Philips Hue
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Philips Hue con HomeKit, la recensione

Ovvero come controllare le luci di casa con la sola imposizione della voce

Più o meno un anno e mezzo fa Apple annunciava HomeKit, il suo primo ecosistema software concepito per l’ambiente casalingo. A quel tempo le promesse di Tim Cook e soci suonavano a dir poco allettanti: presto - assicuravano i responsabili di Cupertino - potremo accendere o spegnere il riscaldamento, avviare la lavatrice, controllare le luci di casa e abbassare le temperatura del frigo, e tutto grazie a un semplice comando vocale.

A distanza di 18 mesi, bisogna ammetterlo, le nostre case sono più o meno come le abbiamo lasciate. L’Internet delle Cose, è vero, sta facendo passi da gigante, proponendoci oggetti connessi sempre più stuzzicanti, ma lo scenario preconizzato da Apple sembra ancora piuttosto distante. Nulla che metta in dubbio la bontà del progetto di Cupertino, intendiamoci. È solo che fra il dire e il fare c’è di mezzo un protocollo tutto nuovo che deve essere digerito e recepito da una sfilza di produttori che fino a ieri si occupavano di altro. Fatto lo spartito, insomma, bisogna aspettare che un’intera industria si accordi sulla giusta frequenza, il che non è così banale.

Un esempio “illuminante” per capire cos’è HomeKit e come potrebbe cambiarci la vita a dire il vero ci sarebbe: si chiama Hue 2.0 ed è l’evoluzione del sistema di illuminazione intelligente lanciato da Philips nel 2012. La differenza fra il vecchio e il nuovo sta appunto nell’integrazione del nuovo standard, che si traduce in un legame più profondo con l’iPhone e tutto il mondo iOS. Un esempio, giusto per chiarire: le lampadine connesse dell’azienda olandese ora non si comandano solo aprendo l’applicazione dedicata, ma anche sfruttando l’interfaccia vocale di Apple, in altrre parole parlando con Siri.

In questa recensione vi raccontiamo la nostra personalissima esperienza con il nuovo kit di base del sistema, un mese di prova con tre lampadine wireless controllate unicamente da un iPhone 6S Plus.

 

Tre lampadine (connesse) e una scatola bianca
Sul piano dei componenti, il nuovo starting kit Hue è molto simile al precedente: nella confezione troviamo un bridge da attaccare alla linea Internet di casa e tre lampadine wireless “white & color” da avvitare a un normalissimo lampadario o portalampade con attacco E27. Questo è come detto il set base di prodotti, ma volendo si può espandere il sistema acquistando separatamente altre lampade o strisce led.

Le differenze col passato sono soprattutto due:

1. Le lampadine sono più potenti, soprattutto nel campo delle tonalità fredde (a 4000 K si raggiungono quasi 800 lumen, l’equivalente di circa 60 Watt)

2. Il bridge è stato rivisto per recepire le novità di HomeKit, e in particolare l’interazione vocale

Per il resto non ci sono grandi variazioni rispetto al modello della prima serie. Il sistema resta facilmente configurabile anche per chi non ha fatto la scuola da elettricista: è sufficiente collegare il bridge al router di casa e avviare l’accoppiamento con il telefono mediante l’omonima applicazione Philips Hue (scaricabile da Apple Store). A facilitare il compito, un grosso pulsante al centro del bridge (da premere solo all’inizio della configurazione) e un codice identificativo stampato sul retro della confezione acquisibile mediante la fotocamera dell’iPhone, nulla di più. Nel complesso, una pratica che si può sbrigare in meno di 5 minuti.

Philips Hue Bridge ok

Tutte le luci in un'app
Una volta terminato l’accoppiamento, siamo pronti a interagire con le lampadine wireless utilizzando lo smartphone come interruttore. L’interfaccia dell’app Hue per iPhone è minimale ma efficace: muovendoci fra i 7 menu possiamo accendere o spegnere le lampadine, una per una o contemporaneamente, ma anche cambiare colore e regolare l’intensità delle stesse, impostare allarmi e timer, scegliere un’ambientazione predefinita, o crearne di nuove lavorando sulla palette dei colori o prendendo a modello una foto del salvata nel rullino.

