C’è ancora chi li considera dei sofisticati giocattoli per bambini viziati e chi, invece, ha iniziato a comprenderne appieno le opportunità, anche in campo professionale.

I droni – e i loro utenti – sono cresciuti: da rudimentali oggetti volanti non identificati a strumenti utili per svolgere attività aeree altrimenti impensabili, o comunque piuttosto costose. Volare, di sicuro, non basta più. Ai piccoli mezzi radiocomandati immatricolati nell’anno 2016 si richiede qualcosa di più che una “semplice” camminata” tre metri sopra il cielo: l’obiettivo ora è esplorare, mappare, ma soprattutto fotografare, possibilmente senza compromessi.

Ne è consapevole fra gli altri DJI, forse la più nota fra le società specializzate nella produzione di droni, che proprio con il suo ultimo quadricottero - il nuovo Phantom 4, in vendita da qualche settimana anche in Italia al prezzo di 1599 euro – prova a strizzare l’occhio a tutti coloro che sognano un mezzo più maturo, capace non solo di librarsi in volo con un agilità pari a quella di un colibrì, ma anche di svolgere mansioni evolute sul fronte della ripresa aerea.

Panorama.it ha avuto la possibilità di provarlo per qualche ora e di ricavarne le prime impressioni.

Leggero, solido e ben bilanciato
Che il nuovo DJI Phantom 4 sia altra cosa rispetto ai tanti droni giocattolo che si trovano sul mercato lo si capisce già al primo, rapido contatto col mezzo. Quella sensazione di precarietà tipica di tanti prodotti volanti made in China, qui non si avverte. DJI ha lavorato in maniera egregia sia sui materiali (lo scheletro è in magnesio, le plastiche di rivestimento sono buona qualità) che sull’assemblaggio.

L’obiettivo, intendiamoci, non è solo quello di elevare il livello complessivo di solidità, ma anche migliorare la stabilità giocando sul bilanciamento dei pesi: il nuovo Phantom 4 – ci spiegano i responsabili della casa – è stato progettato per minimizzare tutte le oscillazioni tipiche del volo in alta quota, vento compreso.

Poche e tutto sommato semplici le operazioni preliminari da compiere prima di mettersi in volo: è sufficiente montare le quattro eliche sui rispettivi perni del corpo del drone, scaricare l’applicazione DJI GO sullo smartphone (o sul tablet) e fissare quest’ultimo al controller grazie all’apposita pinza. A questo punto siamo pronti al decollo.

DJI Phantom 4

– Credits: Roberto Catania

Fa quello che dice
Naturalmente, trattandosi di un mezzo volante che può volare anche ad altezza uomo, conviene prendere coscienza anche di ciò che si può e si deve fare in caso di emergenza. Ad esempio: come piazzare le leve per tagliare l’alimentazione, casomai ci si trovasse nella spiacevole situazione di perdere il controllo del drone.

In realtà – è bene precisarlo – si tratta di un’eventualità piuttosto remota. Se c’è una cosa su cui il DJI Phantom 4 non teme confronti, è proprio la sua manovrabilità. Pochi secondi dopo il decollo siamo già in totale simbiosi col mezzo. Il nuovo quadricottero DJI risponde in modo puntuale a nostri comandi: sale quando deve salire, scende quando deve scendere, gira, accelera, frena senza sbandamenti o oscillazioni anomale.

Giova a questo proposito la qualità della connessione mobile – il ponte radio con il controller è impeccabile, anche sulle lunghe distanze (il Phantom 4 può essere radiocomandato fino a una distanza massima di 5 km di distanza, legge permettendo); al resto ci pensa l’ottima interfaccia utente, sviluppata per essere compresa anche da chi non ha particolare dimestichezza con questo genere di marchingegni.

