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Samsung, ecco la Smart TV che ti guarda (e ti spia)

La scelta di affidare il riconoscimento vocale a terzi crea timori per la privacy. Tutto quello che diciamo potrebbe essere archiviato

Magari non lo sai e ti sei portato una spia in casa. Magari ora se ne sta seduta proprio nel tuo salotto, apparentemente fuori servizio, addormentata, ma pronta a captare qualunque cosa tu stia facendo o dicendo. Magari è proprio quello SmartTV Samsung per cui hai scucito bei soldoni.

Sessantasette anni dopo 1984, quarantasette dopo 2001: Odissea nello spazio, tre mesi dopo Amazon Echo, Samsung sembra aver trovato la sua soluzione per entrare in possesso dell’intimità domestica dei suoi clienti, e ha scelto come cavallo di Troia il più ovvio dei contenitori: il televisore.

Questo almeno è quello che alcuni analisti del panorama hi-tech hanno concluso dopo aver spulciato la privacy policy sul sito Samsung:

Per potervi fornire una funzionalità di riconoscimento vocale, alcuni comandi vocali potrebbero essere trasmessi (insieme a informazioni sul tuo dispositivo) a un servizio terzo che converte il messaggio parlato in testo.

Prima di prendere a martellate il tuo nuovo Smart-TV, è il caso di fermarsi a riflettere sul fatto che, per certi versi, la scelta di affidare a un servizio esterno le competenze di riconoscimento vocale è obbligata, dal momento che la tecnologia necessaria per dotare ogni singolo televisore di una simile funzionalità farebbe lievitare i costi di produzione a livelli poco sostenibili.

Tuttavia, leggendo con attenzione il documento informativo di Samsung è difficile non intravedere due mani ben piazzate in avanti, quasi delle scuse anticipate e non richieste. Ecco cosa si legge nel finale:

Occorre che sappiate che se i vostri messaggi parlati includono informazioni personali o sensibili, quelle informazioni saranno tra i dati acquisiti e trasmessi al servizio terzo.”

In poche parole: occhio a quello che dici in casa tua, perché il tuo nuovo televisore potrebbe avere le orecchie drizzate per fare incetta di dati sensibili, che come non manchiamo mai di ripetere, sono l’equivalente dell’oro del Klondike nel panorama hi-tech.

Direte voi: ma cosa se ne fa Samsung (o un servizio terzo) delle conversazioni tra me e i miei famigliari? Nel migliore dei casi: nulla. Nel più probabile dei casi, passerà al setaccio le tue conversazioni per ottenere informazioni utili a cucirti addosso un profilo dettagliato, utile a chi sviluppa pubblicità personalizzata. Nel peggiore dei casi, invece, queste informazioni rimarranno in qualche server, in attesa che qualche autorità (io non ho detto NSA, l’avete detto voi) esiga di averne accesso.

Dalla sua, Samsung da un lato conferma che “potrebbe acquisire comandi vocali […] in modo da poter fornire all’utente funzionalità di riconoscimento vocale, nonché valutare e migliorare queste funzionalità”, dall’altro, in una dichiarazione chiarificatrice, rassicura che “Samsung non conserva dati né li vende a terzi.”, che i dati vengono opportunamente codificati e che, se proprio la paranoia non ti fa dormire, puoi sempre disattivare la funzionalità di riconoscimento vocale.

Comunque la si voglia vedere, gli Smart TV Samsung vanno ad aggiungersi alla crescente lista di prodotti domestici che fanno dell’acquisizione di dati sensibili una prerogativa del loro corretto funzionamento, da Nest ad Amazon Echo.

Qualcuno, vedendomi citare Orwell a inizio pezzo, avrà alzato gli occhi al cielo. La cosa divertente, è che la stessa privacy policy di Samsung  sembra citare intenzionalmente 1984. Leggere per credere.

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