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Facebook e stalking. Un utente prova a portare il social network in tribunale

Una vittima di stalking ha deciso di trovare i suoi molestatori. Esige che Facebook fornisca tutte le informazioni necessarie

Facebook e stalking. Un utente prova a portare il social network in tribunale Facebook e stalking. Un utente prova a portare il social network in tribunale

Tag:  cyberstalking facebook privacy social-network stalking

di Fabio Deotto

Nicola Brooke ha deciso che non ce la fa più. Ogni volta che accede al suo profilo Facebook l’icona delle notifiche è puntualmente affiancata da un numero a due cifre, in gran parte di stratta di commenti infuocati, insulti, accuse e messaggi privati ancor più violenti. Una legione di ragazzini (o troll, se preferite) la schernisce per via del suo aspetto, della sua età, della sua malattia. Qualcuno ha pure creato un profilo-clone per postare a suo nome status e foto compromettenti. Così, alla fine Nicola Brooke ha deciso di darci un taglio, ha arruolato degli avvocati e ha deciso di portare Facebook in tribunale.

Tutto è cominciato quando Nicola Brooke, una mamma inglese di 45 anni, ha pubblicato un commento sul profilo Facebook di Frankie Cocozza , un cantante teenager partecipante all’edizione britannica di X Factor 2011, di cui a quanto pare sua figlia era fan. Cocozza, una sorta di Justin Bieber in salsa british, era di continuo bersagliato da insulti e commenti al vetriolo di diversi utenti. È bastato che la signora Brooke scrivesse un messaggio di incoraggiamento alla giovane star perché il fuoco di fila dei troll si spostasse su di lei.

Nel giro di poco tempo gli attacchi sono diventati personalispiega Brooke “Andavano sul mio account Facebook e sproloquiavano sul mio aspetto, la mia età e le mie condizioni di salute (morbo di Crohn [N.d.A.]). Si stavano impegnando a generare una sorta di pubblico odio nei miei confronti.

E siccome la signora Brooke non era un bersaglio abbastanza invitante, qualcuno ha avuto persino l’idea di creare un profilo fasullo, a nome Nicola Brooke, e di utilizzarlo per dare sostanza alle accuse di pedofilia nei confronti della donna. Attraverso il falso profilo, i troll si producevano in un vero e proprio cyberstalking di bambine e ragazzine minorenni.

Nicola Brooke all’inizio ha provato a rivolergersi alla polizia, ma invano. Alla fine, ha deciso di ricorrere alle vie legali. I suoi avvocati hanno chiesto alla High Court of Justice britannica che Facebook fornisca tutte le informazioni necessarie a identificare le persone responsabili del cyberstalking e della creazione dell’account fasullo. Facebook per ora si è limitato ad assicurare che il profilo falso verrà bloccato e che ogni molestia verrà certificata da una squadra di revisori, che all’occorrenza potrà intervenire.

Non è certo la prima volta che Facebook diventa teatro di cyberstalking . Giusto il mese scorso, un troll particolarmente cinico aveva aperto un finto profilo a nome di un ragazzino di 16 anni deceduto da poco e aveva cominciato a scrivere alla madre, con il preciso intento di convincerla che il figlio era ancora in vita. Non è nemmeno la prima volta che Facebook viene scelto come strumento per risolvere controversie legali o investigative. A febbraio un giudice britannico aveva consentito a una donna di raggiungere un proprio debitore attraverso Facebook . Da tempo, inoltre, la polizia di Hanover, in Germania, si serve di Facebook per velocizzare la sua caccia ai criminali .

Il problema del Cyberstalking, del resto, è sempre più diffuso. Una recente ricerca ha evidenziato che circa metà degli utenti Facebook ha ricevuto almeno una volta un messaggio o un post considerabile come “molestia”. In Italia, già da qualche anno il cyberstalking  viene considerato reat o, e simili molestie possono essere denunciate alla Polizia Postale . Tuttavia, a quanto pare l’80% delle persone che si ritengono vittime di molestia virtuale ha delle remore a rivolgersi alle autorità, in quanto ritengono che la Polizia non disponga degli strumenti per intervenire contro i molestatori. Per questo motivo, quello di Nicola Brooke potrebbe non rimanere un episodio isolato.

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