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Ces 2014, il meglio e il peggio della fiera dell'hi-tech

Successi e fallimenti, tendenze forti e delusioni: un bilancio della kermesse di Las Vegas

Un drone in volo durante il Ces 2014 – Credits: Ces press office

da Las Vegas

E poi arriva il solito momento dei bilanci. Trionfali, secondo i numeri: 3.200 espositori, 150 mila rappresentanti del mondo dell’industria dell’hi-tech e dintorni, di cui 35 mila non americani. È stata l’edizione più vasta di sempre: lo spazio espositivo ha sfiorato i 200 mila metri quadri. E probabilmente la più viva, visto il diluvio di annunci, lanci, novità presentate per la prima volta ai buyer e alla stampa. Molte cose ci sono piaciute, altre un po’ meno. Di sicuro il Ces resta un’occasione imperdibile per fare il punto sulla situazione dell’hi-tech mondiale e sulle direzioni che sta prendendo. Il che, di fatto, è già un enorme merito. Per il resto, questo è il nostro meglio e il nostro peggio della fiera.

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IL MEGLIO

Oltre i soliti noti
Chiaro, nella Central Hall, la via Monte Napoleone del Convention Center, la scena era tutta o quasi per i grandi nomi, per colossi come Intel, LG, Panasonic, Samsung e Sony. Stand gonfi di musica a tutto volume, televisori giganti, e poi fotocamere, elettrodomestici e via dicendo. Ma è altrove, soprattutto nella South e nella North Hall, che qualcosa cambia e si registra l’irrobustirsi di tendenze inedite o che negli anni precedenti erano appena agli inizi. Ecco l’area dedicata alle stampanti 3D, con MakerBot e 3D Systems che si espandono e passano da un paio di banchetti del 2013 a due postazioni in grande stile, persino con musica suonata dal vivo (con strumenti stampati in 3D, s'intende); ecco la zona dedicata alle auto, che ha reso il Ces un’appendice di Francoforte e saloni vari; ecco i corridoi strapieni di proposte per salute e fitness. Nuovi protagonisti lanciati alla conquista di fette di mercato non ancora nemmeno lontanamente sature, perciò stracariche di potenziale.  

Caccia alla nuova Apple
Sarà colpa della passione tutta umana per il lieto fine, ma diciamocelo: cosa c’è di meglio della storia di un’azienda che altro non è se non un gruppo d’amici, impegnati a coltivare sogni e passione all’interno di un garage, un salotto o un ufficio striminzito, prima di tentare il grande salto sul palcoscenico che conta? Forse è un’immagine abusata, ma credeteci: ad ascoltare le storie di tante start-up raccolte al Ces, molte non sono diverse da quello che la Apple, HP e simili erano quando non erano nessuno. E se oggi queste start-up sono qui davanti a te, a raccontarti con timidezza la loro idea, a scusarsi perché non sanno cos’è una cartella stampa, magari un giorno cresceranno fino a diventare colossi. È un gioco spietato, in pochissimi ce la faranno, ma erano nel posto giusto, lo saranno ancora se decideranno di tornare, quantomeno per provarci.  

Non solo hardware
Tra le conferenze più affollate della fiera, anzi senz’altro la più affollata, è stata quella in cui Marissa Mayer ha raccontato il futuro della sua Yahoo!. Grande affluenza anche per Dick Costolo, il Ceo di Twitter. E nel Convention Center ci si poteva imbattere nello stand del New York Times, all’hotel Venetian ecco l’area solo a inviti della Microsoft, mentre da qualche parte Google mostrava il 4K su YouTube. E sempre a proposito di 4K, il numero uno di Netflix Reed Hastings ha fatto una doppia apparizione alle conferenze di LG e Sony. I contenitori sono vuoti senza contenuti. I televisori possono essere equipaggiati con le tecnologie all’ultimo grido, ma hanno bisogno di programmi all’altezza del loro pedigree; l’ultimo computer, l’ultimissima fotocamera, hanno bisogno di porti verso cui approdare, di luoghi per condividere. Il Ces ha avuto l’intelligenza di integrare a dovere, mai come quest’anno, la dimensione fisica e quella immateriale, con una coerenza molto lodevole.  

IL PEGGIO

Europa, dove sei?
Il Ces è un lungo, monocorde monologo di Stati Uniti e Asia, con la Cina in prima fila. Gli italiani si contano sulla punta delle dita, il Vecchio Continente rimane comunque indietro e si accontenta di una piccola frazione del totale dei presenti. A volte, peraltro, riproponendo leggere evoluzioni di idee già viste l’anno scorso. Non è una novità, direbbe qualcuno, ma è lo specchio fedele del ritardo, dell’inerzia in un settore in cui servono dinamismo, competenze e capacità di osare. Con una punta di fondato sciovinismo, bisogna dire che è un peccato.  

Tu innova, io ti copio
Difficile distinguere tra originali e non, tra chi ha sul serio sviluppato in casa una tecnologia che funziona e chi invece ha emulato, diciamo così, un’idea altrui. È vero che gli espositori sono più di tremila, ma una parte sono cloni, variazioni su temi già visti e rivisti: l’ennesimo braccialetto, la solita action cam, la brutta copia della brutta copia del sensore smart. Anche qui, per carità, è nella logica delle cose. Ma i risultati sono talmente raffazzonati, talmente poco credibili, da essere condannati all’oblio o, ben che vada, a una catena di distribuzione low cost.  

Evoluzioni, mai rivoluzioni
Ancora una volta lasciamo il Ces con una punta d’amaro in bocca. C’è la televisione più grande che si vede meglio; la stampante che crea modelli in 3D a costi più contenuti e con una velocità maggiore; l’auto che si parcheggia da sola e si guida da sola; una costellazione di internet in tutte le cose. Ma manca il colpo a effetto, il prodotto veramente nuovo, che spiazza tutti: analisti e concorrenti. Dov’è il punto? Non c’è coraggio, non ci sono idee o solo è più comodo puntare su un altro smart watch perché si è detto che farà tendenza? Da una fiera che vuole anticipare il domani, ci si aspetta un po’ più di devozione, o almeno di rispetto, per il futuro.  

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