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Mytech

Così la tecnologia cambierà il calcio

Sensori sui giocatori durante le partite, diari digitali per gli allenatori, montagne di dati i preparatori. Ecco il lato bit del pallone

da Manchester

Consapevole di camminare in equilibrio su un filo sottilissimo, Franck Cohen mette subito le mani avanti: «Il calcio è e resterà arte. La tecnologia aiuta soltanto a capirlo e ad affrontarlo, a viverlo meglio. Se non sei un talento e nemmeno un bravo giocatore, non farà miracoli». Come dire, non demonizziamo sul nascere il lato bit del pallone, tanto i buoni piedi, il naso del coach, la manualità del preparatore atletico, rimangono e rimarranno l’ingrediente principale. Non andranno in pensione o in serie B per colpa di uno schermo touch.

Premessa d’obbligo, visto il profilo e le mire del personaggio: Franck Cohen è il presidente per Europa, Medio Oriente e Africa di SAP, colosso mondiale delle soluzioni per il business, con 500 clienti nel settore di sport e intrattenimento. Tra questi, l’80 per cento figurano nell’elenco dei 2 mila nomi top secondo la rivista Forbes. Dopo tennis, cricket e golf, l’attenzione dell’azienda si sta spostando sul «football, quello vero». Già ci sono in piedi partnership con il Bayern Monaco e la nazionale tedesca campione del mondo; l’ultima novità, appena annunciata, è un accordo con il City Football Group. Il colosso che possiede il Manchester City, ma anche il New York City negli Stati Uniti, il Melbourne City in Australia e gli Yokohama F. Marinos in Giappone. Una rete globale di squadre, maschili e femminili, che si candida a diventare il primo vero laboratorio di sperimentazione dell’hi-tech fuori e dentro lo stadio.

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3° POSTO) Lo scorso anno il City ha incassato 131 milioni di dollari guadagnandosi il terzo gradino del podio. – Credits: Sap

«Ci saranno 15 miliardi di dispositivi connessi entro il 2020, il calcio non può fare eccezione, non può non entrare in questa tendenza» dice Cohen, che a Panorama.it spiega: «Monitorare le performance dei calciatori significa ottenere dati per migliorare il loro allenamento, il loro stato di salute, la loro alimentazione». Per raccoglierli, bastano minuscoli sensori da spargere nella divisa o da tenere al polso, su un dispositivo indossabile. Per ora si può fare durante il training ma, Fifa permettendo, potrebbe succedere durante le partite ufficiali, quando non si risparmia nemmeno un soffio di fiato, si dà tutto e le rilevazioni sono davvero rivelatrici. Fantascienza? In Australia stanno per provarci. Non è la Premier League, ma un primo passo.  

L’essenza, il fulcro del ragionamento è Sports One, un software di SAP che funziona nel cloud, si aggiorna in tempo reale ogni volta che si effettua una modifica e ha account separati per allenatori, giocatori, fisioterapisti. I primi possono fissare allenamenti, richiamare azioni di gioco della squadra che stanno per affrontare, inviare a ognuno dei componenti della rosa, per esempio a un difensore, filmati dell’avversario che devono marcare e così via. Guardarsi negli occhi è cruciale, supportare tutto con un esempio pratico, visivo, di più. Gli atleti, oltre agli input del coach, possono leggere cosa mangiare, qual è il loro programma di recupero se sono infortunati, quando sono stati fissati gli allenamenti. Così non avranno più scuse per ritardi o defezioni. I preparatori, infine, possono aggiornare le schede di ogni giocatore e tenere un archivio di tutti i loro acciacchi. Direttamente su una sagoma digitale del loro corpo, muscolo per muscolo.

