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Come cambia l’App Store

Novità sia per gli sviluppatori che per gli utenti. L’obiettivo? Migliorare il modello di business, offrendo maggiori opportunità di guadagno

L'app economy non si ferma più. L’industria delle applicazioni ha superato – per fatturato – quella di Hollywood con una’importante ricaduta anche in termini occupazionali. Solo in Europa, fa notare una ricerca condotta dal Progressive Policy Institute, l’economia basata su giochi, servizi e altri software scaricabili su telefonini e dispositivi mobili ha generato lo scorso anno 1,2 milioni di posti di lavoro.

Eppure, va detto, non tutti coloro che hanno portato i propri titoli a fare breccia nei vari bazàr delle applicazioni possono contare su un business stabile e in crescita continua. La proliferazione di titoli più o meno simili e l’egemonia delle superpotenze digitali (si pensi alle centinaia di applicazioni fotografiche spazzate via da Google Photo), obbligano molti attori della filiera a rimettersi continuamente in discussione.

Verso l'App Store 2.0
È proprio nell'ottica di un'evoluzione del modello di business che va letta la decisione di Apple di procedere a un cambio radicale delle policy per l’App Store, il capostipite di tutti i supermercati delle applicazioni. La modifica più evidente riguarda la nuova politica sugli abbonamenti: dal prossimo autunno, questa tipologia di pagamento potrà essere adottata per qualsiasi tipo di app, non solo servizi streaming, news e incontri. Il vantaggio per lo sviluppatore di applicazioni sarà duplice: da un lato fidelizzare i clienti nel tempo, dall’altro aumentare gli incassi.

 

A incentivare ancora di più il modello a sottoscrizione, lo sconto del 50% applicato da Apple sulle tariffe di revenue share: dopo un anno di abbonamento, in pratica, la società di Cupertino preleverà dalle casse degli sviluppatori solo il 15% di quanto versato dai consumatori, in luogo del tradizionale 30%. Gli sviluppatori saranno anche in grado di aumentare, ridurre o modificare il canone di abbonamento, lasciando agli utenti la facoltà di accettare; in caso di rifuto, la sottoscrizione decadrà automaticamente.

Si potrà pagare per avere le app più in alto nelle ricerche
Fra le novità del nuovo App Store vale la pena sottolineare anche la cosiddetta Search Ads, ovvero la possibilità per gli sviluppatori di mettere in risalto le proprie applicazioni attraverso il pagamento di una sorta di adwards per la ricerca. Le cosiddette ricerche sponsorizzate, ha spiegato il senior vice president del marketing globale di Apple Phil Schiller in un'intervista a The Verge, appariranno su uno sfondo blu così da differenziarsi dai risultati di ricerca organici e saranno correlate alla query digitata dall’utente: sarà Apple a selezionare automaticamente quali annunci visualizzare in cima alla lista mediante un algoritmo calibrato sulla rilevanza e sul prezzo pagato dall’inserzionista.

Apple, che dal 2008 (data di nascita dell'App Store) ad oggi ha guadagnato circa 40 miliardi di dollari dalla vendita di app e servizi all'interno del suo store digitale, ha fatto inoltre sapere che punterà a ridurre i tempi di approvazione per le applicazioni sviluppate all’interno di iOS. Già oggi – ha precisato lo stesso Schiller – il 50% delle richieste di revisione viene smaltito entro le prime 24 ore, il 90% nelle prime 48 ore.

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