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SONOS, uno smart speaker per cambiare il nostro modo di ascoltare musica

Con il nuovo Play:5 e il sistema Trueplay, SONOS vuole invertire la tendenza musicale degli ultimi vent'anni, riportando la qualità in un panorama acustico ipercompresso

Nel giugno del 2002, mentre ancora nel panorama musicale tutti si domandavano come l'industria potesse sopravvivere al ciclone Napster, in un ufficio di Santa Barbara due executive di un'azienda di software trovarono il coraggio di strizzare gli occhi per guardare oltre l'ostacolo. Al tempo lo streaming musicale era ancora un concetto marginale, ma non era difficile immaginare che di lì a qualche anno sarebbe stata disponibile la tecnologia per rendere possibile ascoltare qualunque tipo di contenuto musicale direttamente online. Così, John MacFarlane e Tom Cullen, co-fondatori di Software.com, provarono a chiedersi quale tipo di hardware sarebbe servito in un mondo dominato dallo streaming musicale. Tredici anni dopo, i due sono alla guida di una delle aziende leader nel campo degli speaker wireless, SONOS.

Negli ultimi anni, SONOS si è fatta conoscere grazie a una serie limitata di speaker ideati per trasformare l'ambiente domestico nel posto ideale per ascoltare musica (una scelta lungimirante, considerando che circa il 50% dei contenuti musicali vengono ascoltati entro le mura domestiche). L'idea di SONOS era interessante: fornire un sistema di speaker ad alta qualità che attingessero dai principali servizi online (come Pandora, Spotify, Rdio, Tidal etc.), che potessero essere disposti in diverse stanze della casa e quindi gestiti attraverso un'apposita app. 

Si trattava principalmente di prodotti destinati a utenti maniaci dell'audio Hi-Fi e sufficientemente facoltosi. Le cose hanno cominciato a cambiare nel 2014, con il lancio di Play:1, uno speaker da 199 dollari studiato per intercettare un pubblico più ampio. Play:1 ha venduto bene, e per molti è stato il primo passo verso la riappropriazione di una qualità sonora che negli ultimi quindici anni è andata via via peggiorando.



Oggi, SONOS introduce una nuova versione del suo prodotto di punta, Play:5, uno speaker wireless almeno tre volte più potente del suo antecedente e studiato in modo da poter essere posizionato in tre diversi orientamenti. Ciò è reso possibile da un sistema di tweeter e mid-woofer appositamente studiato e da un set di sei diverse antenne. Agli occhi di un neofita, Play:5 ha l'aspetto di una normale cassa di medie dimensioni, con un design minimal e funzionale. In realtà è un vero e proprio prodigio dell'home-listening. Lo piazzi al centro di una stanza, accendi la musica, chiudi gli occhi e hai l'impressione che la musica stia uscendo dalle pareti, e non da uno scatolotto di mezzo metro. La possibilità di orientare due speaker in maniera orizzontale consente di privilegiare una separazione stereo più ampia e ottenere un'esperienza sonora ancora più avvolgente.



PLAY5 White

– Credits: SONOS

Il nuovo Play:5 è disponibile in due colori (bianco o nero) e costa 579 euro, il che fa emergere alcune domande: Vale davvero la pena alleggerirsi le tasche di … euro per comprare uno speaker wireless? Davvero le persone sono così interessate alla qualità audio di quello che ascoltano? Per rispondere a queste domande siamo andati nei laboratori di Santa Barbara, in California, per dare un'occhiata dietro le quinte dell'azienda che sta rivoluzionando la tecnologia dell'home-listening.

Se un tempo ascoltare un disco era una parte importante della mia giornata, a partire dalla fine degli anni '90 il mio rapporto con la musica si è via via logorato.” spiega Tad Toulis, Vice-President of Design a SONOS, “Man mano che si passava dai CD, ai file mp3 ultracompressi, agli iPod, la mia esperienza musicale diventava sempre più scarsa e occasionale.

Che negli ultimi 15 anni il mondo della musica sia cambiato è cosa nota e visibile a tutti. Abbiamo attraversato gli anni '90 con le cuffie del discman nelle orecchie, spendendo patrimoni in compact disc, per poi genufletterci senza esitazione agli mp3 e ai download illegali. Ci siamo convinti che il futuro dovesse essere questo: un mondo in cui la musica fosse un bene facilmente reperibile che nessuno avrebbe più comprato. Poi ci siamo distratti un attimo e ovunque c'erano piattaforme di streaming. Non l'avevamo previsto, non eravamo pronti, perciò abbiamo scaricato Spotify e abbiamo imparato a considerare la musica non qualcosa da possedere (legalmente o meno, poco importava), bensì qualcosa da fruire.

Il problema è che, in questa transizione, spesso e volentieri la qualità dei contenuti audio è stata sacrificata sull'altare della velocità di download. Il contrappasso: oggi abbiamo a disposizione molta più musica di quanta mai ne potremo ascoltare, e paradossalmente ne ascoltiamo meno, e con minore attenzione.

Ed è qui che la scelta di MacFarlane e Cullen di concentrare il grosso degli sforzi sulla qualità dell'esperienza sonora si rivela sostanziale. Siamo così abituati ad ascoltare file compressi che quando proviamo ad ascoltare quelle stesse canzoni in un formato qualitativo migliore, ci sembra di assistere a una versione più ricca delle stesse: è una questione di frequenze, naturalmente, ma anche e soprattutto di come un maggiore profondità sonora abbia la capacità di toccarci a livello emotivo.

Stiamo parlando di musica, e non di cinema, e questo concetto non può essere mostrato, tantomeno spiegato a parole, è qualcosa che va sperimentato in prima persona. È per questo che, posto di fronte alla domanda “Come pensate di convincere le persone che quello che si sono abituati ad ascoltare sia spazzatura?”, Tom Cullen ci risponde: “Collaboreremo con Hotel e altre situazioni pubbliche, così che siano gli utenti stessi a rendersi conto del divario tra quello che ascoltano e quello che potrebbero ascoltare.

Nel marzo del 2014 Neil Young lanciò Pono, una sorta di evoluzione del lettore mp3 destinato a chi volesse privilegiare la qualità della musica ascoltata in cuffia alla quantità stipabile in un dispositivo portatile. L'operazione si rivelò un flop. Il destino di SONOS però potrebbe essere diverso. Obiettivo dichiarato dell'azienda è concentrarsi non tanto sul singolo utente, quanto sull'ambiente domestico in cui vive. La musica ascoltata in casa ha un ruolo diverso di quella ascoltata in cuffia, è anche un accessorio ambientale e viene utilizzata per creare una particolare atmosfera.

Non è un caso che Trueplay, la seconda novità introdotta oggi da SONOS (e che abbiamo affrontato più approfonditamente qui), punti a rendere automatica l'ottimizzazione acustica di qualsiasi ambiente domestico.


Naturalmente, la sfida lanciata da SONOS è ancora lungi dall'essere vinta. La concorrenza negli ultimi anni non è rimasta ad aspettare, perciò non è da escludersi che nei prossimi medi qualche competitor (ad esempio BOSE), trovi il modo di mettere i bastoni tra le ruote a quella che sembra un'operazione incontrastabile. Senza contare, poi, che anche Amazon ha piantato il suo pesante scarpone nella porta dell'home-listening, e l'obiettivo del suo Amazon Echo è proprio imporsi come voce principale nelle case dei suoi milioni di utenti. 

Ma la vera sfida di SONOS è un'altra, ed è ancora più ardua: convincere gli utenti di avere bisogno di un sistema di smar-speaker per trasformare le loro case in padiglioni per l'ascolto di qualità.

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