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L'Etihad Stadium di Manchester – Credits: Sap

L’obiezione è immediata e sensata. Sono tutte cose che si possono fare con la carta, è evidente, ma così sono sistematizzate, archiviate, richiamabili con un clic. Siamo liberi di inviare una letta scritta a mano via posta, ma l’e-mail è decisamente più efficiente. Sempre in questo sistema potranno convergere i dati raccolti dai sensori sui giocatori. Informazioni sulle loro performance durante la stagione, rispetto ai loro compagni, ai loro avversari pari ruolo e nelle annate precedenti.

Statistiche precise e un po’ spietate sul loro rendimento. Per accorgersi se un fuoriclasse si sta trasformando in un brocco e, in caso, agire per tempo. Statistiche accessibili dai tifosi, tramite app, per consentire loro di sapere tutto e di più dei loro campioni. E anche, con l’occasione, fornire agli appassionati servizi in linea con i loro desideri: la maglietta autografa, il gadget giusto, l’invito all’evento speciale. «Senza mai violare la loro privacy, che per noi resta un valore fondamentale» chiarisce Cohen. «Non abbiamo interesse a diventare intrusivi». E forse per una volta si può credere alla buona fede di una multinazionale, visto che SAP è concentrata sul business con grandi clienti. A cui fornisce anche supporto per la logistica, gli uffici e affini. Fondamentali per una macchina complessissima e internazionale come il City Football Group.

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Da sinistra Franck Cohen e Stefan Wagner di SAP; Brian Marwood e Ferran Soriano del City Football Group – Credits: Sap

«Siamo l’unica organizzazione calcistica che opera in tutto il mondo 365 giorni l’anno, per 24 ore su 24» fa notare Ferran Soriano, ex super manager del Barcelona, ora in forze qui a Manchester come amministratore delegato del gruppo. Con tutte le difficoltà possibili e inimmaginabili, specie sul piano del batticuore: «In un club normale, se perdi, ti senti miserevole una volta a settimana. Da noi può succedere tante volte. Per fortuna può anche andar bene. E allora la gioia si moltiplica per quattro».

La presentazione dell’accordo con SAP è avvenuta nel quartier generale della City Football Academy, struttura d’eccellenza per scovare i talenti di domani. Sorge a poche centinaia di metri dall’Etihad Stadium, il futuristico tempio della prima squadra a cui la struttura è collegata tramite un ponte sospeso, segno e metafora dell’approdo sperato, sognato, da questi ragazzini. Alcuni di sette anni appena, ma in grado di dribblare o umiliare con un tunnel un adulto ben piazzato.

«Monitorare le performance dei calciatori significa ottenere dati per migliorare il loro allenamento, il loro stato di salute, la loro alimentazione»

Una placca sul muro, all’ingresso degli spogliatoi, celebra chi ce l’ha fatta. Chi quel ponte lo ha superato da protagonista ed è stato schierato con i grandi. Chi è qui ci passa tutti i giorni, vede quei trofei incastonati nelle pareti, non può ignorarle. Ci sono sedici campi e mezzo, quello monco è per l’allenamento dei rigoristi. Uno, enorme, al coperto, contro gli acquazzoni improvvisi e spietati di una città che non conosce il concetto di estate. Presto sarà equipaggiato con un mega impianto di aria condizionata, così da ricreare i meno dieci gradi di Mosca o i più quaranta di una trasferta tropicale.

Ma l’elemento che più colpisce, più degli alloggi, della scuola in sede, della mensa che in verità è un ristorante gourmet dove vige la legge del tutto bio (e no, nei distributori automatici non c’è ombra di cioccolato e merendine), è il gioco delle trasparenze. Le zone per il recupero atletico, le piccole piscine per la riabilitazione, le salette dei massaggi dove i muscoli sono rimessi a nuovo, non sono protette da muri, ma esposte al passaggio da porte a vetri. Sorgono davanti ai campi dove i ragazzi si allenano. Così, chi non sta bene, è come se fosse là dentro a sudare con i compagni. Psicologia spicciola, ma incredibilmente efficace. Segno che nessuna tecnologia potrà rallentare la meravigliosa magia del pallone e l’entusiasmo che la fa correre. 

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