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Animazione sospesa, l'ospedale che vuole mettere la morte in pausa

In un ospedale di Pittsburgh verranno condotti i primi esperimenti di animazione sospesa su esseri umani. Alcuni feriti particolarmente gravi verranno sospesi a 10 gradi dopo aver loro sostituito il sangue con una soluzione salina

iberna

– Credits:  jfernsler  @ Flickr

C’è chi la chiama animazione sospesa, chi invece preferisce i tecnicismi anglofoni e opta per “emergency preservation and resuscitation”, ma bene o male tutti sappiamo di cosa si tratta: un sistema per mettere in pausa la morte il tanto che basta a trovare una cura. Ce lo hanno raccontato nei romanzi, nei film, nelle serie-tv e nei fumetti, e l’immagine del miliardario ostinato che alla tomba preferisce il congelamento a tempo indeterminato è rimasta cristallizzata nell’immaginario comune.

Oggi l’animazione sospesa è un’ipotesi tanto suggestiva quanto irrealizzabile, ma qualcosa sta per cambiare. Quello che molti non sanno, innanzitutto, è che esperimenti di animazione sospesa vengono condotti fin dal 2002, con esiti piuttosto soddisfacenti. Emblematico è quello condotto dal reparto di ricerca dell’Università del Michigan: i ricercatori hanno preso un maiale, lo hanno anestetizzato, gli hanno aperto una ferita e gli hanno cavato tutto il sangue e l’hanno sostituito con una soluzione salina, poi hanno portato la temperatura corporea a 10 gradi centigradi. Una volta trattata la ferita, hanno reintrodotto il sangue nelle vene del suino e l’hanno lentamente riportato alla sua normale temperatura corporea. Il maiale non presentò segni di trauma fisico o psichico, se mi passate l’orrido gioco di parole: era sano come un pesce.

Naturalmente, l’obiettivo finale di questo tipo di esperimenti, sono gli interventi sugli esseri umani. Ora, dopo oltre dieci anni di studi, sta per essere compiuto un importante passo in avanti in questa direzione. Allo UPMC Presbiterian Hospital di Pittsburgh, verranno ufficialmente condotti esperimenti di animazione sospesa sugli esseri umani . Esseri umani feriti a morte, per la precisione. Stiamo parlando di quella serie di pazienti che arrivano in ospedale in preda a emorragie gravi (dovute spesso a colpi d’arma da fuoco o a ferite da taglio), e per i quali non esisterebbe alternativa al decesso. I chirurghi potranno quindi destinare a questo trattamento sperimentale 10 di questi pazienti, mentre altri 10 verranno “curati” secondo l’approccio tradizionale, per poter essere utilizzati come campione di controllo.

La tecnica sarà più o meno la stessa di quella utilizzata sui maiali: i chirurghi si occuperanno di estrarre tutto il sangue dal corpo del ferito (in particolare dal cuore e dal cervello) e a sostituirlo con una soluzione salina, per poi portare il corpo a 10 gradi centigradi con un processo di 15 minuti. In questo modo, sarà possibile rallentare il metabolismo cellulare al punto da trattenere il paziente in una condizione di sostanziale morte cerebrale per alcune ore. Il tempo necessario – nelle speranze dei medici – per sottoporre il paziente al trattamento chirurgico essenziale per la sopravvivenza.

Questo tipo di esperimento è possibile grazie a un cavillo legislativo che consente ai medici di intervenire e prendere decisioni senza bisogno di un consenso formale da parte del paziente o dei suoi famigliari.

Lo so, lo so che cosa volete sapere ora: sarà possibile tenere un corpo in animazione sospesa per un tempo più lungo, mesi magari, possibilmente anni? La risposta più breve è: no. Quella più lunga è: No, per ora. Secondo alcuni ricercatori, a livello teorico, infatti, l’essere umano potrebbe essere sottoposto a ibernazione, o comunque sia posto in uno stato di letargo. Quello che rimane da capire, è come.

C’è chi sta effettuando esperimenti con l’acido solfidrico , riuscendo a mantenere un topo in animazione sospesa per 6 ore. Altri si stanno concentrando invece sull’aspetto genetico, ipotizzando che l’uomo conservi nel proprio DNA lo stesso corredo genetico che consente a un altro primate, il chirogaleo dalla coda grossa , una specie di lemure nano, di entrare in letargo nonostante le temperature medio-elevate del suo habitat. L’ipotesi è che nel genoma umano, i geni che questo lemure usa per gestire il letargo esistano, ma siano disattivati.

In ogni caso, difficilmente riusciremo a ottenere qualcosa di simile all’animazione sospesa presentata nelle storie di fantascienza, di qui ai prossimi dieci anni. Perciò, per il momento, rassegnatevi: non siamo ancora pronti per concederci periodi di letargo programmato.

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