Google+ non è un social network, è Matrix

Comparato a Facebook e Twitter, la rete di Big G produce informazioni meno utili. Ma solo perché ha un altro obiettivo: te. Forse il problema è alla fonte. Google Plus, nonostante sia il secondo social network al mondo dopo Facebook, …Leggi tutto

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Comparato a Facebook e Twitter, la rete di Big G produce informazioni meno utili. Ma solo perché ha un altro obiettivo: te.

Forse il problema è alla fonte. Google Plus, nonostante sia il secondo social network al mondo dopo Facebook, sbaglia approccio. Non è appunto un social network ma ben altro. Lo abbiamo sempre pensato così: come su Facebook e Twitter possiamo seguire chi vogliamo (anche senza essere ricambiati), postare foto, video e tante altre cose inutili, senza che abbiano un impatto sul mondo esterno. Eppure su Google + c’è dell’altro.

Se Google+ fosse davvero “solo” una rete sociale si potrebbe ben dire che conti poco con “solo” i suoi 500 milioni di utenti attivi, circa la metà di quelli di Facebook. Ma c’è una differenza: su Google+ non si sente parlare di cyberbullismo, non ci sono video o foto spinte, nemmeno uomini anziani in posa come adolescenti per adescare minorenni. Le persone quindi utilizzano Google+ differentemente che Facebook, Twitter o LinkedIn? Probabilmente si.

Secondo il Guardian Google+ è molto vicino a quello che il cinema ci ha descritto come Matrix, la rete virtuale che sa tutto degli abitanti della terra. Come su Matrix, quando una persona si connette ad un servizio Google permette alle “sentinelle” di tenere traccia di quello che si fa. Sempre. Se si crea un account Gmail, si otterrà automaticamente un account Google+ anche se non si è mai utilizzato e non si utilizzerà mai. L’account Google+ ti seguirà ovunque hai fatto login al tuo account Google…e se non hai effettuato l’accesso, quando si visita Google, la prima pagina avrà sempre un “Accedi” in alto a destra: colorazione e posizione privilegiata per attirare la tua attenzione.

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Maps? Se si desidera salvare posizioni potete farlo su Google+. Si possono crearne delle proprie anche utilizzano Mapmaker dove si può entrare anche con altre chiavi (Google, Yahoo, WordPress, AOL). YouTube? È possibile utilizzarlo senza accedere (si otterrà un “Accedi” in alto) ma ovviamente non è possibile partecipare e commentare. Navigazione? Shopping? Acquisti digitali e in mobilità? Tutto è connesso. Ecco da dove parte Google+/Matrix.

La prossima volta che cercate qualcosa, link, mappe, destinazioni o video musicali, vedrete quello che Google ha deciso che sono i risultati “più rilevanti” per voi. Se si frequentano siti di tecnologia, YouTube suggerisce video di tecnologia, così la prossima volta che cercate Galaxy S4 su Google vedrete i primi risultati più indicati per voi, basati sulle ricerche precedenti, acquisti online (con servizi “Wallet”) e tutta la vostra cronostoria “googlizzata”. Qualunque siano le vostre preferenza, politiche, civili, filosofiche, sportive, se si lascia che Google+ le veda costruirà un mondo solo per voi. Google è l’Architetto. La socializzazione e tutto ciò che ne consegue è solo un “accessorio” di Google+. Ci fai di tutto tranne che vedere cosa fanno gli altri. Su Matrix fai di tutto, tranne che preoccuparti di ciò che fanno gli altri.

L’importante è trovare una via d’uscita.

La fuga dalla bolla di Google+ è possibile: si può utilizzare la ricerca in Ajax via API che restituisce risultati “puri” come fosse il 2007. Ma non per molto. Anche se è ancora funzionante in futuro, per accedere alla ricerca API, sarà necessario autenticarsi con un account Google. Praticamente un inganno. L’obiettivo è sempre lo stesso: nel mondo di Google+ i risultati “più rilevanti” devono essere quelli che rimandano ai contenuti di proprietà di Google. L’idea di Matrix è la stessa: se guardi fuori trovi sempre meno di quello che hai nella realtà costruita per te.

Ma come nella saga dei fratelli Wachowski, anche nel mondo Google ci sono i ribelli che cercano di riportare alla coscienza le persone. Gli sviluppatori di Twitter, Facebook e MySpace si erano uniti nel gennaio del 2012 per realizzare un plugin chiamato “Don’t be evil (Non essere cattivo) che rendeva nullo l’effetto polarizzazione che Google sembrava aggiungere nei risultati di ricerca per facilitare l’utilizzo dei suoi prodotti. Ma per Google è illegale: anche Matrix non permette di fare cose fuori dal suo mondo e Facebook, Twitter e gli altri social si trovano tutti al di là della matrice.

Se si desidera un modo alternativo di pensare a Google+ si potrebbe iniziare con una metafora di Horace Dediu e leggere quello che dice rispetto a ciò che fa Google per “catturare pesci”:

Google cerca di realizzare un business di successo attraverso la diffusione di una quantità enorme di dati, traffico, query di ricerca e indicizzazioni. Più generano volume e interesse in un punto, più le persone accoreranno in quel punto. Immaginiamo internet come un fiume, anzi come un bacino fluviale, grande come un intero continente. L’obiettivo è: catturare i pesci alla foce del grande fiume prima che finiscano nel vasto mare. Il lavoro di Google è di catturare i pesci tutti in un punto e il modo più efficace per farlo è dove c’è abbastanza mangime, lì dove si affolleranno.

Attraverso questa metafora si può pensare che Google non cattura i pesci così per gioco. Piuttosto lo fa per “segnarli”, mettere sopra un’etichetta e lasciarli vagare per il mare del web; l’importante è sapere dove vanno e perché. La questione è: vogliamo vivere in un web dove dobbiamo faticare per trovare le informazioni che ci interessano, le sale dove daranno il film che ci piacerà o le previsioni meteo della nostra prossima vacanza? Oppure vogliamo tutto pronto, cucito per noi e subito? Non che a Google importi se andrete in Sardegna o in Puglia, magari alle Maldive. Ciò che conta è che hai effettuato l’accesso, in modo da poter formare la sua matrice di conoscenza su di te.

Ora che lo sai: pillola rossa o blu?

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