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Difendete i vostri corpi, comincia l'era dei biohacker

Dagli scudi elettronici usati come antivirus per i pacemaker alle informazioni conservate sotto pelle, è l'uomo-macchina il nuovo obiettivo degli hacker

Difendete i vostri corpi, comincia l'era dei biohacker Difendete i vostri corpi, comincia l'era dei biohacker
di Antonino Caffo

Alla voce “biohacking” Wikipedia scrive “il termine si riferisce all’arte di gestire il corpo come combinazione di medicina, elettronica e tecniche fai-da-te...”. Sebbene venga utilizzato prettamente in ambito medico, il biohacking si fa strada anche come termine comune per indicare una nuova frontiera del classico hacking, quello riferito a computer e web. Il problema (o la fortuna, decidete voi) è che da quando l’uomo, per vivere meglio e di più, fa utilizzo della tecnologia applicata al proprio corpo, sono aumentati i rischi di intromissioni esterne che possono compromettere l’intero sistema. È la stessa strada fatta dal mondo dei PC. Se si paragona il corpo umano ad un computer, si può pensare ad entrambi come un ambiente circoscritto e protetto da alcune minacce esterne. Con l’avvento di internet e della connessione in rete, i computer sono diventati degli obiettivi primari per i criminali informatici che li consideravano come una fonte inesplorata di informazioni e dati sensibili da utilizzare e rivendere.

Lo stesso percorso pare stia compiendo il corpo umano da quando utilizza “hardware” esterno per mantenersi in vita o aumentare le proprie capacità. Uno dei fondamenti della filosofia dei biohacker è che bisogna considerare gli organismi come estensione di sistemi informativi classici. Con tali presupposti è possibile pensare che molti di noi siano già parte della cultura biohacker. Pacemaker, lenti a contatto, amplificatori acustici, sono tutti strumenti che in un certo senso amplificano le qualità dell’individuo singolo o ne riducono i deficit. L’estremizzazione di tutto ciò avviene con le nuove procedure di personalizzazione del corpo come l’impiantarsi di magneti sottopelle per sentire la vicinanza di un campo magnetico o addirittura attirare a sé oggetti di metallo.

Se alcune azioni dell’individuo possono essere compiute grazie ad hardware esterni, ecco che nella mente dell’hacker comincia a balenare l’idea: controllare l’accessorio per controllare l’uomo. Ad aprile la BBC aveva incontrato un ricercatore di McAfee , azienda specializzata in sicurezza informatica, che aveva dichiarato come molti impianti medici possono essere attaccati da hacker. Nel caso specifico si era parlato della manomissione di una pompa di insulina nel raggio di 90 metri così da decidere se fermarne il flusso o aumentarlo, mortalmente. Allo stesso modo uno scienziato informatico dell’Università Amherst del Massachusetts aveva scoperto come catturare il segnale senza fili che regola il funzionamento di un defibrillatore cardiaco semplicemente intromettendosi nelle onde radio utilizzate dalla macchina.

Sarà per questo che al Mit di Boston stanno studiando uno scudo (dall’inglese shield) in grado di proteggere l’uomo da questi particolari virus informatici che prendono di mira alcune tecnologie impiantate nel corpo. Si tratta di un piccolo emettitore di onde che disturba vi segnali provenienti dall’esterno. L’accessorio, che il paziente deve sempre portare con sé, sarebbe in grado di non interferire con l’impianto immesso nell'uomo ma riesce a contrastare l’attacco di hacker esterni andando a proteggere il microsistema radio dell’individuo.

Se il presente pone già questi problemi il futuro apre orizzonti ben più vasti. Tra qualche anno gli apparecchi medici saranno ancora più connessi ad internet utilizzando maggiormente le tecnologie wireless. A questo punto arriveranno strumenti in grado di memorizzare informazioni personali su microchip (come è già per gli animali domestici), così che ci porteremo sempre addosso tutte le informazioni principali. A quel punto il nostro corpo varrà molto più di un semplice computer perché i criminali informatici potranno puntare direttamente su hackerare l’individuo e non il suo computer o smartphone vista la possibilità che su quei device non ci sia nulla di interessante. Il corpo umano sarà invece un archivio di sicure informazioni che si muovono su e giù per la città, minacciate dai nuovi biohacker. Basteranno nuovi strumenti di sicurezza, password e sistemi di riconoscimento personalizzati? La sfida, da entrambe le parti, è proprio questa ed è appena cominciata.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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