Possiamo accendere o spegnere le lampadine, cambiare colore e regolare l’intensità delle stesse, impostare allarmi e timer, scegliere un’ambientazione predefinita, o crearne di nuove

Laddove non arriva l’app di Philips ci pensano gli sviluppatori di terze parti a completare il quadro. Basta fare un giro per l’Apple Store per scoprire che esiste un vero e proprio mondo sommerso di applicazioni per il mondo Hue. C’è di tutto, dall’app per sincronizzare le luci alla musica a quella che riproduce l’alba e il tramonto.

Il bello di Siri
Ma, è inutile girarci intorno, la vera novità della versione 2.0 di Hue sta nella possibilità di utilizzare Siri per controllare "a voce" l'intero sistema di illuminazione. In pratica: basta svegliare l’assistente virtuale di Apple e pronunciare alcuni comandi predefiniti - ad esempio “Accendi le luci”, “Spegni le luci”, “Attiva Scena”, “Abbassa le luci al XX%” - ed ecco che le lampadine, come per incantesimo, iniziano a funzionare in modo autonomo.

La lista dei comandi attivabili vocalmente è piuttosto ristretta ma a ben guardare c’è tutto quello che serve per gestire l’illuminazione di casa senza alzare un dito. L’effetto è indubbiamente magico, una sorta di Apriti Sesamo dei tempi moderni, insomma quel genere di prodigio che sembra fatto apposta per sbalordire gli ospiti che avete appena invitato a cena. 

Philips Hue

– Credits: Philips

Magico, ma è anche utile?
Chiarito che l’effetto Wow c’è ed è evidente, ci chiediamo: siamo di fronte a qualcosa di utile o a un gioco di prestigio fine a se stesso? L’impressione è che la strada imboccata da Philips in collaborazione con Apple sia quella giusta ma che ci sia ancora da lavorare per rendere l’interazione più semplice e immediata. Sfruttare l’interfaccia vocale di Siri per accendere, spegnere e regolare le luci riduce di molto i tempi di latenza fra input e output, ma nella routine quotidiana ci siamo ritrovati spesso e volentieri a puntare verso il buon vecchio interruttore fisico. Questione di praticità.

L’effetto è indubbiamente magico, una sorta di Apriti Sesamo dei tempi moderni, insomma quel genere di prodigio che sembra fatto apposta per sbalordire gli ospiti che avete appena invitato a cena.

La quadratura del cerchio potrebbe arrivare da un accessorio esterno, come ad esempio l’Apple Watch. A dire il vero esiste già la corrispettiva versione dell'app Hue per l'orologione di Apple, ma le sue funzioni appaiono ancora piuttosto limitate (al momento si possono solo attivare o disattivare le scene). Insomma, ci piace pensare al giorno in cui sarà possibile accendere o spegnere le luci con un semplice gesto della mano o sfruttando uno dei tasti fisici dello smartwatch.

Nel frattempo possiamo comunque chiedere a Hue di attivarsi - o disattivarsi - ogni qual volta entriamo o usciamo da casa. Merito di un’opzione (geofencing) che in pratica lega il funzionamento delle luci alla nostra posizione, o meglio a quella del nostro iPhone. Utile, soprattutto per chi ha il brutto vizio di dimenticarsi le luci accese.

Conclusioni
Nella sua nuova versione, Philips Hue si dimostra un buon esempio per capire in che modo la tecnologia - e in particolare l’Internet of Things - potrà rivoluzionare la nostra vita domestica negli anni a venire.

L’arrivo di HomeKit, non c’è dubbio, offre ai possessori di iPhone alcuni vantaggi, primo fra tutti la possibilità di controllare a voce il sistema di illuminazione. L’impressione, però, è che questo sia solo il primo passo verso un nuovo modello di interazione, sempre più svincolato dal controllo umano.

L’obiettivo, è evidente, è creare un sistema di illuminazione capace di lavorare con il minimo sforzo, se non addirittura di leggere le nostre intenzioni in base ai nostri spostamenti. Utopia? Forse. Ma in fondo avremmo detto lo stesso se qualcuno, qualche anno fa, ci avesse detto che un giorno ci saremmo trovati a parlare con il nostro lampadario.

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