Si chiama “cave”, caverna, ma dentro è un concentrato di tecnologia. È una stanza, anzi due speculari, installate presso l’ospedale IRCCS Auxologico Italiano di Milano. Un box con tre schermi frontali e uno sul pavimento, che servono a riprodurre una visione stereoscopica nella quale immergersi con un paio di visori 3D, simili a quelli in uso nei cinema tridimensionali, ma dotati di sensori di movimento e profondità. Una volta pronti, basta prendere tra le mani il controller della Xbox per esplorare supermercati, metropoli e uffici.

L’antecedente

“Un bel gioco”, direte voi, ma in verità si tratta di un metodo sperimentale con cui affrontare percorsi di prevenzione e di riabilitazione da alcune malattie. La chiamano Telepresenza Immersiva Virtuale (TIV) ma anche Cybertherapy, termine usato durante un convegno a Verbania del 2009, quando l’IRCCS aveva già in mente alcuni progetti medici basati sul digitale. L’Auxologico, con varie sedi in Lombardia e Piemonte, ha realizzato il cave grazie al supporto di Forge Reply, la divisione della società di consulenza Reply, esperta nella realizzazione di sistemi hardware e software innovativi, sia diretti al consumatore finale che a enti ed aziende. Proprio Reply, presso ComoNExT Parco Scientifico Tecnologico di Lomazzo (CO), ha creato Area 360, un ambiente in cui vengono mostrate le tante applicazioni possibili con la realtà virtuale, sia in ambito medico che produttivo, manifatturiero, industriale e così via.

Come funziona

Spiegare il funzionamento della telepresenza nel cave è davvero semplice. Il paziente non deve far altro che indossare un paio di ciabatte, necessarie per non rovinare lo schermo a pavimento, metter su gli occhialini (anche sopra i suoi stessi occhiali da vista) e impugnare il gamepad. Al suo fianco ci sarà sempre un tutor, che spiegherà come muoversi nell’ambiente e i compiti da effettuare, una sorta di gamification che dovrebbe portare a risultati concreti nel medio e lungo periodo. Sullo scheletro degli occhialini sono presenti dei sensori, realizzati con una stampante 3D, che inviano al computer centrale i dati di posizionamento e navigazione; a questi se ne possono aggiungere altri, come il battito cardiaco e la pressione, sfruttando i classici strumenti di misurazione.

A chi è diretto 

Se per una persona priva di disturbi specifici può sembrare strano e noioso girovagare per un supermercato mettendo nel carrello “Un prodotto di ogni tipologia nel più breve tempo possibile”, per chi soffre di mancanza di concentrazione o di una precoce senilità, l’esercizio può rivelarsi utile per tenere allenata la mente, in particolar modo l’area del cervello che gestisce l’organizzazione degli elementi. Un simile beneficio che una camminata virtuale in città può portare a chi soffre di attacchi di panico o una sessione di public speaking virtuale a chi ha paura del pubblico. Ma il cave potrebbe essere usato anche per cogliere in tempo i segnali dell'insorgere di una patologia, soprattutto se interessa fisico e psiche. 

Sviluppi futuri

“Non ci sono malattie predeterminate che possono essere trattate con il cave – ci spiegano il prof. Giuseppe Riva e Marco Stramba-Badiale, rispettivamente direttore del Laboratorio di Tecnologia Applicata alle Neuroscienze e direttore del Dipartimento Geriatrico-Cardiovascolare dell’Auxologico – le prime attività sono state indirizzate a chi ha accusato un ictus, a chi soffre di Parkinson o stress psicologici vari. Il futuro è dietro l’angolo e pensiamo già a come attivare programmi per la riabilitazione avanzata motoria, magari collegando cyclette e attrezzi da palestra al sistema, per rendere tutto più affascinante e funzionale”.

Oltre la tecnologia

Attraverso la simulazione e la riproduzione di attività quotidiane, le persone possono riprendere, all’interno di un ambiente controllato, quello che facevano prima di un intervento, facendo (letteralmente) un passo alla volta. L’importanza del cave va oltre i meri tecnicismi: spesso chi ha affrontato un intervento particolarmente intrusivo o doloroso ha difficoltà a tornare ad essere quello di prima, per concreti ritardi fisici ma anche per una paura del ripresentarsi del problema, che finisce col chiudere il paziente entro il proprio mondo. Sperimentare, mettersi in gioco, provare a rialzarsi è possibile tramite la tecnologia, in particolar modo quella costruita nel cave, dove lo staff dell’Auxologico sta dimostrando come la realtà virtuale possa valere molto di più di un semplice passatempo per appassionati e nerd.

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