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Apple, è #tuttAPPost. Apre la iOS Developer Academy

Cento studenti subito, altrettanti fra tre mesi, quattrocento l'anno prossimo. Inaugurato a Napoli il corso per sviluppatori di applicazioni

da Napoli

Tanti sono in maniche corte o camicia, un paio indossano felpa e cappuccio, qualcuno regge in un equilibrio ardito due MacBook sulle ginocchia, tutti o quasi brandiscono un iPhone. Ma non si perdono nello schermo per scattare foto o inviare messaggi a raffica, piuttosto si scambiano chiacchiere e strette di mano. Sono entusiasti, e si vede. Emozionati un bel po’, ansiosi di godersi il momento di più, schierati in una mezza dozzina di file dell’aula magna del complesso San Giovanni dell’università Federico II.  

Eccoli i primi 100 ragazzi che frequenteranno, da subito, i corsi della «iOS Developer Academy» aperta dall’ateneo partenopeo e da Apple. Arrivano in buona parte dalla Campania, nel complesso da 11 regioni italiane, ma anche da Olanda, Germania, Lettonia, dal lontano Madagascar. Una prova del profilo internazionale e insieme locale dell’iniziativa. Hanno superato selezioni che hanno chiamato a raccolta all’incirca 1.500 candidati, tra una prova orale e una scritta che proprio scritta non era, piuttosto una raffica di domande da compilare sull’iPad. Inizieranno subito, seguiti a ruota da altri 100 tra tre mesi, ancora 400 entreranno il prossimo anno.

«Abbiamo stretto partnership con altre cinque università della Campania, per dare vita a ulteriori programmi che raggiungeranno 800 studenti» annuncia Lisa Jackson, vicepresidente di Apple, arrivata in città in rappresentanza di Tim Cook e di tutta l’azienda di Cupertino. «È la prima accademia che inauguriamo in Europa e speriamo di regalare ai ragazzi un’esperienza unica. Sbloccare il potenziale che ciascuno possiede, giungere in luoghi che sembravano irraggiungibili, fa parte del nostro Dna. Non vedo l’ora di vedere dove arriverete partendo da qui».

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Lisa Jackson (al centro), vicepresidente di Apple

Formule giustamente a effetto, che poggiano però sui numeri. La «iOS Economy», l’economia che gira intorno alla creazione di app per i dispositivi della mela, ha generato 1,2 milioni di posti di lavoro solo nel Vecchio Continente e, dal 2008, quasi 10 miliardi di euro di guadagni. Gli sviluppatori registrati sono 3 milioni, 250 mila in Italia. Nessuno però, finora, poteva vantare di essersi formato grazie a un connubio tra la Apple, che otto anni fa ha fatto scattare il meccanismo trasformando i software per telefonini in un business globale e un’università storica («la Federico II ha 8 secoli di storia, è tra le 10 più antiche al mondo, la più antica in assoluto tra quelle laiche» ha ricordato il rettore Gaetano Manfredi).

Napoli è felice di essere sotto i riflettori, di accendere questa esperienza: «Vogliamo dare ai nostri giovani la possibilità di costruire il loro futuro qui, di non essere obbligati ad andare via. In questa città tutto è più complicato, ma abbiamo capacità che non si trovano altrove» ragiona il sindaco Luigi De Magistris. Il presidente della Regione Vincenzo De Luca stira il concetto, considera l’accademia «una straordinaria occasione per ricollocare il Sud in una competizione internazionale spietata dove servono fatica, sapere, organizzazione, valorizzazione del merito». Poi promette finanziamenti per l’università (altri 30 milioni, 100 sono già arrivati, «mi sento un po’ un bancomat») e altri ancora per borse di studio, fino a contributi perché possano muoversi con i trasporti pubblici.

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Un'immagine del nuovo campus della Federico II – Credits: Marco Morello

«È la prima accademia che inauguriamo in Europa e speriamo di regalare ai ragazzi un’esperienza unica. Non vedo l’ora di vedere dove arriverete partendo da qui»

È come se una fetta di Silicon Valley sia stata catapultata all’ombra del Vesuvio. A partire dal dietro le quinte, dalla velocità febbrile che, in appena quattro mesi dalla firma del contratto, ha portato al debutto dell’accademia: «Abbiamo lavorato anche 24 ore al giorno coordinando team qui, a Cupertino, Londra e Singapore» racconta Giorgio Ventre, direttore del dipartimento di ingegneria elettrica dell’università. Altrettanto da Bay Area i metodi che porterà avanti: «Dal concept, al design, alla realizzazione delle app, saranno privilegiati i laboratori, le collaborazioni tra gli studenti. Le classi sono open space che incoraggiano il lavoro di squadra» sottolinea Jackson.

«È un progetto dalle straordinarie potenzialità per l’innovazione che lo connota. Consente di realizzare quello che Steve Jobs, nel suo celebre discorso tenuto a Stanford, invitava gli studenti a fare: tirare fuori da sé il meglio di sé» ha ricordato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Mentre il rettore Manfredi si è concentrato sul valore simbolico degli spazi che ospiteranno l’accademia, un ex stabilimento della Cirio in un quartiere industriale, molto popolare, a ridosso del porto e lontano dal centro cittadino: «Fino a 30 anni fa produceva cibo, lo abbiamo trasformato in una fabbrica del sapere in grado di nutrire le menti. Di dare ai ragazzi, ormai cittadini del mondo, il privilegio di scegliere di restare. Di poter mettere a frutto il loro talento nella loro terra».

Imboccando corso Protopisani, strada stretta a doppio senso di marcia con l’asfalto invecchiato dal tempo, si è accolti da edifici bassi con generose vetrate, viali punteggiati di fiori e prati curatissimi. Un campus candido, un angolo di futuro sorto in un quartiere impregnato di passato. Un contrasto che è una ripartenza: tutto sa di nuovo, ispira promesse. È qui che i primi cento studenti, se e quanto magnifici si vedrà, si trattengono in piccoli gruppi finita l’inaugurazione. Interpellati, per niente timidi, ripetono lo stesso concetto: il sogno di essere qui, la gioia di essere entrati, la fiducia che questo percorso farà la differenza, la consapevolezza che è appena l’inizio. Per dirla con l’hashtag dell’accademia, riuscito cocktail di ottimismo, cultura digitale e un verace tocco partenopeo, è «#tuttAPPost». 

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