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Ecco il più grande ostacolo per i droni di Amazon: gli uccelli

Mentre si calcolano tutti i problemi logistici e burocratici comportati da un servizio di consegna basato sui droni, si perde di vista il fatto che il cielo è meno regolabile della terraferma. E soprattutto: lassù comandano i pennuti

Kingbird hawk

– Credits: reid.neureiter  @ Flickr

Nel presentare al mondo i suoi droni-postino , Jeff Bezos ha indicato, come ostacolo principale, il problema burocraticoSperiamo che la Federal Aviation Administration arriverà a produrre la legislazione necessaria entro il 2015” si legge nel sito di Amazon “E per quel momento saremo pronti.” Quello che probabilmente Bezos non ha calcolato, è che nel 2015 qualcuno sicuramente non sarà pronto per l’arrivo dei droni porta-pacchi, e mai lo sarà: gli uccelli.

Come ha fatto notare Nicholas Lund su Slate, mentre i commentatori del web si sprecano a individuare tutti i talloni d’Achille del progetto Amazon, si finisce per perdere di vista quello meno risolvibile.

L’impero Amazon, fino ad oggi, si è esteso sulla terraferma, in un ambiente dotato di infrastrutture, vie di comunicazione e regole collaudate da anni. Ma una volta che ci si sposta dalla terra al cielo, le cose cambiano parecchio. In cielo non ci sono strade, cordoli, protezioni e via dicendo; aeroplani a parte, lassù comandano i pennuti. E si dà il caso che buona parte di questi pennuti sia profondamente territoriale, soprattutto nel periodo della nidificazione. È il caso di volatili notoriamente violenti come falchi e aquile, ma anche di altri (come i kingbird ) che nonostante la piccola stazza, sono capaci di accanirsi su un usurpatore fino a cacciarlo dalla propria zona.

Certo, i droni che Amazon vuole disperdere nei cieli americani (per iniziare) non sono certo fatti di carne e piume, ma questo non li rende certo meno attaccabili. La rete è piena di video che mostrano falchi e aquile proiettarsi a siluro su modellini e robot-elicotteri telecomandati, e l’armatura coriacea di queste “prede” non sembra disincentivare minimamente la violenza con cui gli uccelli scacciano quella che viene vista come una minaccia per il nido.

Oltre a rappresentare un problema ambientale, dunque, la questione avicola costituirebbe un problema anche per il servizio di consegna, dal momento che, anche nel caso in cui un drone sotto attacco raggiungesse il destinatario, il pacco potrebbe riportare danni.

L’annuncio di Amazon ha scatenato un acceso dibattito sull’opportunità di occupare i cieli americani con robot-fattorini, suscitando l’ilarità dei puntuali video satirici e il rilancio in pompa magna di Google . Insomma, per arrivare a consegnare pacchi in 30 minuti, Bezos e compari dovranno sì risolvere la montagna di problemi burocratici e logistici che il progetto comporta, ma prima ancora dovranno trovare un modo di rendere i droni invisibili ai pennuti.

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