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Più comfort e spazio per i bagagli a mano, ecco come cambierà la cabina dell'aereo

Dal 2018 le cappelliere avranno una capienza maggiore del 40 per cento, mentre i tablet sostituiranno gli schermi sulle poltrone

Avranno anche il privilegio del «priority boarding», ma ai fortunelli frequent flyer conviene mettersi in fila come minimo a cinque minuti dall'avvio delle operazioni d’imbarco. Mentre i passeggeri di economy class formano da ben prima un lungo, sbuffante, disordinato serpente umano davanti al gate e improvvisano i giochetti più biechi e indecenti per guadagnare qualche posizione.

Per entrambe le categorie, smania di decollare a parte, l’incubo è il medesimo: salire sull’aereo troppo tardi, quando le cappelliere sono ormai stracolme e trovarsi costretti a stipare il bagaglio nel girone infernale della penultima fila, anche se siedono, per dire, al posto 9C. Oppure, peggio, rassegnarsi all’unica alternativa rimasta: imbarcarlo. Sprecando minuti preziosi all’arrivo per la riconsegna, ammesso che il prezioso contenitore di vestiti, spazzolino e biancheria non vada perso in qualche meandro dello scalo di destinazione.

Colpa tutta nostra, che tra trolley, buste del duty free, zaini, varie ed eventuali, esageriamo: portiamo a bordo di tutto e di più. Colpa anche, però, dello spazio risicato, diciamo limitato, per le valigie in cabina. Almeno quello attuale. Tra qualche anno, per la precisione nel 2018, dovrebbe andare molto meglio. Le cappelliere saranno più capienti del 40 per cento rispetto a oggi. Garantiranno ai passeggeri un alloggiamento degno per il loro bagaglio, inclusi a quelli che, esibendo uno stoicismo e un’indifferenza invidiabili, salgono a bordo per ultimi o penultimi. Di più: spariranno le gambe di metallo, i divisori tra un sedile e l’altro, così negli alloggiamenti inferiori davanti ai nostri piedi entreranno borse più voluminose rispetto a ora. In generale, sarà il comfort a guadagnarne.

Una pacchia, di quelle che per converso fa arrabbiare perché, ci scaldiamo noi profani, potevano pensarci prima. A pensarci, ora, meglio tardi che mai, è Priestmangoode, uno studio londinese che ai non addetti ai lavori dirà poco o nulla, però il suo design, come loro stessi amano ricordare, è tutto intorno a noi. Cura gli interni di molte catene di hotel e della maggior parte delle compagnie e dei costruttori di aerei: da Airbus a Boeing, i leader del settore, fino a colossi delle nuvole come Lufthansa o Qatar Airways. In particolare, ha immaginato questa nuova configurazione di bordo per la brasiliana Embraer Air, il terzo player mondiale nella fabbricazione di bestioni alati (tra i clienti, Air Dolomiti o l’americana SkyWest) e nulla esclude, come già successo più di una volta, che sia ripresa in seguito da altri.

Il nocciolo della questione è questo: il pannello superiore con il pulsante per accendere la luce e continuare a leggere anche quando in cabina è buio, la relativa lampadina, l’avviso che invita ad allacciare le cinture, il pulsante per chiamare la hostess, la manopolina per regolare l’intensità dell’area condizionata, mangia un sacco di spazio. Deve essere collegato a un sistema centrale che gestisce gruppi di sedili e rosicchia l’area destinata alle valigie. Lo studio londinese ha studiato un sistema personalizzato, con controlli simili allo smartphone (lo vedete nella foto qui sotto), che non solo rende il tutto più intuitivo e piacevole, ma ha bisogno di qualche filo per funzionare, senza centraline o altri complicati meccanismi. Il bello dell’elettronica.

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Altra intuizione figlia del tempo, è l’idea di mandare in pensione il televisore piazzato davanti a ogni sedile. Passano due anni, massimo tre, e tutto l’hardware è già vecchio. E l'impianto da fiore all'occhiello della compagnia muta in un'eredità pesante della preistoria. Priestmangoode suggerisce un alloggiamento per il tablet del passeggero - si presume, le statistiche confermano, che nel 2018 ciascuno di noi o quasi ne avrà uno - da incastrare dove oggi c’è il display, per scegliere i propri contenuti preferiti a partire dalle serie tv, continuare a lavorare, navigare sul web sperando nell’arrivo di massa della connessione Wi-Fi a bordo, giocare e affini.

Un bel risparmio per le compagnie, che anziché comprare e poi rottamare schermi e montagne di chip e plastica, dovranno fornire solo un po’ di corrente a ogni postazione per evitare che i viaggiatori rimangano a secco sul più bello. E per chi proprio non ha una tavoletta? Se ne potrà tenere a bordo una dozzina da distribuire a chi ne fa richiesta. Insomma, viaggiare in aereo nei prossimi anni sarà più confortevole e meno stressante. Per tutti. Anche per i ritardatari cronici o per chi ha i nervi tanto saldi (o ama il brivido a tal punto) da mostrare la carta d’imbarco una manciata di secondi prima della chiusura del gate.

  

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