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Web 2.0: è ora di una carta dei diritti per gli utenti

Si chiama Bill of rights for the Open Social Web e nasce all'insegna della portabilità delle informazioni personali. Dagli Stati Uniti arriva una proposta per abbattere le limitazioni alla navigazione

di Nicola Bruno

"Walled garden", ovvero giardini murati. È ciò che stanno diventando gran parte dei servizi della nuova ondata "social" del web 2.0 (tipo MySpace , YouTube , Flickr ). Bravissimi ad attirare utenti e aprire  spazi personali su cui poter pubblicare e condividere risorse di ogni tipo. Ma anche attenti a  blindare i nostri dati per costringerci a svolgere qualsiasi attività all'interno del loro recinto. Giardini, appunto, ma con alte muraglie per impedire agli utenti di scappare e andare a generare traffico sui siti dei concorrenti. È così che, se per qualsiasi motivo ci si vuole trasferire su un altro network sociale, tutti i dati, le relazioni e le risorse create andranno perdute. Altro che condivisione!

Dagli Stati Uniti arriva ora la proposta di un "Bill of rights " per iniziare ad abbattere questi steccati e ridare agli utenti quanto gli spetta. E cioè, una carta dei diritti che, come la più famosa Costituzione americana del 1791, stabilisce i principi fondamentali della cittadinanza digitale nell'era del web 2.0. Le parole-chiave sono possesso, portabilità e libertà di movimento per le informazioni personali (profili, liste di persone con cui si è in contatto, flussi di attività e contenuti creati). In altre parole, gli utenti dovranno avere la possibilità, in qualsiasi momento, di disporre dei propri dati su siti terzi certificati e, cioè, non commerciali.

"The machine is Us/ing us"

Al di là del successo a cui andrà incontro l’iniziativa, il Bill of Rights for the Open Social Web solleva un problema destinato a diventare cruciale nei prossimi anni: l'emergere di una nuova arena sociale impone una ridefinizione dei diritti fondamentali degli utenti-cittadini. A patto, però, di affrontare la questione a livello globale, e non con i tentativi (spesso di censura ex-post e, quindi, per nulla incisivi) delle singole legislazioni nazionali. In questa direzione va anche la richiesta fatta nei giorni scorsi da Google dal palco dell'Unesco: il tema è quello ancora più scottante della privacy, per la quale Mountain View si dice pronta a portare avanti una crociata internazionale "per creare standard globali minimi, in parte decretati dalle leggi e in parte da auto-regolamentazioni". Una prima risposta alle tante critiche piovute sul colosso di Mountain View?

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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