DJI Phantom 4

– Credits: Roberto Catania

Quattro occhi, per vederci meglio
A fare la differenza, però, sono soprattutto le qualità visive del drone, dotato di ben quattro occhi (due sensori frontali altri due posizionati sulla pancia dell’unità) per garantire una precisione di movimento al millimetro, anche laddove il GPS non arriva (ad esempio negli ambienti indoor). In più c'è il fatto che potendo “vedere” l’ambiente circostante, il Phantom 4 ci avvisa ogni qual volta ci avviciniamo troppo a un ostacolo, fino a bloccarsi al raggiungimento del limite predefinito (3 metri).

Oltre alla precisione, c'è poi un discorso di velocità: in modalità Sport riusciamo a superare i 20 metri al secondo in senso longitudinale, i 6 metri al secondo in ascesa e 4 m/s in discesa.

Positivo anche il responso sulla batteria da 5350 mAh, l’equivalente di 28 minuti di tempo di volo: non basta per lasciare a casa la batteria di riserva, ma sapere di poter volare per una buona mezz’ora senza l’ossessione della presa di corrente è già di per sé un successo.

DJI Phantom 4

– Credits: DJI

Stabilizzato, anche nelle riprese
Fin qui le doti aeree del Phantom 4, ma come si comporta il nuovo drone DJI sul versante fotografico? La presenza di un modulo basato su un sensore Sony da 12,4 megapixel con funzionalità video 4K (fino a 30 fotogrammi al secondo), racconta solo una parte della storia. Altrettanto “pesante”, a livello di equipaggiamento, sono gli inteventi a livello di stabilizzazione e in particolare l'innesto di un giunto cardanico a tre assi, un plus che promette di smorzare buona parte delle oscillazioni, rendendo le foto – ma soprattutto i video – più fluidi.

Il breve test effettuato sul campo non ci permette di sbilanciarci sul risultato fotografico nel suo complesso; ciò che possiamo dire, invece, è che raramente avevamo visto su un prodotto del genere un numero così corposo di opzioni per il pilotaggio automatico: è possibile registrare un percorso effettuato manualmente e chiedere al drone di replicarlo a velocità più o meno sostenute, oppure - utilizzando la funzione TapFly , selezionare una destinazione e chiedere al drone di calcolare una rotta di volo ottimale per raggiungerla, evitando qualsiasi ostacolo lungo il tragitto.

Ma la funzione senza dubbio più interessante è quella che va sotto il nome di Active Track, un sistema di tracciatura automatico che provvede a tenere il soggetto costantemente inquadrato anche quando questo è in movimento. Il bello è che non c’è nemmeno bisogno di portarsi appresso braccialetti o altri marcatori per il riconoscimento. Basta attivare l’opzione e selezionare il soggetto da “inseguire” sul touch screen del dispositivo mobile: ci penserà l’intelligenza artificiale a tenere lo sguardo fisso sull’obiettivo, lasciandoci comunque la facoltà di intervenire manualmente sui movimenti della fotocamera.

DJI Phantom 4

– Credits: DJI

Conclusioni
Un oggetto semi-professionale che può essere tranquillamente comandato anche da chi non ha particolare dimestichezza con mezzi di questo tipo: con il nuovo Phantom 4, DJI sembra aver trovato la quadratura del cerchio fra prestazioni e semplicità d’uso.

L’obiettivo, lo abbiamo detto, è fare colpo sugli amanti della fotografia aerea, ma anche su tutta quella frangia di sportivi un po' egocentrici che fino a ieri si sono divertiti a giocare con una action cam. la proposta confezionata da DJI appare in effetti invitante: un mezzo aereo dotato di una fotocamera stabilizzata capace di filmare in 4k e all’occorrenza di seguire un soggetto in movimento è qualcosa di più di una semplice alternativa alla classica ripresa in soggettiva.

Certo, il prezzo (1599 euro) è proibitivo, ma se si pensa che fino a poco tempo un oggetto simile bisognava commissionarlo a un artigiano della robotica (spendendo ben altre cifre), si può - anzi si deve - chiudere un occhio.

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