Qualcuno la definisce la via cinese al successo: prendi un marchio, fallo conoscere al grande pubblico con una serie di prodotti più o meno simili a quelli dei brand più affermati (ma a prezzi molto più contenuti), dopodiché prova a fare il salto di qualità, parlando a quei consumatori che fino al giorno prima ti snobbavano come la solita alternativa “low-cost” proveniente dall’Oriente. 

È una ricetta precisa, quasi scientifica, per certi versi diabolica. Ma che funziona, quasi sempre. Perché a quel vecchio ritornello per cui “i cinesi vendono perché copiano o perché sfruttano la manodopera” ormai non ci crede più nessuno. No, basta guardare il percorso compiuto dalle principali realtà dell’hi-tech Made in China - da Huawei a ZTE, da Xiaomi a OnePlus, per citare le più fulgide - per capire che il fil rouge che congiunge tutti i casi di successo che hanno avuto la forza di imporsi anche dalle nostre parti è più sottile, e ragionato. 

 

Arrivare al vertice, passo dopo passo
Così, mentre guardiamo in anteprima i prodotti che Hisense porterà in Europa nel corso dell'anno, ci viene quasi spontaneo pensare all’ennesimo - possibile - crack del Made in China. Televisori, ma anche frigoriferi, condizionatori, oltre agli immancabili smartphone: ci sono tutti gli oggetti che siamo abituati a vedere nelle grandi catene di elettronica, forse ancora un po’ acerbi nel design, ma a costi così competitivi da far chiudere un occhio anche al più schizzinoso fra i consumatori occidentali. L’impressione è che qualcuno, ai piani alti di questa azienda di Qingdao, nella provincia di Shandong, abbia deciso di fare le scarpe a Samsung, Lg, Sony e a tutte le altre multinazionali storiche dell’elettronica di consumo.

Eppure, a sentir parlare Hanson Han, General Manager Europe di Hi Sense, i piedi - qui - sono ben piantati per terra. "Ognuno ha la sua strategia. Samsung è una grandissima azienda e ha iniziato ben prima di noi, Huawei ha potuto sfruttare la grande penetrazione ottenuta con gli apparati di rete. Noi procediamo passo dopo passo", ci spiega il responsabile, mettendo ben in chiaro, comunque, le mire ambiziose del marchio: "Abbiamo le carte in regola per diventare i numeri 2 nel settore delle Tv, ora dominato dalle due società coreane (Samsung ed Lg, ndr)".

Hisense

– Credits: Roberto Catania

Pensare in grande
Proprio il settore delle Tv sembra essere quello su cui Hisense, oggi, gode del maggior potenziale di crescita. Anche in Italia. La società ha investito moltissimo sugli schermi di nuova generazione, sia a livello tecnologico - e in particolare sui pannelli LCD (standard e Quantum Dot) di grandi dimensioni - sia in termini di visibilità: dagli Europei di calcio alla Red Bull F1, dalla sponsorizzazione dello Schalke 04 agli Australian Open di tennis, il tentativo di mettersi in mostra nei grandi appuntamenti televisivi (perlopiù sportivi) è evidente.

Ma c’è di più. C'è il vantaggio di evolvere rapidamente grazie alle dimensioni di un mercato interno che non ha pari nel mondo, spiega Natalia Andrievskaya, Global Director MDA di GFK. Hisense, così come tutte le realtà cinesi hi-tech, può reperire in fretta le tecnologie allo stato dell’arte e farle scalare rapidamente a livello globale. Lo dicono anche le indicazioni che emergono dall’analisi delle dinamiche domanda-offerta: già oggi il 21% delle Tv viene costruito nel subcontinente asiatico, puntualizza la società di analisi, sottolineando il grande interesse del mercato locale negli schermi oltre i 50 pollici.

Hisense

– Credits: Roberto Catania

L'OLED può aspettare
Qualcosa, in questo senso, si sta muovendo anche dalle nostre parti. Nonostante un consolidato a livello di vendite che privilegia ancora le Tv da 30 a 49 pollici, anche il telespettatore medio europeo si sta orientando verso schermi di grandi e grandissime dimensioni. Proprio laddove Hisense vuole fare la differenza. “Il fatto che il televisore da 65 pollici più venduto in Italia nel 2016 sia stato proprio un modello di Hisense (il 65M5500 ndr) non deve stupire", ci spiega Federico Francesco Bossi, Sales Manager Brown Goods presso Hisense Italia, rimarcando la linea strategica della società, più che mai orientata ad aggredire la fascia premium del mercato.

In questo senso, stupisce un po’ la scelta della società di chiamarsi fuori dal segmento più nobile dell’hi-tech da salotto, quello delle Tv OLED. Una volontà che probabilmente risponde a precise logiche commerciali (acquistare pannelli organici dall’unica società che in questo momento li costruisce - Lg display - rischia di diventare un affare troppo costoso), ma su cui, presto o tardi, Hisense dovrà ritararsi. Sempre che l’obiettivo sia davvero quello di diventare la Samsung o la Lg del futuro. 

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