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Digital radio in Italia, le cinque cose da sapere

Cos'è, quanto costa, come funziona nel nostro Paese, quali sono i benefici e le prospettive di questa tecnologia

– Credits: ChrisMcVeigh@Flickr

Secondo un’indagine condotta da GfK, in media in Italia quasi 35 milioni di persone ascoltano la radio. Significa che ogni giorno circa i due terzi della popolazione accende la sua stazione preferita o fa la spola tra le frequenze mentre è a casa, in auto, in palestra o sul posto di lavoro andando a caccia di notizie, buona musica, una voce ormai familiare o soltanto qualche attimo di evasione.

È un’abitudine molto solida, consolidata, che nel tempo sembra essere rimasta sempre uguale a se stessa a differenza della tv, che invece ha subito parecchie scosse telluriche. È passata attraverso sostanziali modifiche nelle modalità di trasmissione e nei dispositivi necessari per continuare a guardare i canali nazionali e locali. Eppure anche della radio esiste un equivalente digitale, oggi disponibile a costi accettabili e in grado di garantire non pochi benefici. Ecco, in sintesi, quello che c’è da sapere e, soprattutto, se ne vale la pena.

Il salto di qualità
Soprattutto quando si è in movimento, ascoltare la radio porta con sé due svantaggi: la ricezione non è perfetta e se ci si sposta da una zona all’altra la frequenza cambia e bisogna ricercare la propria stazione preferita. Con la radio digitale spariscono interferenze e fastidiosi fruscii, il suono è pulito, nitido, ben definito. Come con la tv, via le imperfezioni, rimane il gusto di godersi una canzone finalmente come si deve. Altro punto è che basta scegliere la propria radio di riferimento, o compilare una lista di preferiti, e il dispositivo provvede da solo a sintonizzarla.

La copertura
La radio digitale non è un affare casalingo, anzi sono sempre più i costruttori di automobili che stanno equipaggiando le loro vettura con questa tecnologia. Il problema è che in Italia siamo ancora un po’ indietro, nonostante di questo argomento si parli ormai da una decina d’anni. Il ritardo è dipeso dalla mancata disponibilità di alcune frequenze, liberate da poco. Burocrazia a parte, sulle autostrade principali come l’A1 il segnale è già presente lungo tutto il percorso. Va (molto) peggio sulle altre e sulle strade secondarie. Sul territorio nazionale si sta procedendo, si va dal 30 al 50 per cento, con grosse zone d’ombra che si concentrano soprattutto al sud. La buona notizia è che si sta procedendo per colmare il divario, comunque tutto dipende dal consorzio a cui una determinata stazione ha aderito. Ecco che il «Club Dab Italia», uno degli operatori principali che raggruppa nomi di peso come Radio Deejay, Radio 24 o RDS è ben presente al Nord e in parte del Centro; «EuroDab Italia», che include RTL, Radio Italia e Radio Vaticana arriva fino in Campania, parte della Calabria e della Sicilia; abbastanza indietro resta la Rai, la cui copertura si aggira intorno al 30 per cento. A livello pratico, significa che la vostra stazione preferita potrebbe non essere disponibile nel punto in cui vi trovate. Come uscirne? Prima di procedere all’acquisto di un dispositivo ad hoc, consultate questo indirizzo . A spanne dovrebbe aiutarvi.   

Che cosa serve
Se avete comprato una vettura di nuova generazione, da Fiat, Alfa Romeo, ma anche Volkswagen e tante altre, il ricevitore potrebbe essere già di serie o presente come optional a un costo ragionevole. Altrimenti è possibile adattare l’impianto già esistente spendendo poco meno di 100 euro. In generale, ci sono sul mercato modelli basici o parecchi eleganti che ormai partono da poche decine di euro e sono in tutte le varianti e i formati immaginabili: per la casa, per fare attività fisica e così via. Ci sono anche piccoli adattatori mobili da collegare a smartphone e tablet (inclusi quelli della Apple) che li trasformano, di fatto, in un ricevitore di radio digitale. L’importante è che sia presente la dicitura «DAB+» che indica lo standard sposato per il nostro Paese dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Comunque, una radio compatibile con il DAB+ funziona anche con altri standard (come il DAB) e naturalmente riceve le frequenze Fm.

Come funziona
Non esiste una risposta valida in assoluto. Dipende, come detto in precedenza, dal luogo in cui ci si trova. Dai test effettuati da chi scrive nel centro di Roma, bisogna riconoscere che la differenza con una radio analogica si sente subito e parecchio. Non c’è paragone rispetto alla ricezione in fm e nemmeno con una web radio con una qualità streaming elevata. L’unica pecca è che quando si perde il segnale non si sente più nulla. Può succedere dopo un paio di isolati, ma persino all'interno della stessa abitazione. È una mannaia, come la tv. Non c’è una via di mezzo: o tutto o niente. Un segnale analogico magari tende a gracchiare e sporcarsi un po’, è un terreno di imperfezioni e sbavature, però non molla, resiste.  

Le prospettive
Proprio per i numeri ricordati all’inizio, che significano anche un bacino pubblicitario non indifferente per inserzionisti ed emittenti, uniti all'evidenza dei ritardi che hanno rallentato l’affermazione della radio digitale nel Bel Paese, non ci sono prospettive di switch off, di spegnimento dell'analogico come è successo per la televisione. Alcuni Paesi, come l’Inghilterra, sembrano avviati su questa strada e hanno indicato il 2018 come traguardo per la disattivazione del vecchio segnale, ma da noi a oggi non c’è questa prospettiva (o pericolo, chiamatelo come preferite). Di sicuro la radio digitale si pone come qualcosa di più di un vezzo: soprattutto se siete assidui nell’ascolto, se per voi la qualità non è un optional, ha senso farci un pensiero. O quantomeno ricordarsene quando deciderete di cambiare l’impianto stereo di casa o della vostra auto.  
  

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