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Ces 2017, Intel mostra il futuro della realtà virtuale

Nuovi modi di viaggiare, lavorare, giocare, seguire il proprio sport preferito. Svelata a Las Vegas l'evoluzione dei visori

da Las Vegas

Muoversi dentro un film o un documentario o guardare un evento sportivo da numerose prospettive, in campo e sugli spalti; giocare con un tasso di realismo mai sperimentato prima, con elementi del mondo reale mescolati a quelli del videogame; salire a bordo di un drone che velocizza operazioni complesse, rende più sicuro un lavoro molto pericoloso. Ecco il futuro della realtà virtuale, la sua evoluzione, i salti di qualità imminenti per renderla ancora più appetibile e promettente. Per zittire chi ne preconizza il fallimento mentre è ancora nella culla.

A dare un vasto assaggio di questa visione è Intel nel corso della sua conferenza al Ces di Las Vegas: «La più complessa e unica che abbiamo mai organizzato» ripetono come un mantra dallo staff della multinazionale americana, quasi a volersi incoraggiare e dare fiducia. Perché quando il numero uno dell’azienda, il Ceo Brian Krzanich sale sul palco, non ha davanti la solita platea di giornalisti seduti stipati uno a fianco all’altro. Ma uno scenario potenzialmente molto complesso da gestire, con il rischio del classico effetto boomerang sul piano dell’immagine se le cose non dovessero andare per il verso giusto.

La sala è stata allestita con 260 postazioni con pc, visore Oculus Rift, sensori di movimento, controller. Tutto l’occorrente per dimostrare ai presenti che la pratica, sul terreno della realtà virtuale 2.0, è molto più avanti della teoria. Spiega il Ceo: «Vogliamo metterci alla testa di un cambiamento senza precedenti, in cui le esperienze vengono al primo posto». E con il casco sulla testa, l’esperienza parte subito: veniamo catapultati a bordo di un elicottero, subito dopo ci paracadutiamo nella scenografia mozzafiato di un canyon dalle sfumature cangianti.

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Brian Krzanich, ceo di Intel, sul palco della conferenza del Ces – Credits: Marco Morello

Sa molto di già visto, la malizia s’insinua veloce, però è solo la premessa. «Negli ultimi vent’anni i video sono rimasti sempre gli stessi, abbiamo solo migliorato la risoluzione, la loro qualità. Quello che vogliamo fare è dare la possibilità di muoversi mentre le immagini scorrono». Ed eccoci in un paesaggio bucolico nel Vietnam: non solo spostiamo la testa su ogni lato per coglierne le sfumature a una definizione strepitosa, ma mentre camminiamo tutto il contesto – dall’acqua che scorre agli animali che brucano beati – si adegua al nostro movimento. È quasi come essere lì.

«La realtà virtuale» chiosa Krzanich «stimola l’avventura, fa esplorare luoghi in cui non siamo mai stati». Ed è appena l’inizio: un drone ci porta sopra un tappeto di pannelli solari nel deserto del Nevada, poco lontano da Las Vegas. Il senso è evidente: anziché mandare sul campo decine di addetti a ispezionare l’area, lo si fa dall’alto, zoomando per individuare i guasti e procedere con interventi mirati dove serve. Minimizzando i costi, evitando di esporre gli operatori a forti ondate di calore, la norma nell’area, o a lunghe perdite di tempo.

La cosa sorprendente è che il video non è registrato, ma è in diretta (le nuvole sono le stesse di quelle che avevamo visto poco prima, sbirciando fuori dalla finestra del Mandalay Bay, sede della presentazione). Come dal vivo, tant’è che il Ceo deve prendere tempo perché sta finendo l’intervallo, è una partita di basket. Guardando in un punto del casco possiamo cambiare inquadratura, spostarci a bordo campo o sugli spalti, leggere il punteggio alzando la testa, le formazioni sul parquet volgendo il capo verso destra.

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Un momento della conferenza di Intel al Ces 2017 – Credits: Marco Morello

«È un po’ come portare nelle case l’esperienza dello stadio». Una rivoluzione nella fruizione dello sport in salotto, con tanti possibili corollari: per dirne uno, s’interagisce con un venditore di magliette che si avvicina a noi e il prodotto ordinato ci arriva direttamente a casa.

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Project Alloy in funzione – Credits: Marco Morello

Il valore aggiunto è evidente, lo diventa ancora di più quando il palco si spalanca e compaiono due giocatori che indossano «Project Alloy», la maschera di Intel che – l’annuncio è odierno – diventerà un prototipo disponibile per gli sviluppatori entro la fine dell’anno. Non siamo più nel campo della realtà virtuale, bensì in quello della «merged reality», mista: l’ingresso di elementi che ci circondano, del nostro quotidiano, nella simulazione protagonista sul visore.

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– Credits: Marco Morello

Il dispositivo dell’azienda americana ha una batteria, camere e sensori al suo interno (foto sopra) che gli consentono di fare quello che gli altri visori devono fare con fili e oggetti esterni, ingombranti, potenzialmente a rischio inciampo. Con «Project Alloy» ci si muove invece in piena libertà. Così, in uno sparatutto nello spazio, mobili e sedie di una stanza diventano parte integrante del videogame. Ci si può nascondere dietro di essi per proteggersi dagli attacchi dei nemici. Inoltre, è supportato il multiplayer, si vede sempre dov’è il nostro compagno di avventure. Una risposta a chi bolla questa tecnologia come una dinamica anti-sociale.

C’è ancora tempo per la dimostrazione di un gioco di zombie, «Arizona Sunshine», con contorno di spavento per tutti i presenti per un morto che cammina fin troppo in vena di burle. Vero, è già visto, Sony ha fondato buona parte della comunicazione del suo PlayStation Vr su climax adrenalinici come questo, ma la demo di Intel ha evidenziato un notevole salto in avanti sul piano della qualità e del realismo.

Non è troppo difficile spiegare perché il colosso dei processori batta forte sul tasto di questa tecnologia: genera moltissimi dati, richiede una grande potenza di calcolo e Intel vuole essere in prima fila per fornirla. Inoltre, va dato merito alla multinazionale di Santa Clara di avere saputo osare in un contesto, quello del Ces, sempre più abbottonato, abbonato a conferenze con copioni recitati a memoria e pochi guizzi, ancora meno coraggio.

L'esatto contrario dell’immaginazione, della rottura degli schemi, che dovrebbe essere essenziale per una fiera dedicata a prodotti e servizi che entreranno nel nostro domani. Con queste premesse e ipnotiche promesse, la realtà virtuale ne farà senz’altro parte.

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