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Altro che porno, gli Oculus saranno una rivoluzione sociale

Considerati un oggetto per vivere nuove esperienze hard, i visori più attesi possono diventare lo strumento cardine di una comunicazione innovativa

Chi ha avuto il privilegio di provarli, come me, sa che gli Oculus possono trasformarti in qualunque cosa: un ragazzo in cima alle montagne russe, un archeologo intento a scappare su una monorotaia in una miniera o una farfalla che svolazza tra i prati fioriti. Ma c’è dell’altro; tutte queste applicazioni, anzi come si diceva solo qualche anno fa “software”, non prevedono l’interazione con altre persone, sei solo tu contro il mondo. Almeno fino ad oggi.

Quello che il team di Oculus Rift vuole fare è rendere l’esperienza virtuale più social possibile, connettendo persone vicine nello spazio anche nell’immaginario, trasportandole in dimensioni alternative dove possano vivere esperienze uniche; che poi ci sia del sesso beh, come nella vita, è solo una conseguenza. Tutto parte dagli Oculus Story Studio, considerati già la Pixar della realtà virtuale, che hanno presentato a gennaio al Sundance Film Festival Lost, il primo cortometraggio basato sulla realtà virtuale.

Condividere le emozioni

Quella mostrata qualche mese fa era solo un’opera in cui lo spettatore poteva girarsi intorno per ampliare la sua visione delle scene mentre il passo successivo è stato donare un’esperienza più intrigante al tutto. Nel suo Lost Director’s Cut, il team di creativi digitali e sviluppatori ha inserito una nuova componente intereattiva che permette a due o più persone di personificare soggetti all’interno degli ambienti, ad esempio lucciole o insetti in grado di esplorare quasi liberamente la scena che si evolve sotto i loro occhi.

Lost ma in compagnia

“La realtà virtuale è molto isolazionista – ha spiegato Max Planck di Story Studio ad Engadget – una volta messi su i visori ci si dimentica del luogo in cui ci si trova e le persone intorno. Noi invece vogliamo raccontare storie in cui le persone possano avere un ruolo attivo, condividendo le loro emozioni”. L’obiettivo è far capire a chi gira e produce film che ad oggi le possibilità offerte dal virtuale sono davvero infinite e del tutto inesplorate.

Il suono digitale torna al naturale

Le tecnologie ci sono e alcune di esse possono davvero unire il mondo del cinema classico con quello della virtual reality apportando innovazioni in grado di rivoluzionare un intero settore. Un esempio? La stessa Oculus ha sviluppato un motore sonoro, chiamato Spatial Audio, che permette a chi indossa i visori di sentire il rumore di voci ed elementi esattamente nella direzione da cui provengono. Così se un uccello vola nel cielo si sentirà il suo cinguettio sopra la testa e pian piano dissolversi in lontananza. Unite ciò con l'indossare gli occhialini e presto non sarà così semplice distinguere reale da virtuale.

Rivoluzione sociale

Gli Oculus Story Studio sono attualmente la forza principale del cambiamento sociale che ci aspetta con l’arrivo dei visori entro il 2016. Non si tratta di una rivoluzione che riguarda solo il cinema o il mondo dei videogame ma tante altre attività che svolgiamo nel quotidiano. Non sono lontani i tempi in cui potremo guardare in faccia chi c’è dietro il call center del nostro operatore telefonico oppure il customer care della polizza assicurativa. Cambieranno gli strumenti ma cambierà la stessa comunicazione; non più solo attese musicali e voci metalliche ma persone che parlano con persone, come si faceva una volta davanti ad un caffè. E pazienza se lo prenderemo ognuno da casa propria seduti sul letto; fingeremo di essere assieme sulla terrazza di un bar in riva alla costa.

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