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Amyko, il wearable al polso che salva la vita

Un braccialetto di gomma è tutto ciò che serve per farci aiutare in caso di pericolo. La nostra prova

Apple Watch, Android Wear, Google Glass, e così via. Tutti indossabili (wearable) belli e dal design ricercato ma quando c’è di mezzo un’emergenza sono davvero utili? Mettiamo di aver dimenticato le pillole da prendere periodicamente oppure di non sentirci bene per il caldo afoso degli ultimi giorni, chiedereste aiuto a Siri oppure a Google Now? Molto difficile, meglio affidarsi ad un passante, arrivare ad una vicina farmacia o telefonare a casa. Ma se tutto ciò non fosse, ahimè, possibile si può virare su Amyko, un braccialetto dotato di tecnologia NFC (niente Bluetooth), tanto anonimo quanto funzionale al suo scopo.

Amyko è uno smartband simile a quelli utilizzati dagli sportivi ma senza display o pulsanti; è fatto di gomma, impermeabile, non ha batterie ed è composto da sezioni modulari da aggiungere o rimuovere per regolare la misura. Il suo segreto è un modulo NFC in corrispondenza della scocca centrale che serve a metterlo in contatto con smartphone e tablet abilitati per restituire informazioni di primo soccorso. Funziona così: si scarica l’app gratuita dal Play Store (per ora esiste solo su Android, gli iPhone 6 e 6 Plus non hanno l’NFC attivo), ci si registra al servizio direttamente dall’app, si avvicina il braccialetto al dispositivo e si digita il codice di sicurezza che si trova sul retro, sotto il numero di emergenza.

A quel punto è possibile inserire i propri dati personali, tutti quelli che si vuole dal gruppo sanguigno alle patologie mediche fino ad allergie, intolleranze e informazioni sul medico curante. Fondamentale la scelta di un numero per il Self-help, ovvero l’invio automatico di un SMS ad un contatto preferito quando ci si trova in una situazione di pericolo con un link alla posizione geografica. Allo stesso modo Direct-call consente di indicare tre numeri da contattare quando si compone la sequenza sul retro seguita dal codice di controllo; utile se un estraneo trova il braccialetto incustodito o una persona in difficoltà così da avvisare i parenti o amici pur non conoscendo i loro contatti diretti.

All’interno dell’app c’è l’opzione per decidere cosa far vedere alle persone che accostano Amyko al proprio telefonino NFC. Nella sezione Dati pubblici ci sono le notizie generali, oltre al Nome e Cognome anche i contatti preferiti mentre nel Dati Privati sono visualizzate le specifiche dell’utente tra cui le più importanti informazioni sanitarie. A queste possono accedere solo determinate persone dopo aver ricevuto un SMS di conferma.

È evidente che il braccialetto dia il meglio di sé con uno smartphone che supporta la connessione NFC, obbligatoria per chi indossa Amyko e deve settare o modificare i propri parametri; ma al “prossimo”, colui che si imbatte nella persona da soccorrere, basterà un qualsiasi terminale su cui digitare la sequenza numerica e il codice segreto sul retro per avvisare i famigliari e mettere in moto i soccorsi. Chi sono i destinatari di un oggetto del genere? Davvero tanti: dai bambini lasciati al parco dietro casa o al campetto agli anziani che decidono di fare una passeggiata da soli in città; ma anche chi si avventura in montagna o sugli sci, pur essendo un professionista: l’aiuto di un Amyko non si rifiuta mai.

Dove si compra? Per ora solo su Indiegogo aderendo alla campagna di lancio che permette di portarselo a casa con circa 21 euro (al cambio in dollari), con un piccolo risparmio rispetto ai 29,90 euro con cui lo si troverà nei negozi. 

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