleggio in modalità free float copre un’area operativa di 126 km quadrati compresa tra il quartiere Gratosoglio a sud, la stazione di Milano Bruzzano a nord, il cimitero di Lambrate a est e il parco divertimenti Acquatica Park a ovest. Più avanti, precisa la società sarà possibile raggiungere anche gli aeroporti di Milano Linate e Malpensa.

Quanto al parcheggio, è possibile sostare in qualsiasi spazio consentito (strisce blu, strisce gialle) al costo di 20 centesimi al minuto. Nessuna spesa di sosta è invece addebitata al termine del noleggio, purché l’auto sia lasciata in un parcheggio all’interno dell’area operativa (in caso contrario verrà addebitato un costo extra di €4,90).

Dal car sharing alla mobilità del futuro
"Rispetto ai classici servizi di car sharing", spiega a Panorama.it Andrea Leverano, Managing Director DriveNow Italia, "DriveNow può offrire modelli premium e soprattutto differenziati per le diverse occasioni d’uso, dalla city car alla monovolume, dalla cabrio all’elettrica. C’è poi un discorso di facilità d’accesso al sistema: l’utilizzo delle nuove tecnologie ci permette di offrire agli utenti un’informazione di qualità e personalizzata: il navigatore, per fare un esempio, può essere già impostato in fase di preparazione".

Se l’obiettivo a breve termine è riuscire a raggiungere il break even in breve tempo (la società parla di un punto di pareggio raggiungibile in circa 2 anni), nel medio lungo periodo sarà quello di migliorare la percezione del brand, sia per ciò che riguarda la mobilità privata che per quella condivisa: “Questi progetti entrano in una logica strategica che guarda alla mobilità del domani”, sottolinea il responsabile del servizio. “Non è detto che il car sharing come lo vediamo oggi sarà lo stesso fra 10 anni. Nel futuro le macchine saranno sempre più connesse, finanche a ipotizzare sistemi di guida autonoma. La tecnologia abiliterà dei cambiamenti molto radicali nel nostro modo di spostarci, chi sarà più bravo a interpretare il concetto di mobilità a 360° – sia dal punto di vista logistico che ambientale – avrà la meglio sulla concorrenza”.

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