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Cinque ragioni per cui un aereo può precipitare

Meteo avverso, problemi tecnici, sabotaggio, errore umano. Tutte le cause che provocano un disastro ad alta quota

– Credits: Peter@Flickr

Gli esperti non raccomandano altro: non distraetevi troppo durante il decollo o l’atterraggio. Siate pronti a reagire in caso di emergenza. Alzarsi in aria e toccare il suolo, infatti, sono in assoluto le fasi più delicate. Quelle in cui un piccolo dettaglio che va storto può avere conseguenze molto serie. Ad alta quota, durante la crociera, si può stare invece abbastanza tranquilli. Le probabilità che un aereo cada nel vuoto sono davvero bassissime: il 9 per cento del totale degli incidenti. Restano dunque eccezioni, ipotesi estreme. Anche perché, se fosse il contrario, tutte le dinamiche dell’aviazione sarebbero da riscrivere o almeno ridiscutere. E per fortuna siamo lontani da questo punto.    

Eppure le eccezioni esistono, la cronaca racconta diversi episodi di aerei precipitati all’improvviso, scomparsi dal cielo da un secondo all’altro. L’ultimo, quello del volo della Malaysia Airlines. Ecco le cause, i principali motivi, per cui accade quello che non dovrebbe accadere.

IL METEO
Spesso è l’indiziato numero uno. Saranno le suggestioni figlie di una corposa letteratura cinematografica di disastri in quota e di certo nessuno è troppo felice di sorvolare l’oceano o in generale di imbarcarsi sotto un diluvio con tuoni e saette. Eppure bisogna finire in mezzo a una tempesta davvero intensissima per temere per la propria incolumità e le difficoltà vere sorgono in fase di atterraggio. Nemmeno un fulmine che colpisce la fusoliera è una minaccia così disastrosa: è un’eventualità che anzi capita circa ogni mille ore di volo e non fa sfaceli. La corrente scivola fino alla punta dell’aeromobile e non lascia tracce così preoccupanti. Insomma, è una delle variabili, ma forse la più rara.

UN PROBLEMA TECNICO
Questo invece è un punto più centrale. Gli aerei sono sottoposti a parecchi stress meccanici: quando toccano il suolo, perché comunque l’impatto, per quanto leggero, ha una sua brutalità; nei cicli continui di pressurizzazione e depressurizzazione. Fatiche che alla lunga, nonostante i test periodici di manutenzione abbiano esito positivo, possono incidere sulla tenuta complessiva della macchina. E preludere inopinabili catastrofi come il guasto di un motore o di componenti necessari per continuare a rimanere in quota.

UN ERRORE DEL PILOTA
Per quanto la tecnologia sia la protagonista numero uno a bordo, il ruolo degli occhi e delle mani umane è ancora centrale. E un omesso controllo, un malore, qualsiasi cosa impedisca al capitano o a chi lo assiste di fare a dovere il suo lavoro, non è privo di conseguenze. Anche non comunicare un improvviso cambio di rotta, magari perché alle prese con un'emergenza, può portare l’aereo dove non dovrebbe essere. Fino all’elemento più estremo: la perdita del controllo della macchina mentre il pilota automatico è fuori gioco.

UN SABOTAGGIO
Arriviamo al vero nodo. Qui non c’è sfortuna, fatalità, precauzione che tenga. Se un terrorista è a bordo, un meccanico ha volutamente fatto danni a terra, bisogna solo sperare che non succeda il peggio. Non mancano per fortuna gli esempi di dirottamenti non andati a buon fine, di disastri evitati per l’eroismo o il sacrificio dei passeggeri, di malfunzionamenti di ordigni o di pentimenti dell’ultimo minuto, ma purtroppo è accaduto che certi terribili propositi siano stati portati fino in fondo.

UNA COMBINAZIONE DI DUE FATTORI
Un piccolo guasto unito all’inesperienza del pilota può essere fatale. Un gravissimo problema tecnico, gestito nel modo giusto e con la buona sorte che decide di dare una mano, può risolversi nel migliore dei modi. Nel 2009 un volo della US Airways partito dall’aeroporto LaGuardia di New York subì il guasto di entrambi i motori, ma riuscì lo stesso ad atterrare. Già, anche ad alta quota, nel male ma per fortuna anche nel bene, non esistono regole senza eccezioni.

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