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Il nuovo Deezer sfida Spotify: ecco perché il confronto è più aperto che mai

Nuova interfaccia e accordi mirati: così il servizio francese di streaming musicale punta a rosicchiare quote di mercato ai rivali scandinavi

Indietro non si torna. Chi ha provato almeno una volta nella vita i piaceri dell'ascolto in streaming ha capito che non esiste modo migliore di soddisfare i propri bisogni musicali. I dati lo confermano: in Italia (dati Gfk) sono circa 16 milioni gli utenti che ascoltano tracce audio via Web, di cui un quarto a pagamento.

Il merito va ovviamente a tutti quei servizi, più o meno simili, che in questi anni hanno saputo conquistare la fiducia del mercato attraverso le cosiddette formule freemium: accesso gratuito alle collezioni musicali per chi è disposto ad accettare qualche restrizione nella fruizione (inserimenti pubblicitari, qualità audio di basso livello, ricerche limitate), a pagamento per chi vuole avere tutto e senza limiti.

Due i servizi di streaming che in questo momento sembrano catalizzare meglio degli altri le attenzioni dei musicofili: Spotify e Deezer. Se il primo, con i suoi 30 milioni di utenti, può essere considerato il campione del gruppo, Deezer si sta consacrando come lo sfidante più temibile. Il servizio, nato in Francia nel 2007, arriva oggi alle orecchie di 16 milioni di utenti al mese nel mondo, di cui quasi 6 paganti. E sembra più che mai deciso a rosicchiare quote di mercato ai concorrenti svedesi. Il come passa da una strategia duplice, che da un lato mira ad ingolosire gli utenti attraverso continui miglioramenti nell’esperienza d’uso e, dall’altro, sfrutta una serie di accordi commerciali con operatori e partner.

Un look tutto nuovo
Lato utente, gli sforzi di Deezer si sono concentrati nell’aggiornamento con cui, questa settimana, il servizio ha rinnovato il suo looking feel. Lo streaming d’Oltralpe si presenta ora con un’interfaccia più pulita nella quale spicca il tasto “Flow” per i suggerimenti automatici basati sulle abitudini musicali (ascolti recenti e biblioteca salvata dall’utente) e il doppio pulsante a cuore che dà all'ascoltatore la facoltà di segnalare se un brano consigliato è interessante o da scartare.  L’obiettivo, pare chiaro, è riuscire a portare sempre più appassionati a frugare nello strabordante catalogo della piattaforma (circa 35 milioni di brani) e "coccolarli" attraverso consigli sempre più raffinati (leggasi vicini ai gusti personali). Ciò è reso possibile sia dalla presenza di un algoritmo in grado fra le altre cose di suggerire playlist e radio in base al mood, all’orario o a un'area gegorafica selezionata, sia dall'orecchio umano degli editor in carne ed ossa assoldati da Deezer per cercare e trovare perle musicali in giro per il mondo. 

 

Dalle partnership la spinta decisiva
Parallelamente, Deezer continua a stringere accordi mirati con tutti quei portatori di interesse attigui o comunque vicini al mondo dello streaming musicale. Da un lato c'è l’intesa con i produttori di hardware, come Samsung, Sonos e Bose, dall'altro quella con gli operatori. In Italia la stretta di mano decisiva è arrivata a inizio settembre con Fastweb con un accordo che ha unito l'offerta più nobile dello streaming francese (Deezer Premium+) con l'abbonamento top del gestore tricolore (SuperJet). Una risposta perentoria all'alleanza Spotify-Vodafone annunciata la scorsa primavera e sulla quale Deezer intende costruire la sua strategia di attacco al mass-market italiano.

"L’innovazione non è sempre facile da comprendere", spiega a Panorama.it Laura Mirabella, country manager di Deezer Italia. "Per quanto un servizio sia facile da usare occorre superare quella barriera che spesso porta i clienti a rifiutare qualcosa di nuovo. Le partnership in questo senso rappresentano un cavallo di Troia per entrare nelle case e soprattutto nella testa dei consumatori. Con un dispositivo o una connessione ad alta velocità che recano già al loro interno una soluzione pronta e gratutita in grado di aumentare realmente il valore dell'esperienza d'uso"

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