Casa

Jeff Hagins: "Così comanderete la casa con lo smartphone"

Parla il fondatore di SmartThings, un sistema di sensori per accendere luci ed elettrodomestici o sorvegliare le stanze. Da una app

Jeff Hagins, uno dei fondatori di SmartThings

Ci sono sensori per comandare le luci di qualsiasi stanza o fare in modo che una lampadina si accenda non appena la macchina entra in garage o ci si avvicina alla porta d’ingresso. Un meccanismo per aprire e chiudere in automatico le serrature, sapere se i bambini sono tornati a casa da scuola, se il cane è scappato oppure, peggio, è entrato un ladro in casa. Insomma, un sistema completo, con due grandi pregi: è facile da usare e si comanda da una app per iPhone e smartphone Android. È questa l’intuizione che sta alla base di SmartThings, società con sede a Washington che negli Stati Uniti è già una storia di successo (il kit di base di sensori è in vendita a 199 dollari) e che ora si prepara allo sbarco in Europa. Parola di Jeff Hagins, uno dei suoi fondatori: 50 anni appena compiuti, 13 passati in una multinazionale a sviluppare progetti per l’esercito americano, alle spalle avventure in numerose start-up, prima di imboccare quella che sembra essere la strada giusta. Panorama.it lo ha intervistato prima del suo intervento a TechCrunch Italy, kermesse dedicata all’innovazione che si è svolta nei giorni scorsi a Roma.

Da dove viene l’idea di SmartThings?
Da un incidente nella casa di montagna di Alex Hawkinson, il nostro amministratore delegato. Un problema elettrico ha causato un danno al sistema di riscaldamento e ha provocato un allagamento. Quando la sua famiglia se n’è accorta era troppo tardi, la casa era un completo disastro. Alex voleva sviluppare una soluzione che gli consentisse di monitorare a distanza dati semplici come la temperatura interna. E mentre costruivamo un prototipo, ci siamo resi conto che l’opportunità era molto più grande: potevamo mettere a punto una soluzione per rendere le case più intelligenti e sicure.

Sul mercato, soprattutto su quello americano, esistono già soluzioni simili.
Noi abbiamo creato una piattaforma che dà agli utenti soluzioni facili da usare e fornisce agli sviluppatori e ai produttori l'opportunità di integrare le loro proposte sulla nostra piattaforma. SmartThings va pensato come l’app store della tua casa, un posto dove trovare risposte a problemi reali, facili da installare e da usare.

Ci faccia qualche esempio pratico.
Non lascerete mai più la porta del garage aperta, perché vi arriverà una notifica se non l’avete chiusa. Tutte le luci si spegneranno contemporaneamente e lo stesso avverrà per i condizionatori non appena uscirete di casa: così risparmierete anche un po’ di soldi. E così via.

Porterete SmartThings anche nel nostro Paese?
Nei prossimi mesi lanceremo la versione beta in Europa a cominciare da quanti hanno sostenuto la nostra campagna di raccolta fondi su Kickstarter.

Sarete i paladini dell’internet delle cose.
Alla gente non interessa l’internet delle cose in sé. Prestano attenzione a ciò che risolve i reali problemi della vita e le tecnologie che stiamo sviluppando vanno in questa direzione. Inoltre, con tutte le cose che oggi sono in grado di fare gli smartphone è abbastanza strano che non consentano operazioni semplici come per esempio aprire una porta.

Restando nelle tendenze mainstream, i vostri saranno sensori social?
Non so se le cose potranno essere social, ma alcuni sensori certamente sì. Nella misura in cui potranno fare sapere ai miei amici che c’è una perdita d’acqua nella mia casa mentre sono via, così che possano intervenire per ripararla.

Insomma, un post salvavita. E la privacy? Che posto occupa nella vostra scala di valori?
Più le cose diventeranno connesse, più le informazioni che le riguardano dovranno rimanere private. È un requisito di base. Dobbiamo mantenere intatta la fiducia dei nostri clienti, così come riteniamo che loro e solo loro siano i proprietari dei loro dati. Non abbiamo il diritto di condividere nessuna informazione a meno che non ci autorizzino esplicitamente a farlo.

E sul piano della sicurezza, come la mettiamo? Non per sembrare apocalittici, ma tra gli scenari peggiori c’è la possibilità che gli attacchi terroristici del futuro passeranno da una catena di forni domestici controllati a distanza e fatti esplodere contemporaneamente.
I produttori di ogni dispositivo, sia esso una serratura, un condizionatore, un forno, sono responsabili della loro sicurezza. Se un forno non ha un sistema integrato che gli impedisce di esplodere, ha un problema che va ben oltre, anzi viene ben prima, dell’internet delle cose.

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