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Connessioni wireless a 2,5 Tbps? Possibile, grazie alle onde "a vortice"

Un team di ricercatori rivela: trasferire dati a una velocità (teorica) 500 mila volte più veloce rispetto all’Lte è possibile. Basta sfruttare il momento angolare delle onde

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Se già l’Lte vi sembra una roba dell’altro mondo, allora date un’occhiata a ciò che hanno appena comunicato i ricercatori dell’Università della California del Sud in collaborazione con il centro NasaJet Propulsion e l’Università di Tel Aviv: esiste un modo per effettuare trasmissioni wireless di dati a una velocità di 2,5 terabit al secondo .

Se non siete pratici di terabit e di unità di misura vi basti sapere che stiamo parlando di ordini di grandezza molto, molto più alti rispetto agli attuali: circa 500 mila volte la velocità delle attuali connessioni 4G di fascia bassa e 5000 volte il limite precedentemente toccato in laboratorio.

Per arrivare a tanto, gli studiosi si sono avvalsi una nuova tecnologia a fasci vorticosi che si basa sulla possibilità di sfruttare il momento angolare orbitale delle onde radio. In questo modo, spiegano i ricercatori, è possibile immagazzinare molti più dati all’interno di un unico flusso rispetto agli attuali protocolli per le comunicazioni senza fili (Wi-Fi, Lte, Cofdm) che si basano solo sul momento di spin angolare. Per fare un paragone – chiarisce in questo articolo Extreme Tech – è come se si potesse sfruttare oltre al movimento di rotazione delle onde sul proprio asse, anche un movimento di rivoluzione come quello effettuato dalla Terra intorno al Sole.

Come sempre in questi casi è necessario infilarsi un bel paio di guanti e maneggiare la notizia con la dovuta cautela. E non solo perché si tratta di un esperimento di laboratorio realizzato in condizioni ideali (connessioni a breve distanze e utilizzando fasci di luce anziché onde radio). Allo stato attuale - chiarisce GigaOM - non esistono i presupposti concreti per torcere la lunghezza d'onda come avviene in laboratorio, e in ogni caso bisognerebbe capire quanta potenza dovrebbero avere i chip dei dispositivi elettronici per supportare questo genere di comunicazioni.

Seppur con tutti i se e i ma del caso, l’esperimento rappresenta comunque un tentativo interessante per migliorare alla radice il livello delle connessioni senza fili. Una necessità ormai condivisa da tutta l’industria delle telecomunicazione, vista la saturazione di banda causata dalla crescita esponenziale del traffico dati sulle reti cellulari.

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