Mytech

Apple, Google, Microsoft: chi innova di più?

Ovvero: chi al giorno d’oggi offre maggiori garanzie di sfuggire all’obsolescenza tecnologica?

Google-Glass-1

È il pensiero di chiunque si trovi di fronte a una spesa – magari anche onerosa – di tipo tecnologico. Sto facendo la cosa giusta? Non sarà che poi fra un anno mi ritrovo con un oggetto che è già vecchio?

In gergo si parla di obsolescenza, che poi altro non è che la perdita di valore di un bene causata dal progresso tecnologico. Di obsolescenza parla fra gli altri Farhad Manjoo sul New York Times in un pezzo dal titolo abbastanza eloquente - Come sopravvivere alla prossima ondata di estinzioni tecnologiche - e che potremmo riassumere in un questo breve sommario: se vuoi evitare l'obsolescenza, acquista hardware di Apple, utilizza i servizi di Google e compra i contenuti di Amazon.

SCOMMESSE VINCENTI (E PERDENTI)
Manjoo parte da un assunto oggettivamente incontestabile: non si può prevedere con certezza scientifica quale sarà il destino di un prodotto tecnologico. Chi, solo due anni fa, avrebbe mai immaginato che quello che veniva considerato il migliore lettore di ebook sarebbe diventato da lì a poco un oggetto di poco conto capace di trascinare al ribasso le quotazioni di un’azienda intera (stiamo parlando del Nook di Barnes & Noble per chi non l'avesse capito)? Quel che si può fare, semmai, è scommettere, puntando magari su quelle aziende che per tradizione e tendenza all’innovazione stanno dimostrando di avere una marcia in più. Come Apple, Google e Amazon, per l’appunto.

"I telefoni, i tablet e i PC di Apple sono i dispositivi meglio progettati e meglio realizzati sul mercato”, scrive Manjoo. "Sono anche i più facili da imparare ad usare e più longevi. E se li tratti bene, sono rivendibili a un valore molto più alto della concorrenza".

Pochi dubbi anche sul software: "Affidare i propri dati a Google è una buona idea per due motivi: in primo luogo perché l'azienda è incredibilmente brava a gestirli, poi perché permette di avere accesso da qualsiasi dispositivo, da qualsiasi posto nel mondo e in ogni momento. I suoi servizi non si interrompono quasi mai, i suoi dati sono estremamente accurati (vedi le mappe) e offrono ottime garanzie di sicurezza solida (come l'autenticazione a due fattori), a meno che non intervenga l’NSA".

Infine ci sono i media, ovvero tutti quei contenuti digitali che spesso rischiano di non essere riconosciuti da questo o quel supporto. "In questo mondo multidevice – sottolinea l’autore – Amazon funge da vero e proprio connettore, colmando il divario fra tecnologie che altrimenti non comunicherebbero fra loro. “I libri, la musica e i film acquistati su Amazon sono quelli che possono essere sfruttati in modo più ampio. Li potete guardare e leggere sui dispositivi di Apple, di Google, sui Kindle e su molti altri supporti, compresi i dispositivi di streaming economici che usate per la vostra televisione".

LA REPLICA DI MICROSOFT
Insomma, se non volete correre rischi meglio puntiate su quei brand che al momento dominano il mercato nei rispettivi campi. Già, ma perché l’autore ha voluto esprimere dalle pagine del giornale più importante d’America una così netta preferenza per tre sole aziende dell’Olimpo tecnologico. Se lo chiede fra gli altri Frank Shaw, capo della comunicazione di Microsoft in una email diretta proprio all’autore dell’articolo e ripresa da Business Insider :

"Sembra che tu stia utilizzando uno specchio retrovisore e non un parabrezza per guardare la strada e fare previsioni. Il tuo consiglio è di seguire i player attualmente più grandi nel campo dei telefoni cellulari, dei servizi web e dei contenuti, diversificando gli acquisti tra Apple, Google e Amazon. L'argomentazione principale da cui parti è che nessuna di queste aziende rischia di estinguersi, come se spalmando la scommessa su di loro riducesse il rischio di essere vincolati.
Ironia della sorte, io credo invece che questi suggerimenti rischino di intrappolarti. In un hardware costoso, con un minor numero di scelte e in un sistema di contenuti aggressivi pieni di pubblicità invadente. Cosa ancora più importante, in questo modo si esclude l’idea che il miglior antidoto contro l'estinzione sia in realtà scommettere sui player che stanno innovando oggi e non semplicemente monetizzare su prodotti inventati 5 o 10 anni fa. Seguendo questo genere di consigli un consumatore avrebbe scelto un BlackBerry anziché un iPhone nel 2007, una Dreamcast invece di un Xbox nel 2001, avrebbe scelto MySpace e non Facebook nel 2008. Potevano sembrare buon consigli all’epoca, ma ovviamente non lo erano. Non perché questi prodotti fossero cattivi, ma perché avevano già raggiunto il picco e non erano più focalizzati sulla soluzione dei problemi dei clienti. Il modo migliore per evitare l'estinzione – conclude Shaw – è scommettere su un impegno per l'evoluzione attraverso l'innovazione".

Considerazioni piuttosto convincenti almeno fino a quando il responsabile di Redmond non si sofferma su quelli che, a suo modo di vedere, sono i prodotti su cui scommettere per il futuro: Office, Skype e Xbox. Da esperto di comunicazione qual è, Shaw dovrebbe sapere che è difficile fidarsi di un oste che decanta il suo vino...

 
© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti