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“Cari umani, ecco la tecnologia che vi farà vivere su Marte"

Si chiamerà Mars Base Alpha e sarà simile a una serra dove potremo respirare e compiere tante attività. L’inizio di una nuova colonizzazione

Sappiamo quanto Elon Musk ci tenga a portarci fuori dalla Terra. All'inizio sembrava uno scherzo, magari il trailer di qualche serie televisiva sci-fi, invece con il tempo abbia scoperto che SpaceX ha tutte le carte in regola per fare sul serio. Certo, la storia insegna che il passaggio dalla teoria alla pratica non è così immediato, ma Musk ha un bel po’ di ingegneri e scienziati che supportano le sue idee, oltre a una base economica quasi senza fondo.

Se abbiamo imparato a capire come l’uomo viaggerà dalla Terra verso il Pianeta Rosso, c’era più di un dubbio in merito a come i nostri concittadini avrebbero resistito all’ambiente ostile marziano, sin dal primo sbarco. In settimana, l’imprenditore sudafricano (ma naturalizzato statunitense) ha fatto una capatina su Reddit, tenendo un “botta e risposta” con gli utenti, che non si sono lasciati sfuggire l’occasione di fare qualche domanda più specifica sull’Interplanetary Transport System e l’infrastruttura di sopravvivenza che verrà costruita su Marte. Fondamentalmente, la missione si divide in quattro momenti differenti, tutti dipendenti da un largo utilizzo della tecnologia. Scopriamoli insieme.

 

All’avanscoperta

Prima dell’uomo, su Marte arriverà Red Dragon, un piccolo shuttle autosufficiente che già nel 2018 dovrebbe sondare il terreno per scoprire il luogo migliore dove atterrare. Questo permetterà di validare il tipo di tecnologia che finora ha guidato la strategia di SpaceX. Inoltre Red Dragon sarà il vettore principale del trasporto di risorse dalla Terra al pianeta, non solo beni di primaria necessità ma anche materiale di costruzione. La navicella dovrà anche individuare in che modo ottenere la famosa “reazione di Sabatier”, che consente di produrre metano e acqua in maniera naturale, partendo dal diossido di carbonio che reagisce con l’idrogeno in un’atmosfera ricca di nichel (che funge da catalizzatore). In realtà di progetti per la produzione di ossigeno nello Spazio ve ne sono parecchi, basta ricordare il Moxie della NASA e il Melissa italiano.

Il cuore d’oro

Dopo Red Dragon toccherà a Heart of Gold tuffarsi tra le lande di Marte. A bordo ci saranno le attrezzature hi-tech necessarie per costruire un vero impianto di produzione di carburante, utile per far tornare gli shuttle indietro, durante le fasi di trasporto delle persone. “Sarebbe assurdo pensare di poter costruire una città su Marte se la navicella dovesse restare ancorata lassù – ha detto Musk – avremmo solo un grande cimitero di shuttle e nulla di più”. Il motivo è che ogni spedizione porta con sé carburante sufficiente al viaggio di andata. E nessuno vorrebbe rischiare di rimanere così lontano in caso di problemi.

Arriva l’equipaggio

Toccherà ai primi colonizzatori darsi da fare per creare le infrastrutture idonee alla vita extraterrestre. Il primo gruppo di volontari dovrà ultimare l’impianto di propulsione per tornare a casa e fondare le basi per un habitat sano, dove poter respirare, mangiare, bere, lavarsi. Si tratta di una sfida importante, che ha occupato la mente di tanti letterari e scienziati nel corso degli ultimi 50 anni. In meno di un anno Musk ha fornito la soluzione a tutti i problemi: “I coloni vivranno all’inizio in cupole di vetro giganti e useranno i robot per allargare mura e celle sul territorio”. La bandiera della Mars Base Alpha (il nome della prima città dell’uomo su Marte) sarà posta in questo modo.

La colonizzazione

Secondo gli scienziati, su Marte dovranno esserci almeno 10.000 volontari con una base genetica varia ed eterogenea, per evitare il cosiddetto effetto “consanguineità”. Per questo, almeno in una fase primaria, i viaggi non saranno così frequenti ma dipenderanno da test e selezioni alquanto restrittive. Presto però ci saranno shuttle pronti a sbarcare in massa ogni 26 mesi, ovvero nel periodo in cui la Terra e il Pianeta Rosso si trovano alla distanza minima. L’esodo non sarà definitivo, l’idea non è quella di svuotare la nostra attuale casa per occupare in toto Marte ma avere un’altra alternativa, plausibilmente accettabile. “Il primo viaggio sarà pericoloso. Il rischio di mortalità è elevato, non c’è modo di prevenire nulla” – aveva detto a settembre l'imprenditore. La meta è però talmente sognata, ambita e a portata di mano da mettere in secondo piano ogni paura, almeno per noi. Ci sarebbe da chiederlo a quei 100 temerari già con le valige pronte.

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