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Così la tecnologia di Philips migliora la nostra salute

I nuovi prodotti controllano come stiamo, alleviano il dolore, dialogano con il medico tramite una app

da Berlino

Oltre l’ennesima fotocamera per il selfie perfetto e la solita litania di display fuori misura, sta emergendo una tecnologia davvero utile: «È in grado di migliorare la vita delle persone. Le aiuta a stare meglio e, in parallelo, riduce i costi per i sistemi sanitari, ormai insostenibili in numerosi Paesi». A introdurla e raccontarla è Pieter Nota, ceo della divisione «Personal health» di Philips, tra i maggiori promotori di questo imminente robusto corso dell’hi-tech: una grande ondata di dispositivi intuitivi (in genere si comandano da una app), che mitigano dolore e fastidi fisici, tengono sotto controllo una sovrabbondanza di parametri rendendoli accessibili, anche a distanza, ai nostri medici.

 

Sono bilance, orologi, termometri, misuratori di pressione evoluti e connessi senza fili a telefonini e tablet. Arriveranno a partire dal 2016, raccoglieranno dati e, analizzandoli, saranno capaci di elaborare in autonomia consigli ad hoc per il singolo utente, motivandolo a centrare i suoi obiettivi di wellness. Non solo: aumenteranno le informazioni a disposizione degli operatori sanitari per formulare diagnosi o valutare, giorno per giorno, l’efficacia di una cura. «La consapevolezza del proprio stato di salute ha un ruolo cruciale per prevenire e abbassare l’incidenza di diabete, problemi cardiaci e altri mali che colpiscono tantissime persone» osserva Nota dall’Ifa di Berlino, la fiera europea dell’elettronica di consumo, dov’è stata evidente la virata verso l’hardware del benessere da parte di Philips. Che già oggi, ogni anno, monitora 275 milioni di pazienti.

Il sottinteso è chiaro: i prodotti per uso domestico non saranno giocattoli né passatempi. Anzi: «La garanzia» sottolinea Nota «sono le competenze che abbiamo accumulato tramite il nostro rapporto di lungo periodo con professionisti e ospedali di tutto il mondo». Si fa sul serio, senza trascurare la sicurezza. Perché un conto è condividere foto sui social, un altro è consegnare alla rete dati clinici: «Sappiamo quanto siano preziosi» rileva il ceo «perciò adottiamo i più alti standard di tutela della privacy». Impareremo a fidarci, un po’ come abbiamo fatto con l’uso delle carte di credito per lo shopping sul web: «Succederà non appena ci renderemo conto di quanto i benefici siano ampi» è la teoria di Nota. Ottimista, con le sue buone ragioni.

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