Chi fermerà Facebook? Nei suoi primi 10 anni di vita, lo dicono i numeri, il social network dell’amicizia è stato un autentico rullo compressore, capace di attrarre a sé utenti e investimenti multimilionari con straordinaria agilità.

Dalle parti di Menlo Park, però, nessuno sembra orientato a vivere di rendita. Corsi e ricorsi storici sono lì a testimoniare quanto sia altrettanto facile in campo tecnologico, passare dall’altare alle polveri, anche per realtà di grande levatura. Mark Zuckerberg non vuole correre rischi e ha già fatto capire di aver programmato tutte le direttrici che da qui ai prossimi 10 anni guideranno lo sviluppo della sua creatura.

I nuovi utenti di Facebook? Saranno quelli che usciranno dal digital divide
Si parte da un dato di fatto: dopo aver raggiunto in maniera abbastanza agevole il miliardo e mezzo di “amici” (l'ultimo rilevamento parla di 1,65 miliardi di utenti censiti), non sarà facile acquisire nuovi adepti. L’effetto novità è ormai svanito: chiunque oggi sa cos’è Facebook; chi non si è ancora iscritto è perché non vuole esporsi oppure perché non gode delle condizioni necessarie (economiche o infrastrutturali) per connettersi a Internet.

Su quest'ultimo aspetto vale la pena snoccialare qualche cifra: il 60% della popolazione mondiale non può accedere al Web, di queste quasi la metà (1,6 miliardi di utenti) vive in zone del Pianeta così disagiate da rendere pressoché impossibile lo sviluppo di soluzioni convenzionali di connettività.

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Con Aquila Internet arriva dal cielo
Facebook però non si arrende. Dopo aver dichiarato apertamente il suo programma per combattere il digital divide nel mondo, la società è ora pronta a passare dalle parole ai fatti; mostrando in che modo - concretamente - intende aiutare gli utenti che fino ad oggi non hanno avuto accesso alla Rete.

Si comincia con Aquila, un aereo senza pilota alimentato a energia solare, una sorta di gigantesco drone sviluppato per portare la connettività a tutte quelle persone che oggi vivono in località remote difficilmente raggiungibili da cavi e antenne.

Progettato all'interno dei Connectivity Lab, i laboratori segreti costruiti da Facebook per elaborare modelli di connettività alternativa, Aquila ha computo ieri il suo primo test di volo reale: 90 minuti a bassa quota senza l'ausilio di alcun pilota.

Si tratta del primo di una serie di test mirati a valutare la qualità e l'affidabilità di un mezzo concepito per offrire banda larga in modo efficace a prezzi accessibili. Secondo quanto rivelato dalla stessa Facebook, Aquila dovrà essere in grado di coprire regioni molto ampie (fino a quasi 100 chilometri di diametro), irradiando connettività mediante fasci laser e sistemi a onde millimetriche.

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Fino a 3 mesi di volo, senza pilota
I tecnici che stanno lavorando su Aquila, si stanno concentrando soprattutto su un aspetto, quello dell'autonomia. Alla velocità di crociera, si legge in un comunicato, il velivolo consuma circa 5000 Watt, praticamente l’equivalente di tre asciuga capelli o un forno a micro-onde di fascia alta.

Con questi presupposti, Aquila potrebbe essere in grado di volare ininterrottamente (ovvero senza fermarsi) per circa tre mesi, un record assoluto per questo genere di velivoli, tenuto conto che il record mondiale di volo senza pilota è attualmente di due settimane.

Ovviamente il raggiungimento di certi standard di affidabilità non è sufficiente, da solo, a garantire la piena operatività del progetto. Parallelamente al discorso tecnico, Facebook dovrà avorare con le istituzioni per garantire la conformità normativa su questo tipo di attività.

Banale ma doveroso ricordarlo: le leggi dei cieli fino ad oggi si sono limitate a considerare il traffico di persone e merci su aerei comandati da piloti in carne ed ossa. Il trasporto di Internet su droni autoguidati resta ancora un'incognita, soprattutto in termini di sicurezza.

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