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La tua auto si guiderà da sola grazie a questo chip

Intel punta sulle vetture connesse con una tecnologia di bordo che potrà anche assumere il controllo del volante

– Credits: iStock

Nella stessa settimana in cui Google mostra il prototipo dell’auto che si guida da sola, un altro colosso della tecnologia, Intel, svela il suo impegno in quella che sembra essere la tendenza numero uno della mobilità di domani. Lo fa in modo esplicito, senza girarci troppo intorno, spiegando in una nota di voler «accelerare l’innovazione verso un futuro di veicoli autonomi». Per riuscirci, annuncia una serie di investimenti e la sua «In-Vehicle Solutions», una famiglia di prodotti hardware e software che permetteranno alle vetture di informare e assistere al meglio chi è alla guida e soprattutto, all’occorrenza, prendere il controllo.

Il dato è significativo perché si andrà a riproporre sotto il cofano quello che è lo schema classico visto da sempre nei personal computer: i produttori, nel caso specifico i costruttori di veicoli, assembleranno l’estetica, la meccanica, l’elettronica delle auto, mentre il colosso dei processori potrà fornire un cervellone in grado di gestire al meglio i sensori e tutte le tecnologie necessarie perché le macchine possano prendere decisioni, evitare gli ostacoli, portare i passeggeri sani e salvi a destinazione. Così come i chip del nostro pc eseguono i nostri comandi e fanno funzionare i vari programmi senza che nessuno di noi si debba preoccupare di come ci riescano.

È chiaro che Intel non si metterà a costruire veicoli, ma fornirà pacchetti chiavi in mano alle case. Incluse in una prima fase tecnologie per creare sistemi di infotainment, di intrattenimento e connettività a bordo, con tempi di sviluppo di appena dodici mesi e costi ridotti fino al 50 per cento rispetto agli standard attuali. L’internet delle cose è diventato un settore strategico per il colosso californiano, un comparto che ha fatturato 482 milioni di dollari nel primo trimestre del 2014, il 32 per cento in più dello scorso anno. Un dato in controtendenza con gli affanni del segmento dei personal computer che invece soffre la concorrenza dei dispositivi mobili.

Ecco perché, banalizzando, i processori per le automobili (nell’immagine sotto è possibile vedere che aspetto ha il cuore di chip delle «In-Vehicle Solutions») sono un percorso sensato e vitale per Intel. Che già nel 2012, in verità, aveva creato un fondo da 100 milioni di dollari per accelerare la transizione dell’industria dell’auto verso una connettività piena tra cruscotto e oggetti elettronici e per sbloccare le capacità delle vetture di guidarsi da sole. Inoltre l’azienda di Santa Clara ha investito una cifra non resa nota in Zmp, una compagnia giapponese che sta sviluppando piattaforme per veicoli autonomi combinando sensori, radar e fotocamere.

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Intel ha inoltre fatto sapere che per migliorare le sue soluzioni sta raccogliendo dati per capire le abitudini alla guida delle persone e come interagiscono con l’ambiente circostante. Non è stato detto in modo esplicito, ma è verosimile presumere che si tratti di elementi utili per trasferire queste informazioni a una macchina che dovrà guidare al loro posto. Nel frattempo, le sue tecnologie per la navigazione, l’intrattenimento e le notifiche ai guidatori sono state adottate da costruttori come Bmw e Hyundai. Un segmento in cui sia Google con Android che Apple vogliono dire la loro e hanno stretto svariate alleanze. Confermando che le automobili stanno diventando il terreno di conquista e i laboratori su ruote della tecnologia del futuro.  

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