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ACTA e SOPA italiano. La guerra per la libertà della Rete è appena iniziata

La battaglia per la libertà in Rete non finisce con SOPA, il prossimo sfidante si chiama ACTA. Intanto spunta un SOPA italiano

ACTA e SOPA italiano. La guerra per la libertà della Rete è appena iniziata ACTA e SOPA italiano. La guerra per la libertà della Rete è appena iniziata
di Fabio Deotto

Se pensate che dopo la marcia indietro del Congresso USA sulla discussione di SOPA e PIPA la libertà di espressione in Rete sia fuori pericolo, rimettete pure lo spumante in fresco. Se una battaglia è stata vinta (per forfait momentaneo dell’avversario) la guerra che i grandi gruppi di interesse stanno muovendo contro la libera condivisione in Rete continua a tambur battente. Il prossimo fronte di battaglia si chiama ACTA.

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ACTA

ACTA è l’acronimo di Anti-Counterfeiting Trade Agreement (in italiano, letteralmente: Accordo Commerciale Anti-Contraffazione) ed è il frutto di 4 anni di trattative riservate tra 40 paesi diversi e alcune multinazionali tra cui Google, Sony e Intel. A differenza di SOPA e PIPA, che erano progetti di legge destinati al vaglio del Parlamento americano, ACTA è formulato come un accordo plurilaterale tra nazioni ed è attualmente alle prime fasi di analisi presso il Parlamento Europeo. La sostanza, tuttavia, è la stessa: l’introduzione di misure internazionali per contrastare la diffusione di materiale coperto da copyright.

Oltre a richiedere che i siti che promuovono la condivisione di materiale in Rete si facciano carico di controllare il materiale condiviso dai loro utenti, diventando così responsabili di ogni illecito, ACTA darebbe ai possessori dei diritti  la possibilità di bloccare l’accesso internet agli utenti o di ottenere dati privati senza bisogno di attendere la chiusura di un regolare processo.

Inoltre, ACTA non pone solo un pericolo per la condivisione in Rete, nel suo mirino c’è anche la libera produzione di farmaci generici. Non stupisce dunque che diversi giuristi si siano già schierati fortemente contro ACTA e che addirittura uno studio del Parlamento Europeo consideri questo provvedimento inaccettabile.

SOPA italiano

Giovedì scorso, mentre il SOPA americano agonizzava dopo i colpi sferrati dal primo sciopero generale della Rete , la Commissione delle Politiche Comunitarie del nostro paese approvava  un emendamento dell’On. Giovanni Fava alla legge comunitaria 2011 che pone rischi molto simili a quelli sollevati dal SOPA. L’emendamento introduce la possibilità che a richiedere l’eliminazione di un contenuto web possa essere non solo l’Autorità competente, ma anche un privato che si ritenga vittima di una violazione del copyright di sua detenzione. Questo significherebbe che, se il possessore dei diritti di un contenuto ritiene che questi diritti siano stati violati, ha facoltà (direttamente e senza bisogno di intercessioni giudiziarie) di richiedere al fornitore del servizio di hosting la rimozione del supposto contenuto illecito. Questo, stando agli analisti , porterebbe alla nascita di una sorta di censura preventiva volta ad arginare la possibile condivisione di contenuti illeciti, andando così a penalizzare qualsiasi tipo di condivisione.

Le discussioni sulla legge comunitaria 2011 cominceranno nella giornata di oggi alla Camera e dovranno terminare entro il 31 marzo 2012. Da qui ad allora si prevedono lunghe settimane di mobilitazione in Rete.

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