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Il casco intelligente per le riparazioni a distanza

Lo sta sperimentando GE Oil & Gas per mettere in contatto luoghi remoti con la base italiana, velocizzare i tempi e ridurre i danni economici

Se si guasta la nostra automobile, la trafila è veloce semplice: raggiungiamo in qualche modo un’officina nei paraggi, concordiamo la riparazione, aspettiamo quanto serve perché un pezzo mancante arrivi da un fornitore vicino. Se i tempi si allungano, ci accontentiamo di un’auto di cortesia. Se a rompersi è però una turbina, una macchina costosissima, enorme, incaricata di estrarre petrolio e gas, sperduta a tanti chilometri da un avamposto di civiltà o dalla terraferma, la situazione diventa parecchio più complessa. Un solo giorno di stop di un impianto, per dire, può scatenare un danno da 2,5 milioni di dollari.

Se il fattore tempo è fondamentale per accorciare l’intervallo tra la segnalazione e la soluzione, la tecnologia può aiutare in questo senso. Tramite un casco che sembra arrivare dal futuro: uno «smart helmet» in grado di mettere in contatto l’ingegnere inviato sul campo e la base operativa, con un collegamento video modulabile in base alla connessione disponibile, una telecamera che filma e trasmette in tempo reale quello che l’operatore sta vedendo. Inoltre, ecco un altro obiettivo tascabile, da tenere in mano (foto sotto) per raggiungere anche le zone più impervie di una turbina senza lanciarsi in improbabili e pericolose contorsioni.

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– Credits: GE

Per una volta, non si tratta di una complessa alchimia concepita in Silicon Valley, ma di una collaborazione tutta italiana. Tra Enel e VRMedia, società spin-off della prestigiosa Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, che sta portando avanti un progetto pilota con GE Oil & Gas.

La multinazionale americana, con 5.500 dipendenti e 6 siti sparsi nel Bel Paese, ha infatti a Firenze uno dei tre centri (gli altri sono a Houston e Kuala Lumpur) chiamati non soltanto a monitorare a distanza il funzionamento delle macchine da tutto il mondo, intervenendo per tempo quando bisogna effettuare un tagliando o un aggiornamento cruciale per la loro longevità, ma anche guidando e sovrintendondo i processi di risoluzione dei guasti. Che, con gli smart helmet, guadagnano celerità ed efficacia.

L’ingegnere sul campo non deve solo contare sulle sue competenze e la sua memoria: è come se avesse un’intera task force alle sue spalle. Può evidenziare il dettaglio di un pezzo e farsi recapitare a video il manuale d’istruzioni per un intervento; zoomare sul codice e far partire l’ordine non appena si acclara qual è il componente che si è guastato.

Il casco, inoltre, come abbiamo avuto modo di sperimentare direttamente, è comodo e facile da indossare nonostante l’attrezzatura tecnologica che lo arricchisce. La connessione (sicura, criptata, via satellite o rete mobile), la potenza di calcolo, la trasmissione dei dati avvengono tramite un iPad che si tiene a tracolla.  

È un’evoluzione intelligente, in un campo d’applicazione sensato, di esperimenti che si sono rivelati fallimentari come i Google Glass. Il preludio di quello che sarà possibile con HoloLens di Microsoft. Una sorta di realtà aumentata precoce, abbozzata, perché le informazioni non si sovrappongono a quello che si sta inquadrando, ma sono accessibili da una coppia di piccoli display calati davanti agli occhi. Che non disturbano visuale e campo d’azione.        

«Un meccanismo del genere non sostituisce il vecchio approccio, ma lo arricchisce. Lo velocizza» sottolinea Maria Sferruzza, vicepresidente dei servizi globali di GE Oil & Gas. «Stiamo inoltre valutando e testando altre opzioni tecnologiche, come l’uso dei droni per ispezionare le turbine». Un modo per capire qual è lo stato dell’impianto prima ancora di inviare un ingegnere. E in questa direzione va l’ipotesi, in futuro, di dotare di caschi intelligenti non solo gli addetti della compagnia, ma anche i clienti.

«In modo» dice Sferruzza «che si possa avere un primo approccio al problema quando il nostro tecnico non è ancora partito». Senza nessun azzardo o rischio per la sicurezza. Il personale che gravita intorno alle turbine non è sprovveduto, ha preparazione e capacità: indirizzato a dovere da Firenze, saprebbe recepirne le direttive.

Nel frattempo, nello stabilimento toscano, è entrato un altro pezzo d’avanguardia: la realtà virtuale. Viene usata per la formazione tecnica, simulando interventi di manutenzione e installazione. I software sono sviluppati in casa e tramite un casco Htc Vive oppure occhiali 3D e un telecomando provvisto di sensori, si vede, muovendosi in una stanza, cosa succede quando si svita una vite o si maneggia un pezzo. «Come in un videogame» ragiona Sferruzza «si sperimenta l’esperienza che si troverà nell’ambiente in cui si andrà a operare». Con il bonus di poter sbagliare e riprovare tutte le volte che si desidera, senza il rischio di scatenare danni. Dalle conseguenze decisamente più serie di quelle provocate da un meccanico sprovveduto alla nostra automobile.

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